Arancia, limone, un po' di menta e una maledizione! by TomteNadia



Summary: Asdrubala, figlia nata da una notte di follia tra la temibile Bellatrix Lestrange e Fenrir, è pronta per affrontare il suo primo anno a Hogwarts. 
Ma una temibile profezia rischia di minare la sua, fino ad ora, tranquilla vita di ragazzina...

rating: Per tutti starstarstarstarstar
categorie: HP - A capitoli - Dal 1° al 5° anno, A capitoli
personaggi: Bellatrix Lestrange, Fenrir Greyback, Nuovo personaggio
generi: Comico, Parodia
avvisi: Out Of Character (OOC)
tornei: nessuno
serie: nessuno
pubblicata: 24/03/2012
aggiornata: 09/10/2012


Index

Chapter 1: E che DuBals sia!
Chapter 2: Binario 9 3/4 con riporto
Chapter 3: Smistamento aromatizzato al limone
Chapter 4: Incontri ravvicinati del terzo tipo più uno
Chapter 5: Mezzanotte di fuoco, di baci rubati e mutande selvagge
Chapter 6: Questo è Halloween, spaventoso Halloween
Chapter 7: Osteria numero sette...


Chapter 1: E che DuBals sia!

nota dell'autore: Prima di passare al postaggio selvaggio di questa FF urge una spiegazione sull'origine della storia, del personaggio e del genere demenziale da me scelto.

L'idea è nata dopo aver letto "La Bestia e la Bestia" di thedarklady (che vi consiglio di leggere se ancora non lo avete fatto!). Quasi per gioco ci siamo messe a scherzare su cosa potesse essere accaduto dopo quella storia.
E da lì nacque l'idea di Asdrubala. Figlia per sbaglio di Fenrir e Bellatrix, dai poteri assurdi che sbeffeggiano le super potenti MarySue, dal nome improbabile e dall'aspetto totalmente folle.
Sempre per gioco ho iniziato a delineare il carattere di questo personaggio. Una parola tira l'altra e Puck ha iniziato a produrre.
E questo è il risultato di una serata di follia.

I personaggi sono ovviamente tutti volutamente OOC, la storia è volutamente demenziale e gli aspetti Marysueschi e fyccynari sono del tutto intenzionali.

Bene, ora che ho cercato di giustificare il mio delirio, potete anche chiamare il San Mungo.

Buona lettura!!

***


Il mio nome è Asdrubala, ma in famiglia e tra amici sono conosciuta con l’infelice soprannome di DuBals.

La vera motivazione di questo soprannome è che, secondo i sopracitati individui, io sia di una pesantezza estenuante frantumando i gioielli di famiglia a tutti, con i miei insulsi discorsi sui massimi sistemi, sulla situazione dell’economia mondiale e sulla pace nel mondo.

Papà invece ha sempre avuto una sua teoria particolare sull’origine del mio peculiare soprannome. DuBals faceva in realtà riferimento ai miei enormi occhi bicolore che rassomigliano cosi tanto, a suo dire, alle palle colorate di un gioco babbano chiamato biliardo.

E mi faceva sentire speciale.

Del resto non capita tutti i giorni di nascere con un occhio verde pistacchio e l’altro arancione come un’arancia appena caduta dall’albero in una calda giornata estiva dove i ramoscelli degli alberi danzano lieti al tocco del vento ubriaco…

Ehm, stavamo dicendo?

Ah sì, i miei occhi.

E quello arancione, non è solo arancione. Ha anche un super potere: mi permette di vedere nel passato. Papà dice sempre che prima o poi mi verrà utile.

Sono nata undici anni fa durante una folle nottata di sesso e qualche erba stupefacente magica di troppo, tra la temibile Bellatrix Lestrange, terrore dei sette mari, colei che metterebbe paura all’uomo nero in persona, e Fenrir Greyback, un ex attore babbano che dopo una carriera fallita come bestia nel musical “Beauty and the Beast” si è rifugiato nel mondo magico ed è diventato eroe nazionale tra i mannari, liberandoli per sempre da una tribù di pecore spelacchiate che si aggirava tra i boschi a salvare pulzelle umane necrofile.

Come risultato di questo inusuale e chimico accoppiamento abbiamo un altro peculiare dettaglio del mio aspetto fisico: i miei capelli.

Viola, violetta alpina delle montagne del Kilimangiaro (con tanto di profumo), con striature bionde come il grano in agosto o come i capelli di Lucius dopo che si è fatto la tinta biondo nordico. E infine, il tocco d’arte: delle chiazze blu puffo che si illuminano di notte e funzionano meglio di qualsiasi torcia babbana. Provare per credere.

 

Io e la mia mamma non andiamo molto d’accordo. In undici anni non ha fatto altro che farmi pesare il fatto che per colpa mia ha dovuto abbandonare una promettente carriera come mangiamorte e segretaria personale del Signor Voldemort, per trasformarsi in una casalinga disperata e dover così essere costretta a trascorrere le sue giornate con una mocciosetta e un marito peloso, ingombrante e con degli squilibri ormonali mensili che potrebbero fare a gara solo con una donna in piena sindrome pre-mestruale.

Con mio padre, invece, i rapporti sono a dir poco idilliaci e sono ufficialmente la cocca di papà. Andiamo spesso a caccia insieme o per lo meno io mi autoinvito sempre nella vana speranza di convincerlo a convertirsi a una più salutare dieta interamente vegetariana. Ogni volta finisce che mi ritrovo appesa a testa in giù al ramo di un albero per tutto il tempo della battuta di caccia. Ma io non mi arrendo. La testardaggine l’ho presa tutta da mia madre.

 

Ma ora basta con il racconto della mia vita e tuffiamoci nel magico e meraviglioso racconto del mio spettacolare, e non del tutto privo di avvenimenti, primo anno ad Hogwarts.

Eggià! Perché essere la figlia di un Lestrange e avere un Malfoy come zio mi è servito per corrompere il sindacato dei gufi e farmi avere la mia lettera d’ammissione a Hogwarts.

Il povero gufetto che mi ha recapitato la missiva, è stato usato come frugale merenda pre-pranzo da parte di mio padre. La sua scusa è che non si fida dei gufi del ministero e teme che funga da spia per quelle piattole degli auror, per guidarli alla nostra residenza e mettere così in atto la pratica più temuta in assoluto da Fenrir: il controllo fiscale.

“DuBals, domani a Diagon Alley ci vai con tua zia Narcissa e tuo cugino Draco. E non fare storie.”

Ho sbuffato, mi sono impuntata, ho minacciato i miei di iscriverli di nascosto al sindacato, ma invano. Del resto fare impaurire Bellatrix e Fenrir non è mica un gioco da ragazzini.

 

***

 

La giornata a Diagon Alley sembra iniziare meglio di quanto io avessi preventivato. In mattinata compro tutto l’occorrente: un bellissimo calderone nero come la notte di inverno in cui un viaggiatore si è trovato per strada e ha visto l’aurora boreale. Fiale e altri oggetti per pozioni, e il mio animale: un rospo, anche lui nero, con delle ali azzurre da fa invidia a un pegaso che, secondo la commessa del negozio era dotato di un super potere segreto che si sarebbe attivato solo nell’istante in cui il mondo magico fosse stato ad un passo dalla distruzione.

Perfetto, mi dissi, tutta baldanzosa. Quello era il mio animale.

Ma ovviamente il rospo magico non era nulla paragonato alla scelta della bacchetta.

Mi reco da Ollivander da sola. Non voglio mia zia e mio cugino tra i piedi. Quel momento deve essere solo mio. Il mio tessssoro.

Entro nel negozio e il profumo di chiuso mi colpisce all’istante. C’è magia intorno a me. Forte, potente, inebriante. C’è potere… mi bastava solo allungare una mano e…

Scuoto violentemente la testa e mi ridesto di colpo da quei cupi pensieri. Per un attimo mi sono sentita mia madre. E rabbrividisco al solo pensiero.

Una volta tornata in me, mi metto ad accarezzare il mio super rospo e raggiungo l’anziano proprietario del negozio che mi attende da dietro al bancone.

“Ah, signorina DuBals… la stavo attendendo.”

“Davvero?”

Non mi risponde nemmeno. Il vecchio rintronato inizia a camminare da uno scaffale all’altro gridando “Una scatola di Kleenex. Il mio regno per una scatola di Kleenex.”

Alla fine lo vedo aggrapparsi ad una tenda nel retro del negozio e soffiarsi sonoramente il naso. Infine, come se niente fosse ritorna baldanzoso e gongolante dietro al bancone e inizia a frugare nei cassetti alla ricerca di chissà quale chincaglieria.

“Io sarei qui per la mia bacchetta!”

“Ah, sì. Le bacchette. Oggetti strepitosi non trovi? Sono loro a scegliere il mago, bada bene. Sono dotate di un’intelligenza potentissima. Ah! Le bacchette! Ricordo ogni singola bacchetta che io abbia mai venduto, prodotto, contrabbandato… Il contrabbando… bei tempi.”

Sto per fargli notare che sono anche di fretta e che non me ne importa una beneamata delle sue pippe mentali, ma il vecchio non mi da tregua. Viene verso di me, mi afferra una mano e inizia ad ammirare le mie unghie.

“Unghie verdi, mangiucchiate. Cuticole selvagge.”

Scribacchia qualcosa su un foglio sul bancone e torna da me e inizia a girami intorno limitandosi solo a bofonchiare “Curioso…”

Inizio a sbuffare. Mi sta facendo perdere tempo. Faccio per sedermi su una sedia polverosa quando il vecchio si risveglia dalla sua catarsi gridando Eureka e facendomi prendere un mezzo infarto.

Lo vedo correre verso il bancone e afferrare quello che sembra un quaderno consunto e scribacchiare tutto contento.

“Finalmente ti ho trovato, cinque orizzontale!”

“Io sarei qui per la mia bacchetta!”

“Ah sì, le bacchette. Creature interessanti. Ti ho mai raccontato di quando contrabbandavo bacchette magiche in Tazmania?”

Ora lo uccido. Ora gli salto al collo e lo ammazzo e al diavolo tutti i miei propositi pacifisti.

“VOGLIO.LA.MIA.STRAMALEDETTA.BACCHETTA!!”

“I giovani d’oggi non hanno più rispetto e non sono più interessati ad ascoltare le storie dei loro avi.”

DuBals respira… profondamente…

“Oh beh..”

E lo vedo camminare tutto mogio verso lo scaffale e afferrare una scatolina lunga di colore arancione.

Come i miei occhi.

“Provi questa!”

Afferro il bastoncino arancione e lo agito innanzi a me. E l’intera stanza inizia a profumare di arance di Sicilia appena spremute. Vedo il vecchio sorridermi.

“Curioso…”

Ci risiamo.

“12 pollici, arancione, legno di baobab albino delle colline dell’Aspromonte. Cuore con capello di valchiria furiosa per essere stata licenziata dal Valhalla. Flessibile, deodorata, pagamento alla consegna, chiavi incluse.”

“Cosa ci sarebbe di curioso?”

“Trova la sua gemella. Segui il limone di Spagna aromatizzato alla menta e avrai la chiave per la salvezza di Hogwarts…”

Lo guardo stranita e alla fine mi limito a fare spallucce. Gli do trenta galeoni dicendogli di tenere il resto e me ne esco dal negozio.

“Certa gente non dovrebbe essere a piede libero.”

 

Il resto della giornata ad Hogsmeade l’ho passata in perfetto idillio. Ho preso parte ad una manifestazione davanti alla sede del ministero della magia contro lo sfruttamento degli elfi domestici.

Ho fatto scorta di prelibatezze vegetariane, macrobiotiche ed organiche, e alla fine mi sono premiata con un super cono gelato alla cannella variegato alla menta sbarazzina da Florian “macho man” Fortescue.

Tutto stava andando alla perfezione, fino a quando non sono scoccate le cinque del pomeriggio e mi è toccato tornare da mia zia e mio cugino Draco.

“Allora, hai fatto spese?”

No, in realtà questi pacchi che mi scarrozzo in giro da stamattina sono delle bombe che devo consegnare al terrorista dietro l’angolo.

“Sì, zia.”

“Bene.”

“Come è andata dallo svitato? Che bacchetta ti sei beccata?”

Mi rendo conto che mio cugino mi ha rivolto la parola. Miracolo.

“12 pollici, arancione, legno di baobab albino delle colline dell’Aspromonte. Cuore con capello di valchiria furiosa per essere stata licenziata dal Valhalla. Flessibile, deodorata, pagamento alla consegna, chiavi incluse.”

“Io mi sono ritrovato con un 13 pollici, cristalli liquidi, legno di salice depresso delle steppe russe, autopulente, rigida e con cuore di pelo di sedere di moffetta.”

Estrae la sua bacchetta e inizia ad agitarla innanzi a me.

“Ha anche blaterato qualcosa riguardo ad un limone e a della menta. Poi ha iniziato a dare di matto con un certo cinque orizzontale.”

“Probabilmente è un  tipo di bacchetta nuovo modello.”

 

Sono le sei passate quando riesco finalmente a posare le mie austere natiche sul mio comodo letto. Ho scampato l’interrogatorio di mia madre. Era troppo occupata a preparare la cena a mio padre per notare la mia presenza. Con mia enorme gioia, devo ammettere.

