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Spegne la luce by ABlack
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nota dell'autore:

Si può provare affetto per qualcuno fatto di carta inchiostro e un po’ d’immaginazione? Poco importa, questo è il tributo che gli rendo.

Avviso coloro che hanno un animo particolarmente sensibile di preparare qualche fazzolettino, la lettura di questa storia potrebbe rovinare loro il resto della giornata come la sua scrittura mi ha rattristato diverse notti insonni, ma dato che "L'uomo crea le sue opere più belle nella sofferenza" (Prof di Storia dell'Arte) non dovrebbe essere malaccio come FF...

Più di un grazie va a ferao, la prima a leggere ciò che ho buttato giù tra carta, grafite e laptop.

« No! Dimmi dov’è, dimmelo! »
Lottava per trattenerlo.
« Lasciami! Lascia… »
« Devo sapere dov’è, devo vederlo! »
« Al settimo piano… nascosto… lasciami! »
E il ragazzo sparì dalla sua vista, nella nube di polvere.
Prese la direzione opposta, in quella confusione non si distingueva la sua figura slanciata che correva lungo i corridoi in frantumi. Maledizioni e nemici non sembravano ostacolarla nella sua disperata ricerca.

This is the end, beautiful friend

« Cosa faresti se morissi? »
Mi guarda sorpreso mentre parlo. Nei suoi occhi scorgo addirittura un lampo di spavento, uno spettacolo più che insolito, lo definirei quasi unico nel suo genere.
« Perché me lo chiedi? »
« Perché è probabile. »
« Non pensarlo nemmeno. »
Spegne la luce e mi bacia nel buio tra le lenzuola.


This is the end, my only friend

Era un’ipotesi inconcepibile, un’immagine priva di consistenza, non riusciva a formularne il pensiero salendo le scalinate in gran parte distrutte.
Il settimo piano era invaso, come il resto di Hogwarts, dal caos, polvere, macerie, ma nessun combattente. Desiderava chiamarlo, ma c’era comunque troppo rumore nei dintorni per sperare che udisse la sua voce. Voltò l’ennesimo angolo e in una nicchia miracolosamente intatta intravide qualcuno disteso a terra, certamente ferito, oppure… ma non poteva essere…
Non urlò nemmeno. Forse aveva perso la voce, forse non sentiva niente perché aveva perso l’udito, oppure ognuno dei suoi sensi, forse non esisteva più neanche lei. Ciò che le si parava davanti era solo una grossa bugia, un orribile, perverso scherzo. Si ritrovò in ginocchio accanto al corpo, accarezzandone il viso, ancora caldo, bello, morbido. Gli occhi erano spalancati, ma il loro verde non era più in grado di perforarla, emozionarla e scatenarle quella prodigiosa tempesta di brividi che le percorreva la schiena. Le braccia erano distese lungo i fianchi, in una posizione del tutto innaturale per lui.

