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Easy Rider by chiara
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nota dell'autore:
Non ho mai trovato una fanfiction che avesse come protagonista Hagrid e allora... eccola qui!
“Ecco, Hagrid, fai attenzione.”

Sirius depose il piccolo Harry fra le forti braccia di Hagrid.

“Grazie, Sirius, ecco, me lo infilo nel cappotto così…” E così dicendo slacciò i primi due bottoni del pesante cappotto di pelliccia che portava. “Ecco, da bravo, stai lì che ci penso io.”

Hagrid tirò su col naso.

“Guardalo, Sirius, questo rospetto, ha smesso di piangere. Dio lo benedica, povero piccolo…”

“Su, su Hagrid…” Sirius diede qualche piccola pacca sulla spalla di Hagrid.

“Ma, Sirius, non ho capito perché non ce lo possiamo portare insieme Harry a Silente!” Fece Hagrid accarezzando distrattamente il viso del bambino.

“Vai, Hagrid, vai tu. Vi aspetta un lungo viaggio. Io devo fare una cosa importante. Prendi la moto, a me non serve.” Sirius smise un attimo di parlare. Si voltò verso le macerie che una volta erano state la casa di James e Lily. “Vai, Hagrid, e per l’amore del cielo, fai attenzione. Non ti dimenticare che hai un bambino di un anno che sporge dal cappotto!”

Hagrid sorrise appena “Non me lo dimentico, Sirius. Dai, saluta Harry… Chissà perché Silente vuole che lo portiamo a lui…” Sirius si avvicinò al viso del bambino che spuntava dal cappotto di Hagrid.

“Ciao, piccolo, stai tranquillo… Hagrid è uno a posto.” Le parole gli si fermarono in gola. Posò un leggero bacio sulla fronte al bambino. Proprio accanto alla sua strana ferita.

Hagrid salì sulla moto.

“Ciao Sirius, a presto.”

“Ciao Hagrid.” Sirius si lasciò sedere su un muretto. “Ciao… Harry.”



Con un forte rombo la moto partì e dopo un breve tratto sull’asfalto si alzò in volo. Harry che fino a quel momento era stato buono e silenzioso si mise a piangere.

“No, dai, piccolo…” Hagrid accarezzò impacciato la testa di Harry. “Non piangere, dai… è solo vento. Hai paura dell’aria, piccino? Ascolta, facciamo così allora, abbottono un altro bottone del cappotto così te ne stai al caldo, eh?”

Hagrid allacciò un po’ di più il cappotto e come per incanto il bambino smise di piangere.

“Ecco, bravo… così si fa…”

Il cielo era sereno, sarebbe stata una nottata meravigliosa.

“Povero piccino, così piccolo e così solo.” Hagrid aveva ricominciato a parlare. “Il tuo papà e la tua mamma, che persone straordinarie… E tu, che sei così piccolo, ma come hai fatto?”
“James, il tuo papà, me lo ricordo, sai, quando l’ho visto per la prima volta? Era il suo primo giorno a Hogwarts, che è la scuola dei maghi… Ma tu manco lo sai cos’è una scuola… Che te lo dico a fare? Vabbè te lo dico lo stesso… Com’era piccoletto quand’è arrivato. Sono scesi dal treno e i nuovi li riconosci subito perché se ne stanno tutti lì imbambolati e cercano i bauli. Non lo sanno che ai bauli ci pensiamo noi. James c’aveva dei bei capelli neri, tutti spettinati, c’aveva degli occhialetti ridicoli. È sceso dal treno insieme con Sirius che era un po’ più alto di lui ma era imbambolato uguale. E allora io faccio "Quelli del primo anno! Venite qui!” E tutti questi mocciosetti iniziano a correre, cosa pensavano che me ne andavo e che li lasciavo lì alla stazione di Hogsmeade?”

Sembrava proprio che il bambino stesse ascoltando i discorsi di Hagrid, in silenzio, trattenuto dal caldo cappotto del gigante.