Mio padre invece sarebbe rientrato tardi quella sera. Era andato all’ennesima audizione per la parte di Bestia in un musical organizzato dal gruppo teatrale dei mangiamorte del paese vicino a dove abitiamo noi.

 

Mi siedo sul letto e inizio, con calma, a preparare l’occorrente per il mio primo anno ad Hogwarts.

Riempio la mia valigia con tutto l’occorrente per poter portare avanti le mie proteste sindacali anche da scuola. La imballo di libri di dimensioni immonde e dai temi ancora più immondi e, a detta del resto del mondo, noiosi. Ripongo via gli acquisti del giorno e deposito con cura la bacchetta tra un paio di maglioni per evitare che si rompa durante il viaggio.

E proprio mentre la sfioro un’ultima volta prima di metterla via, mi tornano alla mente le parole del vecchio folle di Ollivander:

 

“Trova la sua gemella. Segui il limone di Spagna aromatizzato alla menta e avrai la chiave per la salvezza di Hogwarts…”

 

Provo a scervellarmi un po’ per capirne il significato. Alla fine mi arrendo.

Mi butto sul letto e lascio che il signor Kant e la sua “Critica della ragion pura” mi accompagnino nel mondo dei sogni.

 

 

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Chapter 2: Binario 9 3/4 con riporto

Nota: Ed eccomi qui con il secondo capitolo delle disavventure della nostra DuBals!
Come potete notare non sono una grande fan del trio e di Sfregiato in generale. Non me ne vogliano i Grifondoro accaniti. Sono Serpeverde fino al midollo... è nella mia natura essere intollerante ai rosso-oro.
Come non me ne vogliano i Tassorosso per il fatto che la McGonagall si scorda il nome della loro casa. La cosa è ovviamente fatta in modo scherzoso, anche un po' per sottolineare che spesso ci si dimentica dei poveri Tassi. Se vi può consolare, tra le mie preferenze delle case, siete davanti ai Grifoni :)
Riguardo ai nomi dei personaggi, non odiatemi, ma ho letto i libri in inglese e ho dei seri problemi a ricordarmi quelli in italiano!
Bene, dopo questa tiritera posso anche congedarmi e lasciarvi al capitolo!

Buona lettura (spero)

Na'
***


Finalmente il grande giorno è arrivato.
Sono le nove del mattino e io sono in piedi da un’ora abbondante.
Ho fatto colazione, ho finito di preparare la mia valigia e ora sono in salotto che attendo scalpitante il momento della partenza.
Seduta sul divano fisso nervosamente il centro della sala dove, da un momento all’altro, dovrebbe materializzarsi l’intera famiglia Malfoy.
Ah, non ve l’ho detto.
Mia madre non mi accompagnerà in stazione. A quanto pare ha uno strano impegno irrevocabile che l’ha costretta a recarsi fuori città.
Ovviamente io ho accolto la notizia con estremo gaudio.
Mio padre invece non è mai tornato dalla sua audizione. Il che sta a significare solo una cosa: non ha ottenuto la parte nemmeno questa volta.
Quindi ora, conoscendolo, sta vagando ubriaco per qualche bosco della campagna inglese alla ricerca di qualche ammasso di carne a quattro zampe da azzannare.
E poi come al mio solito mio zio Lucius manderà qualcuno dei suoi scagnozzi mangiamorte a cercarlo, lamentandosi che qualcuno deve pur fare qualcosa per evitare rovinare la reputazione delle poche famiglie purosangue rimaste.
E poi chi ci va di mezzo è sempre la sottoscritta.
Io ho anche provato a spiegare che sono perfettamente in grado di usare la metro polvere, arrivare a Diagon Alley e poi raggiungere King’s Cross da sola o eventualmente usare un taxi babbano.
Ecco, ora immaginate l’orrore dipinto sui volti dei miei zii Narcissa e Lucius quando ho accennato la mia idea.
“Sei una Black!” ha iniziato a sbraitare mio zio “E i Black non usano aggeggi babbani!”
E mentre lui ha iniziato uno dei suoi soliti comizi sui babbani io me l’ero svignata da Malfoy Manor in tutto silenzio.

Ed ora eccomi qui, intrappolata. Ho ancora dieci minuti.
E all’improvviso la ribelle che c’è in me corre su in camera, afferra tutti i suoi bagagli e schizza fuori di casa prima che l’invasione bionda dei Malfoy mi possa catturare.
Cammino tutta spedita lungo il vialone alberato con la valigia e la gabbia con dentro il mio rospo che mi rallentano notevolmente la marcia.
E alla fine eccola. La salvezza!
La piazza del paese e un paio di macchine parcheggiate in fila davanti alla stazione dei bus.
Raggiungo una vettura e, ansimante, domando al conducente se mi può portare a King’s Cross. Lo vedo annuire e con enorme gioia mi fiondo sul sedile posteriore. L’auto parte e in viso mi si dipinge un ghigno malefico.
Se mi vedesse mia madre in questo momento, le prenderebbe un colpo.
Sono tra i babbani. Sono una Black e sono tra dei babbani.
Mi sento molto born to be wild.
Abbasso il finestrino e lascio che i miei lunghi capelli viola danzino selvaggi al tocco della brezza del mattino che soffia dalle desolate brughiere della silenziosa campagna inglese che…

Stavamo dicendo?
Ah sì.

Il taxi. Un’esperienza mistica. Ma, dopo una lunga e travagliata ora bloccati nelle strade londinesi, arrivo a destinazione.
E mi sento sempre più selvaggia.
Col cappuccio della felpa mi copro la mia chioma vistosa. Il mio piano è di passare inosservata fino a quando non sono sul treno.
Cammino verso i binari nove e dieci e mi fermo di colpo. Lui è là. Ad intralciare la linea retta tra me e il muro della salvezza c’è lui: l’essere che non deve essere nominato.
No, non è Voldie.
Mi riferisco ad un’altra persona: Harry Freakin’ Potter.
Ecco, ho pensato il suo nome. Mi attende un viaggio orribile adesso. Le peggio calamità si abbatteranno sul treno, Hogwarts verrà inghiottita dal buco dell’ozono e tutto perché ho pensato quel nome.

Con perfetta nonchalance mi dirigo verso la mia meta, quando ad un tratto mi sento i suoi occhi addosso.
“Scusa, sai per caso dove posso trovare il binario nove e tre quarti?”
Il primo impeto è quello di spedirlo dalla parte opposta della stazione e fargli perdere il treno.
Ma questo implica che io gli debba rivolgere la parola. E l’idea mi fa impazzire tanto quanto trascorrere un’intera giornata insieme a mia madre.
Faccio finta di essere straniera e di non aver capito cosa mi ha detto.
Funziona, l’idiota se la beve e va a tampinare una signora dai capelli rossi con appresso una marea di figli dai capelli dello stesso colore.

Piu’ spedita di un mangiamorte inseguito dagli auror, mi fiondo contro il muro, attraverso la barriera magica ed eccolo là. Il binario dei miei sogni.
La libertà.
Mi ritrovo a sognare ad occhi aperti e non mi accorgo che innanzi a me c’è una ragazzina con un cespuglio al posto dei capelli che mi fissa. E io che pensavo di avere dei capelli strani.
“Tutto bene?” mi domanda, con l’aria di chi la sa lunga “Piacere, io sono Hermione Granger, ma tutti mi chiamano Herman.”
Sto per scoppiare a ridere.
Ora le rido in faccia.
Non ce la faccio a trattenermi.
Scappo via correndo mentre una risata selvaggia mi esplode dal profondo del petto.
E per la prima volta in tutta la mia vita sono circondata da gente più sfigata di me.

Salgo in coda al treno e l’ultimo scompartimento dell’ultimo vagone è totalmente libero.
Abbandono la mia roba e marco il territorio nella speranza che a nessuno venga l’idea di sedersi con me.
Mi svacco sul sedile, mi metto comoda e pronta a godermi il viaggio, quando, con mio enorme terrore, vedo che la porta dello scompartimento si apre.
E appaiono loro: Herman, l’innominabile e la carota ambulante.
Questa è la mia punizione per non essere venuta in stazione con i miei zii. E’ il karma negativo che mia madre e Lucius stanno scagliando contro di me per farmela pagare.

Estraggo il librone di Kant dalla mia borsa e provo a nascondermi dietro ad esso.
“Possiamo sederci qui con te? E’ tutto pieno in giro.”
Sbuffo, impreco sottovoce ma alla fine mi arrendo. Lascio che quel infausto trio rovini il mio viaggio verso Hogwarts.
“Hey, ma io ti ho visto prima sul binario! Ti ho chiesto indicazioni ma non mi hai risposto!”
Oddio, mi ha rivolto la parola.
Ma che ho fatto di male?
“Non ti avevo sentito.”
“Comunque io sono Harry Potter.”
La fine è vicina, lo sento.
“Asdrubala Black.”

E il terrore si dipinge sul volto di pel di carota che ho scoperto chiamarsi Ron Weasley. Proprio nel momento che stava per scoppiare a ridere per il mio nome, la paura lo coglie all’udire il mio cognome “Mia madre è Bellatrix Black e mio padre è Fenrir Greyback e, prima che iniziate a fare domande: sì, ho preso il cognome di mia madre per portare avanti il nome della casata Black.”
Per mia fortuna tornano ad ignorarmi e Herman inizia a blaterare tutto lo scibile su Sfregiato. Già, a quanto pare quel genio di Silente l’ha spedito a casa dei suoi zii babbani senza dirgli nulla, nella speranza che non scoprisse la sua vera identità e allontanasse una volta per tutte la sua infinita sfiga dal mondo magico.
Per sfortuna di Silente, di Hogwarts e del mondo magico, un gufo è scappato al suo controllo e ha recapitato la fatidica lettera a Potter. E’ inutile dire che il sopracitato gufo è stato licenziato senza nemmeno la liquidazione.
Ed ebbe così inizio la fine del mondo.

E dopo ben dieci minuti di lezione di storia perdo la pazienza.
Sfodero la mia bacchetta e, con totale nonchalance, scaglio su tutti e tre un incantesimo tacitante e li lego alle loro postazioni e torno a godermi Kant in assoluta tranquillità.

È solo quando la sera cala e il treno inizia a rallentare la sua corsa che decido di lasciare liberi i tre.
Con mio estremo gaudio hanno imparato la lezione e nessuno di loro osa fiatare fino a quando non siamo scesi dal treno.

“Primo anno da questa parte!”
Seguo il gigante barbuto e mi trattengo dal commentare quando vedo che il nostro mezzo di trasporto fino al castello sono delle barche di origami, modificate magicamente per non affondare.
Salgo sulla mia barca, quando mi rendo conto che le uniche tre persone che ancora devono trovare posto, sono loro.
Perfetto, siamo su un lago profondo, di notte e fa freddo. E Pottah è seduto su questa bagnarola. Accanto a me.
Mi devo salvare.
Arriviamo al centro del lago e… puff!
Come per magia, la nostra barca si è improvvisamente liberata di un carico eccessivo.
Scoppio a ridere convulsamente mentre Potter si sbraccia in acqua per attirare l’attenzione, ma nessuno sembra volerlo aiutare. Tutti troppo terrorizzati dalla sua proverbiale sfiga.
Le barche scivolano via, mentre il malcapitato viene braccato da una sirena e trascinato via nell’oscurità della notte mentre noi altri raggiungiamo pian piano la spiaggia e la salvezza.

E il castello.
Imponente si staglia su di noi.
E una strana forza mi attrae.
Ed è mentre muovo i miei primi passi verso il castello che lo sento.
Il profumo di limone di Spagna aromatizzato alla menta.
La gemella della mia bacchetta è da qualche parte.
Mi guardo intorno ma non riesco ad individuarla.
Mi risveglio solo quando vedo innanzi a me un cespuglio parlante. Ci metto qualche secondo a capire che è Herman e che mi sta chiedendo se vogliamo essere compagne di stanza.
A quanto pare è convinta che io finisca a Grifondoro.
Mia madre chiederebbe la mia testa su un piatto d’argento e mio padre mi costringerebbe, per punizione, ad abbandonare le mie abitudini culinarie super sane, trascinandomi in un qualche fast food babbano e mi costringerebbe a leggere libri di bassa qualità che farebbero passare la voglia di leggere anche ad un analfabeta.
La morte piuttosto.
“Herman, non ho alcuna intenzione di finire tra i grifi. Ma grazie per l’invito.”

Entriamo nel castello e lassù, in cima alla scalinata che conduce alla Sala Grande, ci attende lei: Minerva “sguardo fatale “McGonagall. Avvolta in un lungo vestito di tweed risalente probabilmente al secolo scorso ci attende, pronta per il suo discorso intimidatorio.