The end of our elaborate plans

E’ un sollievo sentire la sua voce, sapere che sta bene.
« Come i nostri ascoltatori sapranno, a meno che non si siano rifugiati in fondo allo stagno di un giardino o in un posto del genere, la strategia di Voi-Sapete-Chi di restare nell’ombra sta diffondendo un piacevole clima di panico. Badate, se tutti i presunti avvistamenti fossero autentici dovrebbero esserci in giro almeno diciannove Voi-Sapete-Chi… »
Ascolto la trasmissione in radio fino alla fine. Sono esausta, è stata una giornata pesante, ma l’essere qui in un luogo amichevole e accogliente mi tranquillizza. Vederlo finalmente Materializzarsi sul retro del locale è più piacevole del balsamo sulle ustioni che a volte ci si ritrova durante il tirocinio.
« Ciao! » Mi saluta con un bacio mentre sfila il mantello. « È magnifico vederti, com’è andata al lavoro? »
« Male, ci sono arrivate un paio di vecchie streghe urlando di aver trovato Tu-Sai-Chi nascosto tra i cespugli del proprio giardino. »
Mi sorride scaltro con quell’espressione senza uguali « E tu sei andata a dargli la caccia oppure hai coraggiosamente soccorso le vecchiette? »
« Ti assicuro che è stato più pericoloso cercare di calmarle piuttosto che inseguire Tu-Sai-Chi in persona… il guaio è che cercando di difendersi hanno attaccato una famiglia di Babbani. »
« Non ci credo… ne è rimasto qualcosa? » mi domanda con un ghigno.
« Per fortuna, ma ora sono sotto osservazione in un reparto isolato, stiamo facendo ritornare il padre del suo colore naturale, e riportando la testa del figlio maggiore in forma umana, sai, l’avevano trasfigurata in una zucca… »
Non possiamo davvero più trattenerci, scoppiamo a ridere sguaiatamente.
« Non dovresti ridere degli infortuni dei tuoi pazienti! » finge di riprendermi con aria solenne, ma riesce solo a mutare il viso in una buffa smorfia.
« Beh comunque le vecchiette avevano fatto un buon lavoro, avessi viso che disastro, arti che mancavano, i Babbani che emettevano strani versi, non è stato mica facile… »
Mentre ridiamo arriva George reggendo tra le braccia una scatola che emette piccoli sbuffi di fumo e sussulta rumorosamente. « Cosa c’è? Ah sei tornato? Magnifico, sono arrivati i nuovi articoli della Linea Scudo. »
« Bene andiamo… »
« Come lavorate fino a tardi anche oggi? » domando sorpresa.
« Sì, il negozio va benissimo e abbiamo troppo da fare… » mi risponde, e io alzo il sopracciglio perplessa. « Stiamo guadagnando molti soldi… » continua George « E poi se voi due andate avanti così, di qui a nove mesi ci sarà una dispendiosa novità in famiglia. »
« Sei un Troll con un mucchio di cacca di Schiopodo al posto del cervello! » Pur con un sorriso, gli lancio addosso il primo oggetto che mi capita tra le mani, un vecchio Detonatore Abbindolante che scappa via con un gran baccano.
« Quella degli Schiopodi dev’essere incandescente… »
Una commessa lo interrompe raggiungendoci. « C’è un cliente che desidera parlare con Loro, Signor Weasley e Signor Weasley »
Signor Weasley? Ancora?
« Non dargli retta, Verity, chiamali pure Fred e George! » La ragazza mi sorride, sembra quasi gratificata da quel tocco di complicità.
Si voltano entrambi verso di me. Un unico sguardo minaccioso, moltiplicato per due, sembrano davvero identici ora che non posso notare l’orecchio mancante di George. Non promettono nulla di buono, ma io non riesco a trattenermi e scoppio a ridere. « Arriviamo Verity, aspettaci pure di là » le dice Fred.
La commessa ci lascia di nuovo soli.
« Bene visto che i Gentiluomini sono impegnati, Lord Weasley e Lord Weasley chiedo umilmente congedo. » mi avvio con un inchino alla porta sul retro, pronta a Smaterializzarmi.
« Aspetta, dove credi di andare? » mi ferma Fred.
« Già, speri di poter dare ordini qui e poi andare via come se nulla fosse? »
« Più o meno. » rispondo annuendo con aria innocente.
« Brava vedo che stai entrando nello spirito della perfetta moglie e padrona di casa. » mi stuzzica George sghignazzando mentre va ad occuparsi del cliente « Ma questo implica svolgere i lavori domestici e un secondo matrimonio in famiglia! Chissà se i nervi di mamma reggerebbero alla batosta. »
Per tutta risposta gli lancio un altro Detonatore.
« Già quasi quasi imito Bill e ti porto a casa… » gli fa eco Fred « Ma devi parlottare in francese e darti un sacco di arie »
« Veramente, fino a prova contraria sei tu che dormi da me quindi sono io l’uomo di casa e tu la bella francesina… » ribatto in tono lievemente acido.
« Sì ma sei tu che cucini divinamente » cerca di addolcirmi abbracciandomi « Dai sto morendo di fame già da adesso… » ricomincia con i baci sul collo.
« Arrivederci, Lord Weasley, io torno alla mia reggia. » mi libero dalla sua presa e cammino verso la porta, ma Fred mi richiama.
« Stasera verrò con un appetito regale, e gradirei un pasto degno di tale nobile appellativo. »
La apro, sono sulla soglia.
« Vostra Maestà, in qualità di vostra onesta e umile suddita vi ricordo che l’importante è che mi paghiate una somma degna di tale nobile servigio. »
Con tutti i soldi che ha può anche affittare l’intero Paiolo Magico per dieci anni, penso maliziosa...
In un attimo mi corre incontro per baciarmi. Mi coglie di sorpresa, non me l’aspettavo. Sussurra con un sorrisetto « Va bene se pago in natura? »
« Se intendi dire che mi regali un allevamento di ippogrifi, tre unicorni e una fenice, allora sì! »