“L’ho notato subito il tuo papà. Lo sai perché? Perché mi ha sorriso, mica come quegli altri che mi guardavano terrorizzati, c’avevano paura che me li mangiavo secondo me. Chissà cosa c’hanno raccontato i loro genitori… Comunque anche io gli ho sorriso e poi ho fatto:
"Sono Hagrid, il Custode delle Chiave e dei Luoghi a Hogwarts. Seguitemi, vi porto a Hogwarts!"
E così mi sono messo in marcia con tutti questi che mi venivano dietro mezzo correndo. Il tuo papà e Sirius sono venuti d’avanti e Sirius mi fa:
"Signor Hagrid, ma ci dobbiamo andare a piedi a Hogwarts? È lontano!"
Che faccia tosta! Ho pensato subito che mi piaceva pure Sirius.
"Non ci andiamo a piedi, guardate. Le vedete là quelle barchette. Passiamo dal Lago Nero." Dovevi vederle le loro facce quando ho detto Lago Nero, se la facevano sotto dalla paura. Sai, nel Lago Nero c’è una Piovra Gigante. Io dico… Non fa mica male a nessuno… A ogni tanto qualcuno se ne esce con la storia che la piovra gigante se l’è voluto mangiare… BAGGIANATE, DICO IO!”

Harry sobbalzò e si mise a piangere.

“No, Harry, non piangere, non ce l’avevo mica con te! Dai su, piccino, su…”

Hagrid cercò di farlo smettere cullandolo per quanto fosse difficile per un mezzogigante cullare un bambino di un anno sorvolando l’Inghilterra a bordo di una motocicletta volante. A poco a poco il bambino si calmò e smise di piangere.

“Ecco, bravo, così si fa piccolo Potter! Scusami, eh, non volevo alzare la voce… Ma quando insultano quelle povere bestiole io…” Hagrid lottò per un attimo contro la tentazione di urlare di nuovo. “… Quando insultano quelle povere creature mi fanno imbestialire… Vabbè, cosa ti dicevo? Ah si, ti raccontavo di tuo papà. Beh… quando siamo arrivati ad Hogwarts dovevi vederli che facce! Tutti a tirare su il naso e a guardare il soffitto della Sala Grande che sembrava un cielo stellato. Era una serata limpida, sai, come oggi…”

Il suo sguardo si fece più cupo. Smise di parlare per qualche minuto, quindi scrollò la testa quasi a voler allontanare il ricordo di quello che era da poco accaduto.

“E poi è arrivato il cappello. Sirius è stato il primo a diventare un Grifondoro… E poi, poi è arrivato il turno di Lily, la tua mamma. Era una bambina così dolce, la tua mamma. Una strega e una bambina straordinaria. Beh, anche lei è diventata una Grifondoro. E poi sotto al cappello ci è finito il tuo papà e neanche a farlo apposta lui pure è stato smistato a Grifondoro.”

Harry intanto aveva iniziato a ciucciare un angolino della sciarpa che Hagrid portava attorno al collo.

“Hei, piccoletto, cosa vuoi fare? Cerchi di mangiarmi? AhAhAh!” Fece Hagrid divertito. “Piano Harry, non ti vorrai strangolare… Ah, oh! Hai fame?” Chiese Hagrid allarmato. “E ora cosa mi invento? Io non so cosa mangia un bambino… Beh, non sarà tanto diverso da un cucciolo di Acromantula… Mmm mi sa che invece è un bel po’ diverso… Harry, cosa facciamo? Ci vorrebbe del latte… Trovato Harry, ci fermiamo un attimo. Qui sotto c’è un villaggio, qualcuno ci darà del latte, vedrai! Vedo delle luci là sotto.” Così dicendo Hagrid spinse la moto verso il basso e lentamente atterrarono in un grande prato.

“Eccoci, Harry… stai buono eh? Non voglio farmi notare troppo…” Hagrid si guardava intorno nervoso. “Caspita, Harry, ma io questo posto lo conosco… non dirmi che siamo stati così fortunati da atterrare proprio a Blackturn, Harry!” Hagrid era raggiante. “Guarda là… quella sembra una festa!” Hagrid si avvicinò con attenzione “Sono maghi quelli Harry, maghi come me e te. Fanno festa! Tu-Sai-Chi se n’è andato… anzi tu non sai chi… ma prima o poi lo saprai, piccolino. Guardali, là. Quelli festeggiano proprio per te! Fai silenzio mi raccomando, non voglio che si accorgono che tu sei qui dentro.” Hagrid si avvicinò trionfante al gruppetto di persone che ballava e cantava intorno ad un falò azzurro.