“Benvenuti ad Hogwarts. Tra poco avrà inizio la cerimonia di smistamento. Ognuno di voi verrà assegnato ad una casa: Grifondoro, Serpeverde, Corvonero e…”
Si ferma un secondo pensierosa.
Estrae un pezzetto di carta da una tasca segreta del suo vestito “Tassofratto, no Tassomatto… Mannaggia a Dumbledore, non riesco mai a decifrare la sua calligrafia.”
Si sistema gli occhiali “Tassorosso! Ci fosse una volta che mi ricordo il nome!”
Alza lo sguardo dal foglietto e ci fissa per un istante “Che stavo dicendo? Ah, sì. Una volta smistati, quella diventerà la vostra casa…”

La spiegazione delle nostre sorti viene però interrotta dal rumore di suole bagnate che si trascinano stancamente sul pavimento.
“Signor Potter, le sembra questa l’ora di arrivare? E perché non ha preso la barca come tutti gli altri studenti? Vada immediatamente dal signor Filch per la sua punizione!”
“Ma io… mi hanno buttato in mare! Io sono il prescelto! Sono il salvatore del mondo magico! Colui che è sopravvissuto!”

E va avanti per altri dieci minuti a elencare mille mila motivi per i quali lui non andrebbe punito. Io sto per suggerire che il solo fatto di essere al mondo sarebbe motivo più che valido per essere punito a vita, ma la McGonagall mi precede. Lo schianta. Uno schiantesimo bello potente diritto in mezzo agli occhi.
“E ora muoviamoci che la cena si fredda e rischio anche di fare tardi per la mia soap opera delle nove.”

Faccio per incamminarmi all’interno della Sala Grande quando sento nuovamente quel profumo.
E il proprietario della bacchetta gemella mi passa accanto.

Lo osservo mentre sfila via insieme agli altri studenti.
Imbambolata guardo il misterioso studente che, secondo la profezia, mi aiuterà a salvare Hogwarts.
Sento Herman tirarmi per la manica della mia felpa e mi rimetto in marcia.

Raggiungo il resto del gruppo e mi fermo nel centro della sala.
In attesa di essere smistata.
In attesa della mia sorte.

E con lo sguardo cerco il mio misterioso compagno di future disavventure.

***

PS: E se siete fans di AVPM e AVPS avrete notato che Potta ed Hermione sono rispettivamente Harry Freakin' Potter ed Herman (Harry e Ron la chiamano così in AVPS quando la incontrano sul treno e cercano di pronunciare il suo nome.)

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Chapter 3: Smistamento aromatizzato al limone

3

3.  Smistamento aromatizzato al limone

 

 

 

La sala grande era affollata.

Alla mia destra c'è un tavolo di Grifondoro che mi fissa, mentre alla mia sinistra ci sono i Tassorosso. Al centro dell'enorme gruppo di mezze tacche del primo anno, ci sono io.

Follemente prego che il caro Salazaar abbia abbastanza potere da convincere il cappello a mettermi tra i Serpeverde. Lo può anche corrompere se vuole, non mi faccio chissaà quali problemi morali. Ma io devo finire nella casa verde-argento.

O altrimenti quella a finire sono io. Per mano di una Bellatrix molto, molto contrariata.

 

Una volta che tutti i marmocchi urlanti sono nella Sala Grande, la McGonagall, per gli amici Mac, si incammina verso il tavolo degli insegnanti, premurandosi di svegliare un Dumbledore che era prematuramente andato a fare visita a Morfeo.

“Eh, cosa...” salta in piedi di scatto “Prugna, cetrioli, un pizzico di origano e tre etti di bresaola.”

Gli studenti e l'intero corpo docenti lo fissano straniti.

“No, credo che quella sia la mia lista della spesa.” e torna a sedersi come se nulla fosse accaduto.

Potrebbe fare compagnia allo svitato che mi ha venduto la bacchetta.

Sto per addormentarmi su due piedi, quando la Mac decide finalmente che è ora di procedere con le formalità. Posa il cappello parlante sullo sgabello e si prepara alla nostra esecuzione.

Sfiga vuole che il mio cognome inizi per B e che sia tra le prime a raggiungere il patibolo. Se rinasco faccio domanda di avere un nome che inizia per Z.

Sì, lo ammetto. Sto ingigantendo la cosa più del dovuto e la sto facendo apparire tragica. È solo uno smistamento continua a ripetere una parte di me.

Crucio, continua a ripetere la voce di mia madre dall'altra parte.

Ora capite il mio tormento interno?

No?

Beccatevi qualche crucio da mia madre e poi vedrete che capirete in un baleno.

 

“Asdrubala Black.”

Addio mondo. È stato bello conoscerti.

Cammino verso il cappello e cerco di pensare a tutte le cose più cattive che mi passano per la testa. Provo ad essere una Black fino al midollo.

Mi siedo sullo sgabello della morte e per un attimo mi scordo completamente di respirare.

 

“Bene... bene...” blatera il cappello, non appena la Mac lo appoggia sulla mia testa.

Muoviti pezzo di tela pulcioso!

“Ha fretta la ragazzina...”

Vedrai che fretta avrai tu di scappare se ti azzardi anche solo a mettermi nella casa sbagliata.

“Hm, carattere interessante. Grifondoro potrebbe essere la tua strada.”

Provaci, stupido straccio parlante e ti do fuoco!

“La signorina è di malumore...”

Ho un accendino babbano a portata di mano e non ho paura di usarlo.

“Ok, va bene. Che Serpeverde sia la tua casa.”

Ci voleva così tanto?

 

Scendo dallo sgabello e raggiungo i miei compagni di casata, contenta del fatto che ho appena guadagnato sette anni di vita.

Sempre che mia madre non cambi idea...

 

Poco dopo tocca ad Herman che, con mio grande sollievo, viene spedita tra i Grifondoro. Confesso che l'idea di condividere la stanza con lei mi inquietava non poco.

Seguo lo smistamento passivamente, fino a quando non tocca a Draco che viene spedito direttamente tra noi Serpi senza nemmeno passare dal via.

Immaginate la faccia del caro Lucius che viene a sapere che il suo caro figlioletto è appena stato spedito tra i Tassorosso o ancor peggio i Grifondoro.

Credo che per la disperazione si sarebbe tinto i capelli nero corvino.

 

E poi eccolo, il momento più temuto da tutta la scuola.

“Harry Potter.”

La voce della Mac risuona nella Sala Grande che, all'improvviso, è piombata nel più profondo dei silenzi. Un silenzio tombale, se mi consentite la battuta. Mentre la gente compie tutti i riti scaramantici che conosce. Toccatina di gioielli di famiglia inclusa. Giusto per andare sul sicuro.

Ogni singola casa inizia a pregare i propri fondatori affinchè li salvino dalla tragedia imminente.

Salazaar, Godric, Rowena, Mastro Tasso... ehm... no volevo dire Helga.

I tassorosso sono visibilmente i più terrorizzati. Già vengono considerati una casa di serie B, mandargli Pottah potrebbe portarli all'estinzione. Personalmente mi auguro dal più recondito anfratto del mio cuoricino che questa sorte tocchi ai Grifondoro.

 

Ma torniamo a noi...

Lo sfregio che cammina avanza verso lo sgabello con la sua classica espressione da pescelesso dipinta in viso. Si siede e il cappello sussulta al contatto con la sua testa.

Probabilmente per un attimo ha avuto paura di essere risucchiato dal vuoto cosmico che vi regnava.

“Harry Potter...”

Dumbledore all'improvviso sembra riavere acquistato interesse per la cerimonia. O forse ha solo cambiato posizione sulla sedia.

“Dove ti colloco?”

 

Non qui...

Non qui...

 

“Serpeverde potrebbe condurti sulla strada del successo...”

L'accendino, brutto straccio animato! Ricordati l'accendino.

 

Mi volto verso i miei compagni di casa e vedo che, come me, sono sbiancati a quell'affermazione del cappello e sui loro volti appare un'espressione che significa una sola cosa: atroce vendetta.

“Non a Serpeverde, eh?”

“Se è così che vuoi... allora... Grifondoro!!”

 

Un boato di gioia esplode tra le fila dei Serpeverde mentre i Grifondoro sono piombati nella depressione più nera. Tante belle facce da funerale.

Mi trattengo dallo scoppiare in una risata fragorosa. Papà mi ha insegnato che non sta bene ridere delle disgrazie altrui. Per lo meno davanti a loro.

Hogwarts non poteva iniziare nel modo migliore.

 

Vengono chiamati altri studenti e noto lui, ve lo ricordate? Il gemello della mia bacchetta.

Lui è ancora là tra le file di coloro in attesa di giudizio.

Lo studio di nascosto e cerco di immaginare a quale casa potesse appartenere.

Fino a quando non mi accorgo che è il suo momento.

 

“Blaise Zabini.”

 

Il mondo attorno a me si ferma di colpo. E mentre lo osservo raggiungere lo sgabello con incedere quasi austero, ecco che all'improvviso sento nuovamente quel meraviglioso profumo di limone aromatizzato alla menta. Delicatamente mi pizzica le narici mischiandosi leggiadramente con il mio profumo di arancia. Una danza di essenze aromatiche che mi riscalda i sensi e...

 

Il mondo attorno a me si ferma di colpo. E mentre lo osservo raggiungere lo sgabello con incedere quasi austero, ecco che all'improvviso sento nuovamente quel meraviglioso profumo di limone aromatizzato alla menta. Delicatamente mi pizzica le narici mischiandosi leggiadramente con il mio profumo di arancia. Una danza di essenze aromatiche che mi riscalda i sensi e...

“Serpeverde!” grida il cappello.

 

Mi riprendo di colpo al suono di quella parola e, involontariamente mi scappa un gridolino di gioia. Noto un considerevole numero di teste voltarsi verso di me. Faccio finta di nulla e torno alle mie fantasie su agrumi e spezie profumate.

 

“Siccome è già tardi e ammetto di avere una fame cosmica, lascio perdere gli annunci di inizio anno. Se capitate per sbaglio nel corridoio del terzo piano, pregate di avere fatto testamento perchè potreste non fare più ritorno. Per tutte le altre informazioni, pettegolezzi, annunci d'amore o di morte, metterò tutto in bacheca non appena avrò imparato ad usare la stampante babbana che Minerva mi ha regalato a Natale. E ora mangiate e poi sparite!”

 

E con questo bizzarro annuncio di silente, ha inizio il banchetto.

Faccio per afferrare la ciotola di insalata, contenta di poter finalmente chiudere il buco nero che mi si è formato nello stomaco, quando sento una presenza accanto a me.

“Ciao.”

E' lui.

DuBals respira. Stai calma o vai in iperventilazione.

Ok, quello che sto per dire sono ben cosciente che non è da me, ma voi non avete idea di quale creatura meravigliosa si sia appena seduta al mio fianco.

“Piacere, Blaise.”

“Piacere, io sonoAsdrubala, ma tu puoi chiamarmi DuBals.”

Ma sentitemi!

Vi prego, che qualcuno mi sopprima. Cervello! Parlo con te! Vedi di riprendere il comando in fretta perchè c'è in corso un ammutinamento da parte degli ormoni!

“Che soprannome originale.”

Mi sta sorridendo. Oddio ho perso il controllo. Abbandonare la nave. Ripeto, abbandonare la nave.

 

Zia Cissy me l'aveva detto che prima o poi sarebbe accaduto. Alla fine sarei capitolata anche io come ogni donna. Non importa quanto cercassi di essere diversa. I miei ormoni avrebbero, prima o poi, avuto la meglio sul mio cervello.

La mia Waterloo mi attendeva, seduta accanto a me, sotto le mentite spoglie di un meravigliso ragazzino di unici anni dai capelli neri come la notte e gli occhi azzurri come il mare.

 

“Profumi di limone...”

Sotterratemi.

“...e di menta...”

Molto, molto in profondità.

“Oh, è la mia bacchetta. La vuoi vedere?”

Abbiate pietà vi prego. Con tutto questo ben di dio davanti, la mia mente ha appena partorito una serie di doppi sensi tutt'altro che casti. E sì, lo so. Ho solo undici anni. Lamentatevi con Fenrir.

Lo vedo che mi sorride. Starà sicuramente pensando di avere a che fare con un idiota. La mia reputazione è definitivamente compromessa.

Mi sorride e i suoi bellissimi occhi azzurri si illuminano come tanti cristalli sfiorati dai raggi del sole.

Le ginocchia mi si sciolgono. Per mia fortuna sono seduta.

“Il tizio che me l'ha venduta era un po' strambo. Ha blaterato tutto il tempo di un cinque verticale e poi di una gemella. Secondo me aveva beuto un po' troppo idromele, ma fa nulla. La mia bacchetta per lo meno è speciale.”

 

“DuBals!”

Salvata in zona cesarini, prima che il mio cervello potesse rendermi partecipe dell'ennesimo film porno, gentilmente concesso dai miei ormoni ammutinati.

Mio cugino Draco arriva a interrompere la mia piacevole conversazione con il mio principe al limone.

Ricordatemi di metterlo sulla lista delle persone da dare a Fenrir come spuntino.

 

“Per un attimo ho pensato che il cappello ti mettesse a Tassorosso.”

“Per un attimo ho sperato che ti mettesse a Grifondoro, Draco. La faccia di Lucius sarebbe stata impagabile.”

 

Sento Blaise ridere al mio fianco. Lo seguo a ruota e Draco ci abbandona in silenzio per tornare dai suoi due amanti: Crabbe e Goyle.

 

“Succo di zucca?”

“Grazie.”

 

Ci mancava solo il sorriso paresi.