The end of everything that stands

Le labbra sigillate in un soffice ghigno, stranamente sembravano lo spettro di una risata. Accarezzò con le dita quella bocca sensuale, senza riflettere, immaginando che quel modesto, indifeso, invisibile gesto fosse in grado di sollecitarla a riaprirsi in un vero sorriso.

No safety or surprise
The end


« Ragazza prendi un pezzo di torta, hai delle braccia che sembrano rami corrosi dagli Asticelli! »
« Grazie Signora, è molto gentile. »
Ci scambiamo uno sguardo perplesso, aveva ragione, zia Muriel è tremenda.
« Tutto a posto cara? »
« Magnificamente Signora Weasley, grazie, il dolce è squisito » perché arrossisco? Perché proprio adesso che io e lei parliamo? Meglio darsi alla fuga.
Attraverso il salone riccamente decorato, colgo brandelli di conversazione tra Kingsley e il Signor Weasley sugli ultimi avvenimenti, mi avvicino a Ginny, stranamente ancora più silenziosa stasera.
« Ciao. »
« Ciao. » le siedo accanto, sull’elegante divano.
« Pensi a loro?»
Per tutta risposta, Ginny annuisce.
« Anch’io »
Fissa dritto dinanzi a sé.
« Perché non sei dai tuoi? » mi domanda.
« Non è prudente presentarmi a casa loro, i Mangiamorte sanno che sono un membro dell’Ordine, si aspettano di trovarmi lì oggi. »
« Già. »
Cala per un po’ il silenzio.
« Sono addolorata per Dobby, ma anche contenta » mi guarda stupita « sappiamo che stanno bene, stanno lottando ancora, Luna è salva, e anche Dean. »
Non mi risponde ancora. «Ma… tu vorresti raggiungerli, e aiutarli. » continuo. « Ora abbiamo un loro segnale, è un punto di svolta. »
Finalmente smuove quell’espressione statica nell’ombra di un sorriso. « Grazie, hai ragione. »
Si alza e se ne va.
« Se non hai intenzione di finirla me ne occupo io, cara cognata. » Alle mie spalle George indica la fetta di torta che non ho ancora terminato. « No, mi dispiace, preferisco terminarla. »
« Hai fame, beh è normale per una donn… »
« Continua così e la torta finirà sulla tua faccia, ti farò perseguitare in eterno da un fantasma e per Natale riceverai un cucciolo di Chimera. »
« Grazie, sarebbe un regalo davvero ben accetto. »
« Non credo che Abricot gradirebbe venire a trovarti con un simile animale domestico »
« Non saprei. »
« Allora chiedi a Fleur se nella sua famiglia amano allevare mostri orrendi. »
« Lo farò. »
Riprendo a gustare il dolce e lo scopro a sbirciarmi. Mi si siede accanto. « Sei irresistibile mentre mangi. »
« Qual è il tuo Patronus? »
« Un lupo. »
« Il tuo secondo nome? »
« Gideon. »
« Ok, non sei un Mangiamorte travestito, peccato però che ti sia già partito il cervello, così giovane... »
« Grazie è sempre un piacere ricevere complimenti dalla proprio fidanzata. »
« Ragazza. »
« Ok ragazza, ma comunque dovremmo renderlo noto. »
« È già fin troppo noto alla tua famiglia. »
« Solo due membri su otto, potrebbe esserlo ancora di più, sarebbe la prima azione che compio capace di soddisfare mamma, non vuoi avere quest’onore? »
Fingo di rifletterci « No. »
« Ah com’è tardi. » la Signora Weasley si avvicina sbadigliando. « Credo che andrò a letto. Cara, è pericoloso uscire adesso, forse faresti meglio a rimanere qui a dormire. »
Io e Fred ci scambiamo ancora uno sguardo.
« Grazie, mi sentirei più tranquilla. »