“Hem hem” Hagrid si schiarì la voce. “Buona sera a tutti… si festeggia qui?”

Un ometto con una lunga veste verde rispose raggiante.

“Unisciti a noi, buon uomo! Stasera Tu-Sai-Chi se n’è andato! Harry Potter ci ha liberati!”

Hagrid sorrise.

“Vi ringrazio ma non mi posso trattenere… sapete dirmi dove posso trovare Madama Todd?”

Una graziosa strega rotonda si alzò in piedi “La accompagno io! Mi segua!” esclamò gioiosa.

Hagrid seguì la donna per qualche minuto e infine raggiunse un capanno, la porta si spalancò.
“Hagrid! Carissimo! Che ci fai qui?” Madama Todd si rivolse alla strega rotonda e la ringraziò “Grazie, Fiona, vai pure dagli altri…”
“Beh, allora Hagrid? Che ci fai qui a Blackturn?” Hagrid si guardò intorno nervoso.
“Ciao Elfreda, posso entrare? Devo mostrarti una cosa.” La strega si fece da parte ed Hagrid entrò.
“Cosa nascondi sotto il cappotto, Hagrid?” Lo rimproverò Elfreda.
“Ecco…” fece Hagrid slacciando il cappotto. “E’ lui, quello che state festeggiando, è Harry Potter!”

Elfreda cacciò un urlo.
“Shhhh” fece Hagrid, “Piano Elfreda, ne ha già passate abbastanza questo piccolino per oggi! Non voglio mica che gli altri si accorgono che è qua. Lo sto portando da Silente ma penso che c’ha fame, e visto che abbiamo ancora un bel po’ di strada da fare…” Elfreda sorrise dolcemente estraendo il bambino dal cappotto di Hagrid.
“Vieni qui piccolino, ma come sei bello! Hagrid, ho io quello di cui ha bisogno, latte di capra fresco!”

Dopo circa un’ora Hagrid era di nuovo sulla porta. “Grazie Elfreda, io non lo sapevo mica come fare a cambiarlo… meno male che non è successo mentre volavamo con la motocicletta di Sirius!”

Hagrid salutò la strega e ritornò con il bambino verso la moto.
“Su, Harry, coraggio, ci siamo quasi… ancora qualche ora e sarai di nuovo a casa… nella tua nuova casa!”
La moto ripartì.

“Sei stanco, piccolino?” Fece Hagrid notando le palpebre di Harry farsi pesanti. “Dormi, Harry, dormi, ora che c’hai il pancino pieno… dormi che te lo meriti Harry. Li hai visti quegli uomini? Oggi tutto il mondo magico festeggia te!”

“Ora ti porto da Silente. Lui è un mago eccezionale, grande uomo Silente! Io ti porto da lui e vedrai che non ci sarà niente di cui preoccuparsi… Chissà poi perché non ha voluto che restassi con Sirius… Mah…” Sussurrò Hagrid. “Ci siamo quasi piccolino… Guarda, le vedi quelle luci? Quella è Bristol!” Hagrid guardò il bambino, stava dormendo. Hagrid cominciò ad intonare una ninna nanna “Dormi bambino, dormi piccino… che la tua mamma…” Si interruppe di colpo, tirò su col naso “Povera Lily.” Pensò Hagrid.


“Eccoci Harry! Siamo arrivati… Pronto per l’atterraggio?” Con un rombo la moto atterrò sul marciapiede. “Guarda Harry, è lui, è Silente!”
“Buonasera professor Silente! Professoressa McGranitt…” Hagrid salutò Silente e la McGranitt.
“Siamo arrivati, lui ce l’ho qui…” Hagrid estrasse il bambino dal cappotto e lo depose tra le braccia di Silente. “Dovrà vivere con i suoi parenti Babbani?” Domandò Hagrid.
“Proprio così Hagrid. In questo momento è la soluzione migliore.” Rispose Silente.
“Posso fargli un ultimo salutino?” Hagrid si avvicinò al bambino. “Coraggio Harry, vedrai che andrà tutto bene… Addio… Arrivederci!”