Cervello, appena arriviamo in stanza io e te dobbiamo fare un discorsetto...

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Chapter 4: Incontri ravvicinati del terzo tipo più uno

nota dell'autore: Ed eccomi qua!
Finalmente il quarto capitolo ha visto la luce. Voi non avete idea di che parto sia stato. Puck era entrato in sciopero e non ne voleva sapere di scrivere.
Ma alla fine ci sono riuscita.
Spero che sia di vostro gradimento.
Altrimenti mi accontento dei pomodori :)

Un grazie immmmmenso a tutti coloro che hanno recensito fino ad adesso.
Spero davvero di non deludervi.

Ed ora vi lascio alla mia nuova follia

Na

 

 

****

 

 

 


Ed eccomi qua.
Il mio primo giorno di scuola.
Eccitata all'idea della mia prima lezione con la Mac?
Se devo essere sincera, no.
La lezione che attendo con ansia è quella di Difesa contro le Arti Oscure.
Già, perchè per me la difesa dalle Arti Oscure significa una sola cosa, anzi, un solo nome: Bellatrix.

Cammino per i corridoi nella vana speranza di non perdermi e giungere a lezione in tempo.
Ad un tratto in lontananza sento due voci purtroppo a me famigliari: la Carota e lo Sfregio.
Impreco sottovoce e metto in moto il cervello per cercare un modo di raggiungere lezione senza dover essere costretta a vederli.
Passano pochi secondi e la risposta al mio dilemma si presenta innanzi ai miei occhi: Peeves.
Il Poltergeist fluttua allegramente poco più avanti, cantando canzoni sconce e combinando disastri come al suo solito.
“Peeves!”
“DuBals, la strana. DuBals la Babbana...”
“Peeves, piantala o chiamo il Bloody Baron.”
“La mocciosa minacciosa.”
“Se non mi dai retta, sarà il Barone a minacciarti!”
Lo osservo per un attimo in silenzio e capisco di aver fatto centro.
“Peeves, infondo al corridoio ci sono Potter e Weasley. Ho bisogno che me li mandi in giro per il castello. Puoi far loro tutti i dispetti che vuoi.”
Il volto del Poltergeist si illumina di un ghigno malefico che, per un attimo, mi ricorda mio zio Lucius quando sta per partire con uno dei suoi comizi anti-Babbani.
“E non dirai nulla al Barone?”
“Lo giuro su Salazaar.”
E su quelle parole lo vedo fluttuare via come un razzo cantando allegramente melodie decisamente non adatte a un pubblico di ragazzini.

Arrivo alla lezione della Mac e mi scapicollo verso uno dei pochi banchi ancora liberi e mi preparo psicologicamente ad un'ora di noia mortale.
Ed è proprio mentre sto estraendo il mio manuale di Trasfigurazione che Herman mi si para davanti sorridendo allegramente.
“Ti va se mi siedo con te?”

Avete sentito quel tonfo? Era la mia mandibola che è caduta a terra.
“Non dovresti stare con i tuoi amici Grifi?”
“Harry e Ron non sono ancora arrivati e loro sono le uniche due persone che conosco oltre a te.”
Sbuffo sonoramente, afferro la mia borsa appoggiata sulla sedia libera e lascio che il Cespuglio vivente diventi la mia compagna di banco.
Che ho fatto di male? È per il taxi, vero?
Herman inizia a parlare a raffica e io prontamente spengo le orecchie.
Posso anche provare a sopportare il fatto di sedere accanto a una Grifondoro. Ma una Grifondoro Enciclopedia è troppo.

La lezione di Trasfigurazione è iniziata da pochi minuti, quando il portone dell'aula si spalanca di colpo. Indovinate chi ha appena fatto il suo ingresso?
Bravi, avete vinto una bambolina a forma di Fenrir.

“Siamo arrivati in tempo. La McGonagall non è ancora arrivata.”
“Signor Potter. Signor Weasley!” il gatto che era sulla scrivania è scomparso all'improvviso e al suo posto appare la Mac in tutta la sua regale austerità e con un'aria tendente al minaccioso omicida.
“Per le palle di Godric!” sbotta Ron difronte alla MCGonagall.
“Signor Weasley, sarebbe il caso di moderare il linguaggio. Inoltre lei e il Signor Potter siete in ritardo. Sentiamo la vostra patetica scusa e poi filate ai vostri posti. Io starei facendo lezione.”
“E' stato Peeves!” questa volta è Sfregiato a rispondere.
Io dal canto mio devo trattenermi dal ridere e in silenzio gongolo del mio malefico operato.
La Mac toglie cinque punti a ciascuno e li manda bruscamente a sedere per poi tornare a fare lezione come se nulla fosse accaduto.

La lezione di Trasfigurazione termina un'ora più tardi.
“Che bello, abbiamo già un sacco di cose da studiare!”
Herman è l'unica persona della classe realmente eccitata davanti alla mole di compiti che la Mac ci ha rifilato. Ed è solo la prima lezione.
Ignoro Herman, il mio sarcasmo è momentaneamente in sciopero.
Afferro la mia borsa e mi avvio verso la prossima tappa di questo tour del sadismo accademico: Incantesimi insieme ai Tassorosso.

E la noia mi coglie.
Flitwick sta praticamente passando l'intera lezione a spiegare come impugnare una bacchetta e agitarla in aria correttamente.
Mi appiattisco sul banco e mi metto ad agitare pigramente la bacchetta mentre i miei compagni di classe mi osservano come un Dio, essendo io l'unica che è riuscita a compiere esattamente al primo tentativo, l'esercizio che Flitwick ci ha affibiato.
Che volete farci...
Sono cresciuta in mezzo ai Mangiamorte e, con loro, impari ad usare la bacchetta ancora prima di camminare.
Faccio vincere qualche punto a Serpeverde, e mi sento per un attimo il genio della classe. Ho battuto persino mio cugino Draco e voi non avete idea di quale goduria sia.


E' pomeriggio inoltrato quando le lezioni finalmente giungono alla fine e decido che, per concludere al meglio la giornata, mi ci vuole un giretto in biblioteca.
Faccio per imboccare il corridoio, quando sento una mano afferrarmi il braccio.
Mi volto di colpo per vedere chi ha osato tanto, quando il mio sguardo si incrocia con quello di Lui.
“Dove stai scappando?”
“Ehm... io... biblioteca...”
Qualcuno salvi il mio cervello dall'orda di ormoni impazziti.
Lo sento ridere caldamente e sorrido.
“Dopo un'intera giornata di lezioni, non sei stufa di studiare?”
“Veramente non andavo per studiare ma per leggere in tranquillità.”
“Stavo andando in cortile a godermi le ultime ore di luce. Perchè non vieni con me? Prometto che ti lascio leggere in santa pace.”
Sto per ribattere, ma lui non me ne da il tempo.
Mi prende per mano e inizia a camminare speditamente lungo il corridoio, infilando una rampa di scale a caso, fino a quando non si blocca di colpo.
“Che succede?” domando, staccando lentamente la mia mano dalla sua.
Abbiate pietà, non ce la posso fare.
“Le scale stanno cambiando, dobbiamo aspettare.”

A quanto pare l'unica scalinata che è pronta per il pensionamento, ce la siamo beccata noi.
“Beh, io mi siedo.” e mi accampo annoiata su un gradino, mentre Zabini mi guarda e scoppia a ridere.
“Ti siedi come le vecchiette?”
“Se hai dei ferri e dei gomitoli di lana potrei mettermi a fare a maglia.”
E in quel momento mi guarda stranito.
“Sono delle cose Babbane. Lascia perdere.”
“E da quando sei un'esperta di cose Babbane?” chiede, mentre si siede accanto a me.
“Sono curiosa e leggo molto.”
Taglio corto.
Vedo che sta per ribattere quando uno scossone mi fa finire di colpo addosso a lui.
Mi è concesso sciogliermi?

“Mi sa che siamo arrivati.”
Si alza in piedi e mi porge la mano come un perfetto cavaliere, ma io, da perfetta donna indipendente e femminista convinta, rifiuto testardamente e mi avvio verso il corridoio, lasciandolo da solo sulle scale.
“Muoviti, Zabini!” lo incito, per poi fermarmi di colpo e lasciarmi andare in un'imprecazione che non si confà alla bocca di una gentile donzella.
“Che succede?”
“Questa scala, oltre che ad essere lenta, ci ha anche portato nel posto sbagliato. Non siamo scesi al piano inferiore, ma siamo saliti al terzo piano.”
“Hai il testamento pronto?”
“Certo, ne ho preparato uno non appena ho imparato a scrivere. Sai, nel caso le minacce di morte di Bella diventassero improvvisamente reali.”
“Quindi che facciamo, Super Donna?” domanda appoggiandosi con la schiena al muro e incrociando le braccia al petto.
“Tira fuori la bacchetta e vediamo di trovare un modo per tornare giù.”
Niente doppi sensi... niente doppi sensi...
Troppo tardi...

Lo vedo osservarmi con una finta aria innocente e capisco benissimo che si sta trattenendo dal fare una battuta a sfondo sessuale.
“Non provarci, o potrei sperimentare uno dei tanti incantesimi che ho imparato dai Mangiamorte.”
Alza le mani in segno di resa e si avvia per il buio corridoio canticchiando.
Stiamo per morire e lui canticchia.

“Secondo te esiste davvero questo fantomatico pericolo di cui parla Dumbledore?”
Alzo le spalle.
“Non saprei, probabilmente è una delle sue stramberie.”
Camminiamo per un po' in silenzio, fino a quando non arriviamo all'unica porta, oltre a quella da cui siamo arrivati, presente sul piano.
“E se fosse il portone dietro il quale si cela il pericolo di cui parlava il vecchio?”
Blaise si volta e mi guarda con aria di sfida.
“Voglia di avventura?”
“Se volevo morire giovane e regalare al mondo magico le mie eroiche gesta, mi sarei fatta smistare a Grifondoro. I pazzi sconsiderati e desiderosi di attenzione sono loro.”
“Saresti una perfetta, noiosa Tassorosso.”
Touchè.

“Ok, O, uomo con folli manie suicide, vediamo che c'è dietro questa porta.”
Con molta nonchalance provo ad aprila, ma ovviamente è chiusa. Estraggo la mia bacchetta e sussurro un Alohomora che fa scattare all'istante la serratura.

La porta si apre lentamente emettendo uno scricchiolio inquietante come ogni vecchia porta che si rispetti, e che celi dietro di sé un tremendo segreto. Come nel più classico dei film Horror.

E il mostro è lì innanzi a noi.

Un enorme pagliaccio con le sembianze di una MacGonagall furiosa e dal ghigno sadico si staglia davanti a noi. Nella mano destra tiene un palloncino che gocciola sangue.
I suoi capelli sono rossi, i contorni degli occhi cerchiati di blu e le labbra sono ricoperte da uno spesso strato di rossetto fucsia.

“Lo volete il palloncino?”

Blaise mi afferra la mano e insieme corriamo a perdifiato lungo tutto il corridoio tornando alla porta da dove siamo arrivati, fregandocene altamente di dove ci stesse conducendo.
Ci sediamo entrambi sui gradini per prendere fiato.

“E quello cosa era?” mi domanda Blaise, con la voce rotta dal fiatone.
“Era il pagliaccio Gnappo. E' il protagonista di una storia del terrore che mi raccontava sempre mio padre quando ero piccola. Pagliaccio Gnappo veniva chiamato alle feste compleanno dei bambini, ma invece di farli ridere, venivano colpiti da sfighe tremende e da morte prematura. E lui poi si cibava delle loro torte di compleanno. Inoltre ha sempre con sé il suo palloncino sanguinante, ma la storia non spiega quale sia il suo vero utilizzo.”

“Ma è solo una fiaba... e lasciatelo dire, tuo padre ha un pessimo gusto per le storie.”
“Che ci vuoi fare, lui va pazzo per qualsiasi cosa che sia sanguinolenta e trucida.” spiego tranquilalmente “E lo so che è solo una favola, ma quello che abbiamo visto dietro quella porta a me è sembrato piuttosto reale. Inoltre...”
Ripenso per un attimo alla profezia. Che sia tutto vero?
“Ti ricordi cosa ha detto Ollivander? Sta andando tutto come previsto. Ho trovato la tua bacchetta, la gemella della mia e ora questo. E io pensavo che fosse solo il blaterare di un vecchio pazzo...”

Blaise rimane in silenzio per qualche istante.
Sto per aggiungere qualcosa ma la scala si ferma di colpo.
Scendiamo e ci rendiamo conto di essere finalmente al piano giusto.
Si volta verso di me e mi afferra una mano.
“Non pensiamoci, almeno per adesso. Abbiamo ancora un paio di ore di luce. Mi avevi promesso di venire con me al parco.”
Sbuffo sonoramente e libero la mia mano dalla sua stretta.
“Se proprio devo...”

Mi mette un braccio sulla spalla e insieme ci dirigiamo verso il cortile.
E nella mia testa risuonano alcune parole della storia del Pagliaccio Gnappo.