I'll never look into your eyes again

Gli chiuse gli occhi, sembrava addormentato, tranquillo.
Il dolore fu di colpo soppiantato da qualcosa che lo rendeva meno amaro, odio forse? Non se ne rendeva conto, sapeva solo di non poter più continuare per molto a stare lì, aveva due compiti ancora da svolgere.
Con uno sforzo incredibile si staccò dal corpo, rimettendosi in piedi. Tornò verso le scale, ormai ne era rimasto ben poco, ma non le importava di quel pericolo, scese di corsa i gradini.
Cosa aveva detto Percy? Rookwood, tra i primi Mangiamorte evasi da Azkaban.
Scivolò su di uno scalino frantumato, aggrappandosi a ciò che rimaneva della balaustra. Forse lui l’aveva già trovato, ma in ogni caso non poteva rischiare di lasciarselo sfuggire.
Non seppe quanto tempo impiegò a cercarlo, correva e basta, tra maledizioni, urla, gemiti, morte.
Paradossalmente le faceva bene, poteva evitare di pensare concentrandosi sulla propria difesa personale.
Il mondo non aveva più senso, tutto era solo un illusione, qualunque dolore, qualunque ferita era solo finzione, nulla faceva male.
L’unico dubbio degno di essere rammentato era George, chissà se già sapeva, se aveva pensato a lei, solo lui poteva capire, solo lui avrebbe compreso.
Vide un orribile volto butterato, una massa di unti capelli scuri, la bacchetta roteare in aria scagliando una maledizione e l’ennesima luce verde andò a sommarsi a quel miscuglio di brillanti e fatali scie colorate che dominavano il castello. Il suo avversario crollò a terra. Un’altra vittima, un altro caduto. Sentì la rabbia montarle per tutto il corpo, l’odio attraversarla, salendo dal basso per poi avvolgerla completamente. L’aveva trovato, tutto stava per compiersi.
« Rookwood! »