“Ed uno ad uno i bambini iniziarono a cadere dalle sedie. A morire soffocati con pezzi di giocattoli ingoiati maldestramente, ingoiati dal forno che improvvisamente aveva preso vita. Rapiti dall'uomo nero...
E in cucina, in solitudine, in Pagliaccio Gnappo, in compagnia del suo palloncino, si cibava della torta di compleanno, fiero del suo malefico operato...”


***

Note finali:

Sì, devo darvi una spiegazione per la follia che è il mostro dietro la porta misteriosa.
Stavo cercando qualcosa che fosse un misto tra il terrificante, ma tendente all'idiozia (giusto per continuare con lo stile parodico della storia)
Così mi è venuto in mente il pagliaccio di IT. Lo vidi in tv da piccola e ne rimasi traumatizzata.
E poi, per una strana connessione mentale che non ho ancora capito bene, mi è venuto in mente il Pupazzo Gnappo di Mai Dire Gol. (Forse le generazioni più vecchie, come la sottoscritta se lo ricorderanno). Se non lo conoscete vi lascio la sua pagina su Nonciclopedia: http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Pupazzo_Gnappo
Lo so, è folle, ma io non centro. E' tutta colpa di Puck ;)

Na

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Chapter 5: Mezzanotte di fuoco, di baci rubati e mutande selvagge

5. Mezzanotte di fuoco, di baci rubati e mutande selvagge



Andare a Hogwarts, il sogno di ogni bambino.

Undici anni, la pietra miliare della vostra infanzia. Il giorno in cui il vostro piccolo sogno si avvera e un gufo stordito si schianta contro la finestra di casa vostra con in bocca il lasciapassare per il paradiso.

La vostra Starway to Heaven.

Passate l'estate a sognare il momento in cui varcherete la soglia del maestoso castello e l'istante in cui il cappello vi smisterà nella vostra casata.

Momenti intensi, magici, se mi scusate il gioco di parole.


Fino a quando non arrivate alla fine della vostra prima settimana di lezioni e siete già pronti per essere ricoverati al San Mungo al reparto “Grandi stressati, Fulminati e Sopravvissuti ai danni O.W.Ls e N.E.W.Ts” e in testa vi ronza una sola ed unica domanda: ma chi me l'ha fatto fare?



Ed eccomi qui, di domenica pomeriggio rinchiusa in Biblioteca mentre il clima scozzese sembra prenderci per i fondelli regalandoci gli ultimi strascichi di estate.

E la tentazione è forte. Scappare a leggere sotto un albero in riva al lago e abbandonare il saggio per Snape al suo destino. Sono sicura che il caro Potion Master non ha bisogno che un branco di ragazzini spieghi a Lui il corretto procedimento per la preparazione di una pozione contro i brufoli.


DuBals!”

Mi volto di scatto e vedo quell'idiota biondo platinato di mio cugino che si siede accanto a me.

Hai fatto il tema per Snape?”

Dipende...”

In che senso?” i suoi occhi grigi e impenetrabili come la Haar quando sale al mattino dalle fosche acque del lago mi fissano stupiti.

Nel senso che se lo vuoi copiare, puoi anche scordartelo.”

Ho avuto da fare!”

Certo. Stavi studiando sopra o sotto la Parkinson?”

E si alza di scatto blaterando qualcosa riguardo al fatto che suo padre Lucius verrà a conoscenza di questa mia mancanza di collaborazione tra parenti.

Datemi dieci minuti e potrei anche far finta di essere spaventata da questa tremenda minaccia.


Tento di fare la brava studentessa, ma a quanto pare il karma sta complottando contro di me per impedirmi di studiare. O per lo meno fare finta.


Ragazzi, questa la dovete leggere!”

Nel tavolo accanto al mio vedo Herman fiondarsi verso Pel di Carota e l'Innominabile sventolando quella che, suppongo, sia l'ultima copia di Strega Moderna.

Olivander è stato portato al San Mungo dopo che è stato trovato nudo in giro per strada a gridare: ho trovato il cinque orizzontale!!

No, Ron!”

E, con mia grande gioia, gli tira uno scappellotto sul coppino, degno di un lottatore di Wrestling.

Mielandia è stata svaligiata nella notte. Tutti i dolci sono spariti e l'unico indizio che è stato trovato è un biglietto con scritto: questo è solo l'inizio. E accanto al messaggio vi era un disegno di un palloncino rosso.”


Attorno al Trio si raduno subito un capannello di curiosi, tutti sconvolti dalla notizia. Scoprire che Mielandia è stata saccheggiata è un po' come scoprire che ad Hogwarts esiste anche una quarta casa: i Tassorosso.

Sono quelle cose che vi sconvolgono l'esistenza.


Raccolgo la mia borsa in tutta fretta e mi incammino velocemente verso Zabini.

Seguimi!”

Lo afferro per mano, sotto lo sguardo allibito di metà tavolo di Serpeverde. Un'altra cosa fondamentale che si impara a Hogwarts: non disturbare mai Draco e la sua banda nel mezzo di una partita di Poker Magico nemmeno tanto clandestina.

Ehi Dubals, vacci piano con Zab e non ce lo stancare troppo. Ci serve intero per il torneo di Risiko: do it the Death Eaters' way! di stasera.”


Estraggo la bacchetta e la punto verso mio cugino.

Higitus Figitus zoomacazam!

E lo sguardo di terrore nei suoi occhi è impagabile.

Il gruppo scoppia a ridere, e io ne approfitto per scappare via con Blaise, ignorando le urla isteriche di Draco.


Non era una vera magia, vero?”

Ovviamente no, ma mio cugino, per quanto si vanti di essere il nuovo Mago Merlino, è in realtà una schiappa totale.”

Mi fermo di colpo e mi volto verso Zabini.

L'attacco a Mielandia... è opera di Gnappo.”

Avanti, non crederai mica a quello che Herman legge su Strega Moderna!”

Ti devo ricordare che tua madre è la Direttrice di quel giornale?”

No, è già abbastanza imbarazzante di suo.”

Mi siedo su un muretto del cortile a gambe incrociate, mentre alle nostre spalle gli ultimi raggi di sole calano pacatamente all'orizzonte lasciando spazio alla notte, pronta a calare inesorabile sulle vaste e desolate campagne scozzesi.

Ti aspetto stasera a mezzanotte nel salotto della nostra sala comune.”

Non saprei... non l'ho mai fatto davanti ad un pubblico.”

Idiota!”

E scoppia a ridere, mentre io gli tiro un pugno sulla spalla.


Si avvisano i signori clienti che le battute a sfondo sessuale non sono ammesse. Cordialmente, il Cervello.


Piantala di fare lo scemo e dammi retta due minuti.”

Si siede accanto a me e inizio a spiegargli il mio bellissimo piano.

Ho scoperto un libro che potrebbe darci le informazioni che ci servono su Gnappo, ma si trova nella sezione proibita. So come entrare ma ho bisogno di qualcuno che mi faccia da paletto. Tu sarai quella persona.”

Mi é concesso protestare?”

Permesso negato.”

Come desidera, Milady.”


Ci congediamo e mentre lui torna alla bisca con Draco e gli altri Serpeverde, io mi faccio una passeggiata per il cortile fino a quando il karma colpisce ancora e incappo, per mia sfiga, nel Trio dei Miracoli Malriusciti.

Sono fermi in un angolo e capisco subito che stanno confabulando qualcosa. Herman ha un'espressione corrucciata, mentre i due babbuini parlanti hanno la faccia di chi ha una voglia folle di fare qualche casino.


Non ci faranno nulla, Herman. Sono Harry Freakin' Potter, vedrai che Dumbledore mi tirerà fuori dai guai nel caso dovessero scoprirci.”

Fate come volete, io al terzo piano a farmi ammazzare non ci vengo.”

Allora andremo solo io e Ron!”


Herman scappa via furiosa e io mi rendo conto che sono rimasta impalata ad ascoltare il loro discorso e che lo Sfregio e la Carota mi stanno guardando con fare indagatore.

Ok, diciamo che mi stanno fissano con la loro solita espressione da ebeti. Io ci ho provato a farli apparire intelligenti per un secondo, ma ammetto che i miracoli non ho ancora imparato a farli.


Piani aventurosi per stasera, eh?”

Non sono affari tuoi.”

Pottah mi si avvicina, cercando di fare del suo meglio per apparire minaccioso e io mi trattengo dal ridergli in faccia.

No, infatti, ma state attenti a Mister Baubau che poi vi fa la bua cattiva.”

Perché non vieni anche tu? Di certo la figlia di un Black non si fa spaventare da un mostriciattolo innocuo.”

Challenge accepted

Con piacere, Weasley. Ma non chiedermi di tenerti la mano quando te la farai sotto dalla paura.”

Non contarci.”

Ti aspettiamo a mezzanotte in cima alla scala che porta al terzo piano.”


I due mocciosi se ne vanno e mi rendo conto troppo tardi che l'appuntamento con loro è in contemporanea con la mia missione insieme a Blaise.

Oh me tapina...


Passano le ore e a mezzanotte meno cinque minuti io sono nel salotto della Sala Comune che, con mia grande gioia è deserta.

Sono tutti in camera di Draco per il torneo di Risiko: do it the Death Eaters' way!

Mi siedo sulla poltrona accanto al fuoco e mi immergo nella lettura di un libro, quando Zabini fa la sua apparizione da dietro le scale che portano alla sezione maschile.


S.O.S


a torso nudo. Indossa solo un paio di jeans e la maglietta la tiene tra le mani.

Ehm... la... è...” e come minimo la mia faccia è rosso Grifondoro e per l'ennesima volta sto facendo la figura dell'idiota.

Scusa, sono scappato dalla stanza in tutta fretta prima che mi bloccassero per il secondo round.”

Si infila la maglietta e mi si avvicina con fare provocatore.

Qualcuno è in imbarazzo...”

Fa caldo...”

Si avvicina ancora e io indietreggio velocemente.

Siamo in ritardo. Inoltre, prima di andare in biblioteca, c'è una questione che devo sistemare.”

Gli spiego di quello che è accaduto nel pomeriggio e della sfida con Sfregio e Carota.

Suppongo che tu me l'abbia raccontato, per farmi venire con te.”

A meno che tu non voglia diventare la damigella spaventata e io il valoroso cavaliere senza macchia, senza paura, e senza soldi perché l'affitto del castello costa troppo.”

Bingo!

Maschi...

Orgoglio.

Giusto perché non voglio che tu vada in contro alle sfighe di Pottah da sola.”


Camminiamo in silenzio per i corridoi pregando tutte le divinità magiche che Mr Filch e Ms Norris non decidano di farsi una passeggiata romantica per i corridoi.


Sei in ritardo. E i patti erano che venissi da sola.”

Alzo lo sguardo e vedo i due geni del crimine che mi attendono al bordo della scala.

Idiota di un Potter, perché non lo urli ancora un po' più forte? I Tassorosso credo che non ti abbiano sentito.”

Con Blaise facciamo l'ultimo pezzo di scala “Avanti, fate strada!”

Weasley e Potter si scambiano uno sguardo terrorizzato e alla fine si avviano lungo il corridoio.


Andare in giro di notte per il castello con lo Sfregio che cammina. Devo essermi ammattita tutto di un botto.


Questa è la porta.” afferma Potter fermandosi accanto e incrociando le braccia al petto con aria di sfida.

Sfila la bacchetta dalla tasca posteriore dei pantaloni e la punta verso il vecchio portone in legno, rimanendo però impalato come un mammalucco.


Sfregiato, sei uno spreco di sangue magico.”

Sussurro un Alohomora e la porta si spalanca di colpo. Mi volto verso Blaise incrociando il suo sguardo. L'aria profuma improvvisamente di limone e arancia.

Prima gli uomini” e bruscamente spingo Sfregiato e Carota all'interno della stanza. Faccio per entrare ma Zabini mi tira da parte e chiude ci colpo il portone bloccando i due sfigati all'interno.


Corri!”

Mi prende per mano e scappiamo via lungo il tetro corridoio del terzo piano.

Le chiazze blu dei miei capelli si illuminano debolmente e ci fanno strada in quell'oscurità così fitta che si taglia con un grissino.


Siamo quasi arrivati nei sotterranei quando Blaise, innanzi a me si blocca di scatto e mi fa segno di non emettere nessun suono.

Appena girato l'angolo sentiamo la voce di Filch che parla con la sua gatta mannara. E stanno venendo verso di noi.

Ms Norris te l'ho già detto, il segreto per fare una buona peperonata è farla cuocere lentamente.”


I passi si avvicinano e noi siamo in trappola.

Fino a quando da un punto indefinito dell'altro corridoio sentiamo la voce squillante di Peeves che questa sera si esibisce nella versione da lui riveduta di una famosa ballata magica da lui trasformata in La Divina Trombata anche Rowena ci è cascata.

Il guardiano del castello impreca sonoramente e corre via e la nostra strada è nuovamente libera, minacciando Peeves di denunciarlo alla SIAE per violazione del copyright.

Peeves mi ha salvato nuovamente la pelle. Vedrò di sdebitarmi la prossima volta che lo incontro.


Entriamo in tutta fretta nella Sala Comune delle Serpi e per nostra fortuna non c'è nessuno.

Salvi” sussurra Blaise lasciandosi cadere seduto su una poltrona.

La biblioteca!” impreco sonoramente “per dare retta a quei due idioti, non siamo potuti andare a recuperare il libro.”

Non è importante.”

Blaise, quel libro poteva darci delle risposte.”

E allora andremo un'altra sera a prenderlo. Promesso.”


Mi calmo e mi siedo sulla poltrona di fronte a lui.

Piuttosto, non ti preoccupa il fatto che quei due possano dire che siamo stati noi a chiuderli dentro lo sgabuzzino al terzo piano?”

Scoppio a ridere sonoramente, lasciandolo basito.

Non possono. Dovrebbero anche giustificare la loro presenza al terzo piano, nonostante Dumbledore l'abbia proibito. Ergo, hanno le mani legate.”

Sei un genio del crimine.”

Mai quanto te. Chiuderli dentro con Gnappo è stato geniale!”


Fa caldo. Perché in questa stanza fa così caldo? E' sempre fredda, non è normale.

Ops, no... sono io.


E' meglio se andiamo a dormire.”

Sì, lo so. Sono masochista.


Blaise si alza e viene verso di me.

Mi afferra una mano e mi tira in piedi.

Da bravo cavaliere è mio dovere augurare la buona notte alla mia gentile dama, in maniera consona.”


E mi bacia.

Oddio. L'ha fatto.

Le sue labbra si sono scontrate contro le mie.


A domani.”

Un ultimo sorriso e svanisce via verso i dormitori maschili.

Mi ci vogliono cinque minuti buoni per riprendermi e il mio stato di catarsi è interrotto bruscamente dalla visione di Draco in boxer che esce di sottecchi dai dormitori maschili.


Draco, per l'amor di Salazar sparisci dalla mia vista.”

Potrei dire lo stesso. Oppure potresti aggregarti a noi.”

No grazie, non sono interessata al Club delle mutande selvagge, ma grazie per l'invito.”


E in tutta fretta mi fiondo verso il dormitorio femminile onde evitare altri incontri ravvicinati del terzo tipo.


Mi metto a letto in compagnia di un libro ma alla fine crollo esausta tra le braccia di Morfeo.



Nel frattempo...


Harry, c'è qualcuno qui con noi.”

Non dire sciocchezze Ron, è solo un vecchio ripostiglio. Quel vecchio pazzoide di Dumbledore ci ha fregato. Probabilmente ci nasconde le riviste osé.”

Harry...”


E gli occhi del pagliaccio Gnappo si spalancano all'improvviso.

Due enormi polle rosso sangue risplendono nella plumbea notte.


Urla di terrore squarciano l'aire come coltelli affilati.


I due giovani prendono a battere contro la porta, fino a quando questa non si spalanca di colpo.

Ed è in quel momento che lo vedono.

Un fioco filo di luce illumina delicatamente il tremendo antro dal quale sono appena fuggiti.

Vedono il mostro.

Gli occhi di quel rosso cangiante penetrante, tendente all'omicida.


E corrono via.


Ragazzini! La prossima volta che vengo ingaggiato per un lavoro chiedo di essere pagato di più. Domani gliene dico quattro a Dumbledore. O mi da un aumento o il suo album di figurine dei giocatori di Quidditch se lo protegge da solo!”










Se siete arrivate fino qui significa che siete ancora sveglie e non siete morte di noia.
Me happy *_*

- HAAR: termine sconosciuto a chiunque non viva sulla costa est della Scozia. La HAAR è un tipo di nebbia caratteristica di alcune parti di terra che stanno sul Mare del Nord. Aberdeen per esempio è una portatrice malsana e folle di Haar. E' una nebbia che sale dal mare e sta solo sulla costa. E' densa, fredda e umidiccia. E talmente fitta in alcuni casi, ch enon riuscite nemmeno a vedere oltre il vostro naso. Poi vi basta allontanarvi dalla costa per scoprire che nel resto del paese c'è il sole. Haar è il termine scozzese. In inglese normale si direbbe semplicemente Fog... ma non è la stessa cosa XD  Mi sono presa una piccola licenza poetica e nella frase ho fatto riferimento alla Haar che sale dal lago. Tecnicamente non accade, nella storia immaginate che siano gli abitanti del lago o Nessie che aprono i rubinetti dell'acqua calda e causano vapore XD.

- Higitus Figitus zoomacazam!: se non avete capito la citazione, avete avuto un'infanzia triste. Scherzo... ma è una di quelle cose che si DEVONO sapere XD Cooomunque... è tratto da "La spada nella roccia"

- Ci sono accenni a cose Babbane. Ovviamente è voluto. Fa parte della vena comica e della parodia di quelle FF "presunte serie" in cui abbiamo maghi che si smaterializzano a Hogwarts come funghi o ipod selvaggi che sbucano a destra a manca e anche a poppa e a prua ergo... fateve sta risata :)

Bene, concluse le castronerie mi congedo.

Grazie per aver letto anche questo capitolo. 
E grazie in anticipo nel caso usaste un po' del vostro tempo per lasciare un commento a questa follia.

Na

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Chapter 6: Questo è Halloween, spaventoso Halloween

6. Questo è Halloween, spaventoso Halloween



“Herman, un mostro!”

“Ron, mi stai per caso insultando?”

“No! Mostro! Terzo piano. Occhi rossi! Paura!”

“Quello che Ron vuole dire è che c'è un mostro al terzo piano. L'abbiamo visto coi nostri occhi.”

“Avete di nuovo scroccato una canna ai festini dei Serpeverde?”

“No!”

“Perché non vi date ai passatempi di tutti i ragazzi normali? Vado a letto, buona notte!”


***


“Severus, quali nuove mi porti?”

“Rara nascosta finalmente figurina stata è.”

“Severus, hai di nuovo sniffato i fumi della pozione anti brufoli? Lo sai che poi ti fa male. Inoltre, quante volte ti ho detto di portarmene un po' anche a me? In compagnia è più divertente.”

Snape si siede innanzi al preside e con la sua proverbiale eleganza estrae un sacchetto da sotto il mantello.

“Le ho portato i biscottini all'erba pipa, se le interessa.”

Il volto del vecchio preside si illumina all'improvviso di rinata gioia. Afferra il pacchetto che gli viene donato e inizia gaiamente a sgranocchiare un biscotto dietro l'altro, tra mugugni di soddisfazione.

“L'ho sempre detto che ho fatto un grande affare ad assumerti.”


“Preside, la figurina è stata recuperata correttamente e messa al sicuro in un posto ben nascosto e segreto.”

Dumbledore annuisce e poi un sorriso furbo gli si staglia in viso.

“Sei per caso riuscito a sbirciare chi è il giocatore segreto?”

“No, signore...”

Di colpo il volto del preside torna buio e deluso.

“Severus, per stasera è tutto. Puoi andare.”

Snape fa per alzarsi, contento di poter finalmente abbandonare l'ufficio e poter tornare ai suoi affari, quando il preside lo blocca nuovamente.


“Sev, secondo te riesco a noleggiare un vestito da principessa Leia per Halloween, da Madame Malkin?”


Ma Severus non risponde. In silenzio se ne va dalla stanza richiudendosi il pesante portone alle spalle.

E un brivido di disgusto gli percorre la schiena.


***


E' Halloween, l'unico giorno dell'anno in cui l'essere macabri, gotici, alternativi e trasgressivi diventa di moda e in cui io, di conseguenza, mi adatto per fare esattamente l'opposto della massa.

Questo è anche il primo Halloween che trascorro lontano dalla mia famiglia.

Solitamente mia madre sparisce a caccia di Babbani insieme a zio Lucius e i loro stupidi scagnozzi, lasciando così liberi me e Fenrir di festeggiare a modo nostro secondo un antico e ben preciso rituale che viene riproposto puntualmente ogni anno e che si divide in tre parti ben distinte.

Nella prima fase ci diamo agli addobbi per la casa. I colori ammessi vanno dal rosa shocking, pastello e maialino, fucsia, arancione, lilla, giallo abbagliante, verde acceso e azzurro brillante.
Festoni, stendardi, banderine e ghirlande ammassate a caso in un funerale del buon gusto da mandare in tilt le vostre sinapsi.

Il giardino viene puntualmente ricoperto da uno strato di pelliccia rosa leopardata, mentre le povere pareti della casa sono costrette ad essere ricoperte di angioletti ammiccanti e mezzi nudi, fatine, cuori dilaganti e fiorellini sorridenti, il tutto in un'accozzaglia diabetica di pessimo gusto.


Sì, lo so a cosa state pensando. Ma che ci volete fare, quello è, per Fenrir, il vero senso del macabro. E ammetto che non ha tutti i torti.


La fase successiva consiste nel trascorrere l'intero pomeriggio a cucinare i dolci per quei pochi ragazzini che avranno il coraggio di avvicinarsi alla nostra tetra dimora. E credetemi, ce ne sono!

Nel quartiere siamo famosi per le nostre mitiche caramelle esplosive. I ragazzini le adorano.

Scordatevelo, non vi do la ricetta nemmeno se mi promettete di liberarmi di Bella per sempre.

Ok, forse per quello potrei farci un pensierino.


Ma dicevamo...


Ah sì.

E poi la terza fase. La mia preferita: divano, pigiama, quantità immonde di pop corn, una dozzina di bistecche sanguinolente per Fenrir e una super pizza tutta per me e tanti, tanti film strappalacrime che io e papà ci spariamo fino a quando non abbiamo il maldistomaco dal ridere.

I bambini che suonano alla porta?

Li lasciamo alle amorevoli cure di Trixie, la nostra Banshee depressa di fiducia.


Sono al tavolo a fare colazione, quando questi pensieri mi passano per la mente. Il flusso di ricordi è stato attivato da un pacchetto che mi è appena stato recapitato dalla posta del mattino.

Al suo interno una super scorta di caramelle esplosive, corredate da un magnifico messaggio di Fen in perfetto tema Halloweniano di casa Black


Mi raccomando, tortura bene i tuoi compagni di classe e fammi onore.

Il tuo dolce paparino peloso.

Fen.


Scoppio a ridere sonoramente, ignorando il fatto che quelle poche persone che popolano la Sala Grande a quest'ora del mattino, si voltano a guardarmi.

So che quello che sto per dire non è molto tipico di me, ma mi mancherà non poter passare Halloween con papà. Spero solo che Bellatrix abbia la decenza di non cambiare i suoi piani e sparisca come al suo solito, almeno Fenrir potrà godersi la giornata di festa in santa pace.


Alzo lo sguardo dalla mia scodella di cereali e noto Draco in braccio alla Parkinson.

“Ehi Draco, non è troppo presto per le scene dell'orrore?”

Pansy mi guarda male e mi augura il buongiorno con un longilineo dito medio.

Ah, adoro l'amore profondo e fraterno che scorre tra noi Serpeverde.

Rispondo al dito medio e mi alzo da tavola. Certe scene non posso vederle, il mio stomaco è delicato.

“Draco, Pansy, tenete una caramella, in segno di pace.”


Che la festa abbia inizio.


“DuBals!”

Ma che ho fatto di male?

Voglio essere antipatica e cattiva, così Herman la smette di stressarmi ogni volta che mi incontra per i corridoi di scuola.

“Mezzosangue...”

“Dimmi che non hai ancora deciso il vestito per la festa in maschera di stasera.”

“Ma certo. Mi travestirò da me stessa in pigiama sotto le coperte a leggere in tranquillità, lontano dalle frivolezze festive.”

“Ti pregooo.”

Mi afferra il braccio con tutte e due le mani e mi guarda con occhi supplichevoli.

“Con altre ragazze abbiamo deciso di travestirci da sorelle Bennett. Da Orgoglio e Pregiudizio, il libro babbano. Lo conosci?”

“Ovvio che lo conosco, Mezzosangue.”

“Perfetto. Tu allora sarai Elizabeth.” sorride furbescamente “Magari se hai fortuna incontri anche Mr. Darcy.”

Mi allontano, liberandomi dalla stretta di Herman “Passo. Ma grazie per avermi considerato per i tuoi folli piani.”

“Avanti, DuBals! E' Halloween per la miseria! Non hai voglia di vedere come si conceranno i prof? Di fare baldoria legalizzata per una sera?”


Over my dead body.


Sì, lo ammetto sono spietata e senza cuore. Me ne farò una ragione.

Sto per andare verso i dormitori, quando un piccolo gufo di colore nero mi plana sulla spalla. Col becco mi pizzica l'orecchio, facendomi capire che c'è posta per me.

Lo accarezzo dolcemente sul petto e stacco il foglietto e il mio amico pennuto vola via nuovamente.


Ti aspetto alle nove nella sala comune di Serpeverde.

Ricordati il pigiama. Il cibo lo porto io.


Mi rigiro la lettera tra le mani cercando di trovare un qualche indizio sul mittente, ma so benissimo che l'unica persona che può avermi mandato quel biglietto è mio padre.


Passeggio per il cortile innevato e una visione terrificante raggiunge i miei poveri occhi: Dumbledore travestito da Principessa Leia e una Mac agghindata da infermiera sexy che addobbano il castello per la festa di stasera.

Voglio seriamente strapaprmi i bulbi oculari.


Tu non hai visto niente. Tu non hai visto niente.