Can you picture what will be
So limitless and free


Si voltò, vedendola.
In quell’istante irruppero le parole di Voldemort come lo scroscio di una fredda cascata che veniva giù dalle mura stesse.
« Avete combattuto valorosamente. Lord Voldemort sa apprezzare il coraggio. Ma avete subito pesanti perdite. Se continuerete a resistermi, morirete tutti, uno per uno. Io non desidero che ciò accada. Ogni goccia di sangue magico versata è una perdita e uno spreco. Lord Voldemort è misericordioso. Ordino alle mie forze di ritirarsi, immediatamente. Avete un’ora. Disponete dei vostri morti con dignità. Curate i vostri feriti. Ora Harry Potter, mi rivolgo direttamente a te. Tu hai consentito che i tuoi amici morissero per te piuttosto che affrontarmi di persona. Io ti aspetterò nella Foresta Proibita. Se entro un’ora non ti sarai consegnato a me, la battaglia riprenderà. E questa volta vi prenderò parte io stesso, Harry Potter, e ti troverò e punirò fino all’ultimo uomo, donna o bambino che abbia cercato di nascondersi a me. Un’ora. »
Silenzio. Tutto si era arrestato. I combattenti si divisero allontanandosi in direzioni opposte.
Era finita, per un’ora.
“Tu hai consentito che i tuoi amici morissero per te piuttosto che affrontarmi di persona.” No, Harry non era un codardo, tutti loro stavano combattendo e perdendo la vita non solo per aiutarlo, ma per qualcosa di più grande e intramontabile.
“Disponete dei vostri morti con dignità.” Poteva toccarlo ancora.
No. L’avrebbe rivisto ancora.
Ma Rookwood se ne stava andando.
« Fermo! » Si bloccò. « Sei stato tu? »
« Che diavolo vuoi ragazzina? » Si voltò, un altro Mangiamorte più alto e feroce lo affiancava, riconobbe Macnair.
« Hai fatto esplodere tu la parete al settimo piano » tremava.
« Magia potente, appresa dal mio Grande Signore » rise sprezzante torcendo il viso rovinato.
« L’hai ucciso tu » non ce la faceva più a parlare.
« Chi, quel sudicio Traditore del suo sangue? »
« Fred Weasley » pronunciarne il nome la faceva dubitare ancora dell’affidabilità delle sue gambe.
« Weasley… sono così tanti, che differenza fa uno in più uno in meno, il mondo sta meglio senza di loro » commentò il Mangiamorte feroce.
Dalla sua bacchetta proruppe una pioggia di scintille rosse che bruciò la pietra sottostante « Zitto! » intimò a Macnair per poi rivolgersi ancora a Rookwood.
« L’hai ucciso tu! »
« Sì, e ucciderò anche te stupida ragazzina arrogante… a meno che tu non voglia unirti al Signore Oscuro. » concluse ghignando.
« Mai »
« Sei davvero una volgare insolente, non conosci il rispetto e non meriti i tuoi poteri.»
« Rookwood piantala, dobbiamo andarcene, ordini del Signore Oscuro! » lo richiamò Macnair.
Decise di dargli retta, si voltò per andarsene.
« Codardo, hai paura. » la sua dote innata di saper individuare i punti deboli dell’animo umano l’aveva aiutata ancora una volta.
Il Mangiamorte si fermò ancora. « Ti sei condannata, ragazza. »
« Perfetto » commentò lei. Questo lo fece volgere di nuovo.
« Rookwood…»
« Vai via, devo sistemare questa insolente »
« Diavolo, fai come vuoi, ma io non mi metto nei guai. »
Macnair li abbandonò in fretta, con una nota di panico nella voce.
« Sei arrabbiata, stupida mocciosa, è una mossa sciocca per chi si prepara a un duello.»
« Anche tu sei arrabbiato, siamo pari. »
« Mi hai insultato, ragazza. »
« Tu mi hai uccisa. Te ne pentirai. »
“Ad Azkaban.”
Strinse ancora di più la bacchetta. Tremava, le gambe stavano cedendo, ma non era paura, era rabbia, irruente e incontrollabile.
“Sono pronta.”
« Ricorderai il mio nome, sarà la tua condanna. »

It hurts to set you free
But you'll never follow me


Lo spettro di una risata.

The end of laughter and soft lies
The end of nights we tried to die


Finalmente spegne la luce e mi bacia nel buio tra le lenzuola.

This is the end


Vagava da sola, senza meta, distrutta.
Un lungo manto di capelli rossi, il viso scarlatto puntellato dalle lentiggini e rigato dalle lacrime, una ragazza le si avvicinò di corsa.
« Angelina… » la chiamò quasi gridando.
« Ginny »
Si abbracciarono.
« Per fortuna sei viva, stai bene… »
« Anche tu… » fu tutto ciò che riuscì a biascicare.
« Forse non lo sai ma… » era esitante, sembrava costarle molto.
« Fred? » domandò debolmente Angelina.
Ginny annuì rivolgendole uno sguardo significativo. « Alicia lo sa? »
« Alicia è morta. »

This is the end, beautiful friend

It hurts to set you free
But you'll never follow me

This is the end.


Spegne la luce e mi bacia nel buio tra le lenzuola.


Nota finale: I versi citati nel corso della fanfiction appartengono al brano "The End" dei Doors, ne consiglio a tutti l'ascolto.
Dato che nel corso della saga non viene svelato il colore degli occhi dei gemelli, almeno così ricordo, ho preferito immaginarli di verde, con una mamma che li ha marroni e un papà che li ha invece azzurri, sono in perfetto accordo con le leggi della genetica.