Sto ancora cercando di riprendermi da cotale visione, quando vengo bloccata da due idioti in tenuta da Grifondoro.

Bravi, dalle vostre facce deduco che avete capito di chi sto parlando.

“Guarda Ron, la nostra amica Serpeverde è in giro tutta sola soletta.”

“Che volete?”


Lo sapevo, oggi me ne dovevo stare a letto.


“Vendetta per il tuo scherzetto.”

“Con un mese di ritardo? Va bene che la vendetta è un piatto che va servito freddo, ma il vostro è congelato e risale all'Era Glaciale.”

“Dovevamo pensare al modo migliore per vendicarci.”

Li guardo in faccia e scoppio a ridere sguaiatamente al loro patetico accenno di terrore psicologico.


“Tu... tu... tu sapevi che c'era un mostro.”

“Forse... ma devo essermi dimenticata di menzionarlo quando ho accettato di venire con voi.”

“Tu ora ci dici tutta la verità!!”


Pottah sguaina la sua bacchetta e me la punta contro, convinto che io stia morendo di paura per il suo scellerato gesto.


Dilettante.


Nuovamente una risata tendente al folle misto sadico mi nasce spontanea dal profondo del mio cuoricino malefico e per un breve istante mi sento mia madre.


Aiuto.


“Pottah, vedi di mettere via quella bacchetta prima di farti male. Non la sai nemmeno impugnare correttamente.”

Mi fulmina con lo sguardo.

“Avanti, ora fate i bravi Grifondoro obbedienti e sparite dalla mia vista.” infilo la mano nella tasca della divisa ed estraggo due caramelle e gliele porgo “In segno amicizia e pace fatta.”

Il volto di Pel di Carota si illumina di trionfante ingordigia, mentre Sfregiato si limita ad alzare un sopracciglio, sospettoso.

“Non sono avvelenate. Sono solo innocue caramelle di Halloween.”


I due mugugnano qualcosa tra i denti e si allontanano in silenzio mentre io torno a godermi un po' di pace in un angolino del cortile.


Tuttavia non passa molto che un boato risuona non poco lontano da dove mi trovo e un odore di pesce marcio si propaga nell'aria.

Sghignazzo sotto i baffi mentre Carota e lo Sfregio corrono via a gambe levate, puzzolenti e affumicati.


Decido che la mia giornata è stata abbastanza produttiva e gongolante mi incammino verso la Sala Comune delle Serpi, dove, per mia sfortuna non riesco però a trovare neanche un filo di calma..

L'intera scuola è alle prese con un delirio da travestimento per Halloween e i miei poveri occhi sono ripetutamente costretti ad assistere a scene che vi fanno deprimere per la brutta piega che ha preso l'evoluzione del genere umano.


“Ehi DuBals, tu non ti prepari?”

Una ragazzina bionda che presumo sia mia compagna di classe, mi appare innanzi all'improvviso. E' vestita da fatina, avvolta in un ridicolo vestitino di tulle rosa.


Fenrir adora le Fatine. Dice che sono degli ottimi stuzzicadenti.


“No, sono allergica alle feste.”


Il prossimo che mi rivolge la parola, lo schianto.


“Quest'anno niente casa rosa e decorazioni di pessimo gusto? Povero Fenrir...”


“Stupefy!”


Idiota avvisato...


“Draco, se sei fortunato, quest'anno tuo padre non vince il premio Miglior Chioma per il contest di bellezza di Halloween a casa di Dolohov.”

E sparisce, senza nemmeno osare ribattere, ma so che ho fatto centro nel suo orgoglio smisurato.


Mai insultare Fenrir in mia presenza.


***


E' sera ormai e la sagra dei cervelli ammuffiti è finalmente emigrata in Sala Grande.

Scendo in pigiama e mi accampo davanti al camino con un libro, nell'attesa che papà faccia il suo trionfale ingresso in Sala Comune. Non so come, ma è un mannaro pieno di risorse e so che un modo lo troverà.

Passa una mezz'ora e sussulto quando sento la porta aprirsi, ma rimango di stucco quando mi rendo conto di chi l'ha appena varcata.

Non è mio padre, bensì...


“Ehi, perchè quella faccia?”


Blaise è li nell'enorme salone innanzi a me. In pigiama, per giunta, e con in mano una gigantesca borsa contenente scorte di dolci, pop corn e caramelle che ci potrebbero sfamare per i prossimi sette anni scolastici.


“E tu che ci fai qui?”

“Mi sarei aspettato un benvenuto più caloroso.”

“Non... mi... mi hai colto di sorpresa.”

“Lo so. Aspettavi Fenrir, vero?”

“E tu...” ok, adesso sono davvero senza parole. Mi sono persa qualcosa. Non c'è altra spiegazione.

“Beh, i passatempi Halloweniani tuoi e di Fenrir non sono di certo quello che definirei un segreto di stato. Bellatrix è sempre così premurosa quando si tratta di ridicolizzare il suo peloso coniuge. Ma siccome mi sembra di aver capito che tu tenga molto a questa tradizione, beh, eccomi...” premurosa quando si tratta di ridicolizzare il suo peloso coniuge. Ma siccome mi sembra di aver capito che tu tenga molto a questa tradizione, beh, eccomi...


Ora mi sciolgo...

Contegno, DuBals!!


“Wow... io... grazie!”


Brava, molto eloquente come al tuo solito.


“Non ti dispiace non essere alla festa insieme agli altri?”

“Nah, vabbé, vedere Dumbledore e gli altri prof ballare vestiti in modi indegno non è uno dei miei passatempi preferiti.

“Però devi ammettere che il Preside in quel vestitino succinto, fa davvero un gran figurone.”

Ci guardiamo negli occhi per un istante e poi entrambi siamo percorsi da un fremito di disgusto.


Pensieri felici... Pensieri felici...


Non ditelo a Fen, ma questo Halloween si sta dimostrando favoloso. Io e Blaise abbiamo fatto a gara a chi riusciva a mangiare il maggior numero di pop corn in un sol boccone, invece dei film d'amore ci siamo dedicati a romanzi romantici strappalacrime che abbiamo preso in giro fino ad avere il mal di stomaco dalle risate, il tutto accompagnato da birra babbana introdotta illegalmente e quintali di caramelle.


Tutto è perfetto...


Quando ad un tratto la magia è rotta da delle urla provenienti dalla Sala Grande.

“Probabilmente Dumbledore ha messo in atto qualche scherzo terrificante.”

“No Blaise, non credo che sia uno scherzo. Ho un brutto presentimento.”

Mi alzo in piedi e estraggo la mia bacchetta, portandola innanzi a me in assetto di attacco.

Un odore di arancia misto a limone aromatizzato alla menta si espande per tutta la stanza.

Il volto di Blaise ha perso il suo naturale sorriso.


“Tu stai qui, vado a vedere che accade.”

“Scherzi? E perdermi tutto il divertimento?”

Esco dalla Sala Comune e mi rendo conto che tutte le candele sono spente e che l'unica timida fonte di luce proviene dai miei capelli che meglio di un Salvavita Beghelli si attivano prontamente in caso di bisogno.

“Dove sono finite le donne di una volta? Quelle che amavano essere protette?”

“Si chiama rivoluzione del sesso debole, bello mio!”

E mi incammino prima che lui possa anche solo pensare di ribattere.


I corridoi del castello sono invasi da ragazzini urlanti che sembrano voler ignorare a tutti i costi le direttive dei prefetti, degli insegnanti e le più basilari nozioni di evacuazione di un edificio in caso di pericolo.


Ci facciamo strada tra la folla ed è in quell'istante che lo vediamo.

Gnappo è scappato ed ora vaga per il castello urlando che vuole parlare con Dumbledore riguardo ad un aumento di stipendio e ad una maggior tutela sul posto del lavoro.

A quanto pare l'ennesimo gruppo di ragazzini ha fatto ingresso nel suo nascondiglio, disturbandolo durante la sua pennica pomeridiana.

Per vendetta ora offre palloncini a tutti, seminando scie rosso sangue per i corridoi e causando scivoloni rovinosi ai danni di coloro che hanno avuto la sfortuna di passarci sopra per sbaglio.


Io e Blaise ci nascondiamo dietro una colonna vicino all'entrata del castello, nella speranza di fuggire dalla follia che si sta consumando nell'altra ala, quando, senza volerlo, ci troviamo parte di una rivelazione che ha del catastrofico.


“Signore, la figurina è sparita...”



Note finali:

- il vestito della principessa Leia è questo: http://images2.fanpop.com/images/photos/7100000/leia-princess-leia-organa-solo-skywalker-7123052-551-382.jpg

- L'Halloween macabro per Fen e Asdrubala. Qui credo occorra una spiegazione. Ora immaginatevi di essere un mannaro che va folle per le cose sanguinolente, macabre e terrificanti. Quello che per gli altri è orrendo, per voi è Natale! Ergo, siccome ad Halloween solitamente tutto diventa più macabro, ho pensato: cosa farebbe rizzare il folto pelo di Fenir? 
Pensate ad una casa in stile Umbridge e avrete il tema macabro per la famiglia Black.

- Sì, Asdrubala adora suo padre.

- Sì, Blaise è un tesoro e anche tremendamente OOC. Ma questo punto era già stato discusso in passato, quindi tenete a bada gli ortaggi.

- Sfregiato e Carota: sì, sono i miei bersagli preferiti. Dedicato a tutte le persone che, come me, per sette lunghi libri hanno sempre voluto prenderli a mazzulate sui denti, ma la Rowla li ha sempre fatti vincere. Questo è per voi!

- Avevo in mente un altro punto, ma credo di essermelo dimenticato.

- ah sì, Draco. Nei libri mi piace il suo personaggio, ma nelle Fyccy è così OOC che ho deciso di creare l'anti-Principe di Serpeverde... che poi in realtà non è altro che il Draco che ci ha regalato la Rowla. Niente Dio del sesso dagli addominali urlanti, dagli occhi di ghiaccio penetranti come l'Iceberg che colpì il Titanic, niente genio delle Pozioni, da fare invidia anche a Snape.

Bene, direi che è tutto.

Ancora un grazie ENORME alle persone che mi hanno lasciato un commento (Charmale, dico a te in particolare) e un abbraccio Asdrubaloso a tutti coloro che continuano a leggere la mia storia in silenzio.

Adios!!!

Na

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Chapter 7: Osteria numero sette...

7. Osteria numero sette...



E' la mattina del 1 Novembre.

Il post Halloween.

Scendo nella sala comune sfoggiando il mio bellissimo pigiama composto da pantaloni corti e maglietta di tre taglie più grossa, i capelli che sembrano un nido di un cuculo sul quale qualcuno ha appena volato, e due borse sotto gli occhi che farebbero invidia a quelle di papà Fenrir.

Sulle poltrone e per terra innanzi al fuoco noto i corpi di quei derelitti dei miei compagni di casa. Tra i cadaveri alcolici noto anche Draco. E' disteso a pancia in su e un rivolo di bava gli pende da un lato della bocca.


Che ho fatto di male per vedermi certe scene di prima mattina?


Estraggo la bacchetta dal retro dei miei pantaloni e la punto sulla fronte di mio cugino.


Oh, DuBals, degna figlia di tua madre e tuo padre...


Un fascio di luce si sprigiona dalla mia bacchetta e qualche istante dopo sono imbambolata a fissare il mio malefico operato, trattenendomi dallo scoppiare a ridere.

Sulla fronte di Draco, a chiare lettere è apparsa la seguente scritta: I kissed Pottah and I liked it. Inoltre, siccome sono maledettamente sadica, faccio apparire una corda e lego quel fesso di Malfoy tra Crabbe e Goyle in una posizione alquanto compromettente.

Faccio per svignarmela per andarmi a godere la mia meritata colazione, quando sento qualcuno provenire dai dormitori maschili.


Brava DuBals. Hai voluto strafare e ora ti sei fatta scoprire. Un vero genio del crimine.


Mi lancio sulla poltrona libera nello stesso modo in cui un giocatore di rugby si getta oltre la linea di meta, afferro un libro e assumo un'aria innocente da io non ne so nulla e se c'ero dormivo, nella speranza che l'intruso sia ancora sotto i fumi dell'alcol selvaggio e dell'erba pipa rubata a Dumbledore.


“Sei pessima.”


Alzo lo sguardo e noto che l'intruso è Blaise. Lo vedo avvicinarsi con circospezione al trio legato stile salamelle, per poi voltarsi verso di me.


Maledetto. Così non vale.


Mi basta incrociare i suoi cangianti occhi che riflettono la luce del lago che timidamente penetra dalle finestre, per perdermi in quelle polle di meraviglia marina, e sulla mia faccia si legge chiaramente a caratteri cubitali con tanto di grassetto e sottolineatura: sì sono stata io e me ne vanto.


“Lo sai che se si sveglia e scopre che sei stata tu a fargli questo scherzetto, hai finito di vivere?”

“Che vuoi che mi faccia? Lo va a dire a paparino?”

“Vinci un biglietto di sola andata per casa Chioma fluente e zazzera dorata.


Come se non passassi già abbastanza tempo a casa Malfoy.


“Comunque...”
Mi osserva in silenzio e con la grazia di un felino con l'atrosi, si lascia cadere seduto sulla poltrona accanto alla mia.

“Comunque sei un genio!”

“Parli con me?”

“No, col fantasma di Salazar! Certo, che sto parlando con te. Non vedo l'ora di vedere le loro facce. Ti sono rimasti ancora dei pop corn?”


Alzo il braccio con una pigrizia degna di un bradipo e gli indico la ciotola sul tavolo al centro della sala, contenente dei rimasugli del festino di ieri sera.

Zab si alza e va a procacciarsi il cibo.


“Abbiamo un problema da affrontare, se ti ricordi.”

“Veramente stavo facendo finta di nulla.”

“Sei una donnetta.”

“No, si chiama solo amare alla follia la propria pellaccia e non avere voglia di metterla a rishio per andare a caccia di un pupazzo con folli rivendicazioni sindacali.”


Gli rubo un paio di pop corn e glieli tiro addosso come punizione, quando sento uno strano rumore fuori dalla sala comune.

“L'hai sentito anche tu?”

“Era il mio stomaco.”

“Donnetta.”


Lascio Zabini al suo appuntamento galante con la colazione e da brava donna intrepida mi lancio all'avventura. Esco dalla sala comune e, solo a metà strada, mi rendo conto che sono ancora in pigiama.

Oh beh, mal che vada penseranno che sono ancora travestita per Halloween. Del resto avevo detto o no che mi sarei vestita da me stessa in pigiama? Ecco, ho solo prolungato i festeggiamenti.

Io non dico mai bugie. Papà Fenrir mi ha insegnato a dire sempre la verità.


Chissà se Fen ha passato un Halloween orripilante, raccapricciante, molto rosa e molto fluffoso.


Raggiungo il corridoio principale e trovo solo Peeves intento a cantare canzoni sconce come al suo solito. Questa volta sta dando sfoggio della serie dell'Osteria. Riesco solo a percepire alcuni pezzi del capolavoro canoro.


Osteria numero venti. Paraponziponzipò. La MacGonagall non ha i denti...


Quel fantasma è un genio incompreso.

Proseguo ridacchiando, quando ad un tratto noto una classe con la porta semi aperta e la cosa mi insospettisce. Le porte sono sempre chiuse. Dumbledore soffre di cervicale cronica, fulminante, lampante e ruspante, quindi ogni sera, prima di andare a dormire, si fa una paseggiata per il castello per controllare che non ci sia nemmeno un filo d'aria selvaggia che abbia il coraggio di entrare ad Hogwarts senza permesso.

La Mac ci ha provato a fargli capire che un castello di mille anni, su una collina, nel mezzo di una Glen scozzese, dove il vento tira... eccome se tira... è impossibile. Così gira voce che il Natale precedente, la professoressa Sprout si sia messa a fare a maglia tanti piccoli serpenti imbottiti da mettere attorno alle porte.

Hogwarts adesso ospita anche un favoloso reparto di geriatria. Non ve l'avevo detto?


La porta!

La porta aperta!

Quale mistero si nasconde?

Sarà un caso per la signora Fletcher?


Con passo felino e destrezza di un elefante sulle pattine, mi avvicino alla porta e infilo la testa nella stanza.

Quando ad un tratto sento una mano sulla mia spalla.


Merda!

Al diavolo i francesismi! Se è la Mac sono nei casini. Se è Gnappo, posso anche recuperare il mio testamento dal notaio. Per la gioia di Bella.


“Blaise!!!”

Gli mollo un pugno sulla spalla. No, non sono fine.

“Ti ho spaventata?”

“No, guarda ho perso dieci anni di vita per sport!”


***


“Gnappo, non mi importa. Lo stipendio non te lo posso aumetare. C'è la crisi, i bond tedeschi non vanno d'accordo con il Bond britannico. Litigano tutto il tempo e alla fine vai a fare la spesa e scopri che la tua marca preferita di bacon è aumentata di ben cinquanta centesimi, il Ministero non ci fornisce più nemmeno le penne per scrivere e le devo andare a rubare alla Gringott con la scusa di fare un versamento.”

Gnappo estrae una cartella voluminosa dall quale recupera alcuni fogli.

“Questo è il contratto dell MacGonagall. Risulta che l'anno scorso le hai aumentato lo stipendio mensile di ben duecento sterline. E perchè Snape può avere il suo set deluxe del piccolo chimico? E per quale motivo è Hogwarts a pagare le multe per eccesso di velocità a Madame Hooch? Inoltre, Dumbledore, il permesso di soggiorno di Hagrid è scaduto da ben vent'anni ed è nel paese illegalmente.”

Dumbledore afferra le scartoffie con un gesto di stizza.

“Che cosa vuoi?”

E sul volto di Gnappo si staglia un sorriso di vittoria.

“Il mio aumento, un contratto permanente, malattia e ferie pagate e il permesso di mangiare un bambino al mese. Sai, ho una reputazione da mantenere. E siccome sono buono, potrei anche dirti che fine ha fatto la figurina...”

“Affare fatto. E per i bambini, cerca di mangiare solo i Tasso... Tasso... Tassomatto. No, Tassozero.”

“Tassorosso?”

“Ecco! Loro. Nessuno si accorgerà della loro mancanza. Sai, i Corvonero potrebbero iniziare a fare domande e alla fine ti convincerebbero che è sbagliato. Coi Serpeverde dovresti parlare prima coi loro avvocati e i Grifondoro mi servono per regalare punti inaspettati e immeritati alla fine dell' anno.”

“Va bene... va bene...”

“Ora la mia figurina.”

“Ovviamente non è in mio possesso. Ma ti posso dire che c'è qualcuno del tuo staff che ha una folle passione per i giocatori di Quidditch.”

“Dammi almeno un indizio.”

“Te l'ho appena dato.”

E Gnappo abbandona la stanza gongolante e fiero del suo operato. Ha ottenuto il suo contratto e il suo lauto pasto mensile.

Il mondo improvvisamente è di nuovo un bel posto dove vivere.



***


“Muoviti.”
“Ehi, piano con le gomitate!”

“Muovi il culo, Zabini! Gnappo sta arrivando!”

Afferro Blaise per il braccio e lo trascino velocemente lontano dalla stanza.

“Hai sentito?”

“Chi pensi che sia?”

E mentre i nostri cervelli si mettono in moto nel vano tentativo di capire chi possa avere rubato la misteriosa figurina, le nostre gambe e i nostri stomaci ci conducono, contro la nostra volontà, verso la Sala Grande, dove, molti dei cadaveri post Halloween hanno iniziato a fare le loro apparizioni.

Draco incluso.


“Questa me la paghi!”

A passo di marcia avanza verso di me, seguito da Pansy, Crabbe Goyle e...

Voi non ci crederete...

Trattenetevi, perchè questa potrebbe essere la notizia del secolo.

Pottah.

Sì, proprio lui. La Sfiga in persona insieme a Draco.

“Bel tatuaggio che hai in fronte.”

“Oh, ma guarda, anche il tuo amichetto ne ha uno identico. Siete così teneri.”


Lo so a cosa state pensando, ma non sono stata io. Sfogarmi su mio cugino è divertente. Ma su Pottah non c'è gusto. Insomma è uno scherzo della natura su due gambe dalla nascita, perchè infierire?


“Immagino che tu non ne sappia nulla, vero?”

“Lo sai che papà Fen mi ha insegnato a dire sempe la verità. Ergo, se ti dico che non sono stata io, significa che a Hogwarts c'è qualcuno con un favoloso senso dell'umorismo.”


Mi volto leggermente e noto Blaise che se la ride sotto i baffi.

E mi nasce un pensiero malsano.

Non può essere stato lui a scrivere la frase a Pottah. Non ha mai lasciato la stanza.

Eppure quel ghigno...


Sposami!

DUBALS!! Contegno!!


“Io ve lo dico sempre che il Risiko magico alcolico fa male...”

E Zab scoppia a ridere sonoramente, piegandosi in due, senza nemmeno la decenza di mostrare un po' di contegno o supporto morale per l'amico così brutalmente sfregiato.


Sfregiato!

L'avete capita la battuta?

Draco è sfregiato.


“Dove eravate voi due ieri sera? Non siete venuti alla festa e non vi si è visti per tutta la serata da nessuna parte nella scuola.”

E sulla faccia da schiaffi della Parkinson si staglia un perverso sorriso.

Pansy, spera solo che non confessi a Fenrir che ami vestirti da fatina rosa, perchè potrebbe essere la tua fine. Lui ama le fatine. Se sono rosa ancora meglio.

Ad un tratto noto che i vari componenti del gruppo estraggono le loro bacchette all'unisono.

E la spiacevole sensazione di sentirmi come una Babbana in trappola inizia a farsi strada in me.

“DuBals...”

Zabini mi strattona il braccio, nella speranza di farmi capire che è ora di battere la ritirata.

Ma che ci volete fare, sono anche figlia di Bellatrix, e la follia l'ho ereditata tutta da lei.

Ho provato a esporre un reclamo al dipartimento dei figli scontenti del proprio patrimonio genetico, ma la mia domanda è stata respinta.


“Non avete scampo!”

“Oh, Sfreggy, mi hai fatto morire di paura.”

Gli rido in faccia e, con un incantesimo non verbale degno di uno studente del settimo anno, trasformo le loro facce in un campo di battaglia colpito da un'orda di brufoli imbufaliti.


“E' sempre un piacere bacchettarvi.”

Mi esibisco in un inchino e corro via insieme a Blaise, prima che il gruppo di mummie abbia il tempo di inseguirci.


“Da quando sei in grado di fare incantesimi non verbali?” mi domanda Zab, una volta al sicuro in un angolo deserto della biblioteca.

“Le gioie di avere Bellatrix come madre. Impari ogni tipo di incantesimo difensivo ancora prima di camminare. E impari a farlo tenendo la bocca chiusa.”


Ancora quel sorriso.

E poi il signorino innanzi a me decide di fare qualcosa di molto inaspettato.

Avanza lentamente verso di me, fino a quando la mia schiena non è bloccata contro uno scaffale. Appoggia le mani contro i libri e infine mi bacia.

Blaise si è dato agli sport estremi e ha deciso di far fare alle sue labbra, bungee jumping contro le mie.


O, Salazar...


Infine ha pietà di me e si stacca, mentre il mio cervello manda un messaggio di emergenza al pronto soccorso ormonale. A quanto pare c'è stato un suicidio di massa. Poverini, non sono abituati a lavorare così tanto.


“E questo cos'era?” domando, cercando di suonare il più offesa possibile.

Peccato che sua maestà non mi stia nemmeno asocltando. Con l'espressione di una sogliola depressa fissa lo scaffale innanzi a sé.

“DuBals, guarda!”

Mi volto e osservo il titolo del libro che Zabini mi sta indicando: Raccolta di figurine del Quidditch: dalle origini ai giorni nostri.


Afferro il volume e inizio a sfogliarlo avidamente e noto che la maggior parte delle pagine sono complete.

“E' un indizio.”

“Shhh.”

Blaise mi fa segno di zittirmi e pochi istanti dopo ci ritroviamo nascosti sotto un tavolo ad una distanza fin troppo ravvicinata.


“Signora Pince!” urla una voce misteriosa di una persona a pochi passi da noi. Da sotto il tavolo non riusciamo a vederla in viso, ma è una donna. Peccato che nessuno di noi due riesca a collegare la voce ad un viso.

“Signora Pince! L'altro giorno ho lasciato per sbaglio un libro su questo scaffale. Ed ora è sparito.”

“Se è sparito è perchè quello non era il suo posto! Nessuno che ha più rispetto per i libri. Questa è una biblioteca, non un negozio per sbarazzarsi di cianfrusaglie.”

“Quel libro è importante.”

“Allora non doveva lasciarlo in giro! Ed ora fuori, la biblioteca è chiusa. E io rischio di fare tardi per la mia telenovela preferita.”


Attendiamo fino a quando i passi non sono del tutto svaniti per riemergere dal nostro nascondiglio.

“Hai capito chi fosse?”

“No, non sono riuscito a riconoscerla. Non è una voce famigliare...”


Getto nervosamente il libro sul tavolo e si apre in una pagina segnata da un orecchia nell'angolo in alto a destra. Chiaramente qualcuno ritiene quella pagina più importante delle altre.

Faccio per richiuderlo quando il mio occhio scappa su una casella in particolare. E sotto un nome circondato da un numero alquanto inquietante di cuoricini.

“Non so se è un indizio, ma questa figurina potrebbe essere un'ottima candidata per essere la ricercata...”


***



“Signor Gnappo...”

Una figura incappuciata si inginocchia innanzi al pupazzo che se ne sta bellamente svaccato davanti al caminetto sul divano della sua nuova stanza e si gusta un frappé alla fragola con tanto di ombrellino rosso.

“Hai recuperato il libro?”

“Mio Signore...” la figura fa un attimo di pausa “il libro è sparito.”

“FUORI!!” urla il pupazzo alzandosi di scatto.


La misteriosa figura abbandona la stanza in tutta fretta, mentre il gustoso frappé ha uno scontro ravvicinato con la porta.


“Ho pure sprecato il mio favoloso frappé!!”

Gnappo si fa cadere stancamente sul divano.

“Che faticaccia fare i cattivi...”






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