«Sirius crede sia io la spia ».
Non era una domanda. Remus gli aveva rivolto un'affermazione asciutta e tagliente, diretta a troncare sul nascere qualsiasi giro di parole che lui, James, avrebbe potuto, suo malgrado, sfruttare. Dal suo tono posato, tuttavia, trapelava un'insolita nota di indignato risentimento. Sollevando gli occhi dalle mani intrecciate davanti al viso, James gli rivolse un'occhiata penetrante.
«Sirius crede molte cose» tergiversò.
«E gli credi anche tu».
Seconda affermazione. Un pugno alla bocca dello stomaco, pensò James, gli avrebbe causato meno dolore.
«Giuro solennemente di non avere buone intenzioni».
Una fotografia dai contorni confusi e dai colori sbiaditi di quattro sorrisi di cui il tempo si era ferocemente appropriato.
«Non è vero» si difese flebile. «Non voglio crederci».
In una smorfia indispettita, Remus scosse amaramente il capo.
«Questo non significa che tu non lo creda» dichiarò gelido, stringendo con forza i pugni sotto al tavolo e serrando fra loro le labbra tremanti.
«Stai arrivando troppo in fretta alle tue conclusioni, vecchio mio».
Inarcando con un'espressione cupa il sopracciglio, Remus gli rivolse un lieve sorriso provato.
«Affatto» mormorò tristemente. «Ci ho pensato a lungo. Ci ho pensato molto più di quanto avrei voluto, James».
«Giuro solennemente di non avere buone intenzioni».
L'eco lontano di quattro risate dimenticate, sommerse dall'inclemenza di una guerra che aveva deciso di immolare la loro fanciullezza fra le sue troppe vittime.
«Come puoi non fidarti di me? Di me, James».
Aguzzino, il tono caustico di Remus penetra nella carne di James, provocando invisibili squarci sotto la sua pelle fremente. Se solo quei tempi bui non avessero già iniziato a inaridirlo, forse, avrebbe sanguinato fiele e disprezzo per sé stesso.
«Devo pensare a mia moglie e a mio figlio, Remus» scandì debolmente, fissando qualunque cosa non fosse l'espressione inasprita dell'amico. Buffo, avrebbe dovuto pensare, che fosse proprio la persona accusata di tradire a mostrare tanto ostinato sdegno. Buffo, come tutte le insinuazioni fossero, infine, ricadute sulle spalle di Remus. Fra loro, quello pacifico, tranquillo, coscienzioso. Fra tutti, quello più taciturno e irraggiungibile. Distante, spesso, con quei suoi modi cortesi e gentili; avaro, sempre, nel distribuire espressioni apertamente genuine. Semplicemente riparato, forse, dalla riservatezza dietro la quale aveva imparato a barricarsi.
«Giuro solennemente di non avere buone intenzioni».
Il remoto suono di una campana a lutto. Quattro gioventù bruciate, quattro persone perdutesi nella strada dell'età adulta. Inconsapevoli di aver già tracciato il proprio destino; inconsapevoli di stare sfruttando un tempo assai limitato. Lento, inesorabile, il campanile delle morte aveva già annunciato i primi rintocchi di quell'ultima celebrazione. Nessun cadavere, tuttavia, attendeva sepoltura: questa volta, gli estremi saluti erano per le convinzioni di una vita intera.
Sirius sorseggiò piano dalla bottiglia di Whisky Incendiario, godendosi la nota sensazione di amaro bruciore incendiargli la gola. Nascosto nella penombra, fissava con sguardo ardente lo scoppiettio leggero del camino. Con la mano libera, strinse con forza l'impugnatura di salice della propria bacchetta.
''Ti ho fottuto, Remus'' pensò, mentre con un impeto collerico scagliava la bottiglia contro la squallida tappezzeria della stanza. ''Lurido bastardo, quando questa storia finirà, giuro che ti ammazzo''.
Danzando tetra sul muro alle sue spalle, la sua ombra deformata scuoteva malinconicamente il capo, fissando i cocci di vetro, brillanti alla tremula luce delle fiamme, in un ammonimento che nessuno avrebbe udito.
«Giuro solennemente di non avere buone intenzioni».
Il vago ricordo di un gioco senza regole e limiti, l'eterna convinzione di poter dominare il mondo. Una pedone che si muove dalla parte sbagliata della scacchiera e finisce per essere divorato dall'avversario. Una questione legata alla casualità della vita e delle sue scelte. Una decisione finale a consacrare il destino di tutti. E un grido, lontano e sperduto in un universo fatto di sogni e cassetti, che, invano, tenta di farsi sentire: ''stai sbagliando mossa''.
Nascondendosi tremante sotto all'orlo del cappuccio scuro, Peter Minus avanzò piano verso l'Oscuro Signore. Impregnata di paura, la sua voce incerta aleggiò a lungo nel silenzio che lo circondava.
«Posso condurvi dai Potter, padrone».
«Giuro solennemente di non avere buone intenzioni».
Un pendolo che rintocca la sua ultima mezzanotte. E un campanile, distante, che prepara le sue campane più belle alla cerimonia funebre.
Un padre spaventato a cui non è concesso il tempo di afferrare la propria bacchetta. Il primo rintocco a reclamare la vita di James Potter.
Un fratello dai lunghi capelli scuri, pallido, spaventato, che esce di corsa da una casa che non sarebbe dovuta essere vuota. L'amara consapevolezza di aver realmente sbagliato mossa. Il secondo rintocco a reclamare la coscienza di Sirius Black.
Il terrore di una madre dai lunghi capelli ramati che stringe al petto il suo bambino urlante. L'ultimo, crudele sacrificio che illuminò di verde infantili forme disegnate sui muri. Il terzo rintocco a reclamare il respiro di Lily Potter.
Un amico dai capelli chiari e dal volto prematuramente segnato che guarda una vecchia fotografia accartocciarsi nel fuoco. Il quarto rintocco a reclamare l'anima di Remus Lupin.
Il vento, magro consolatore, rimase a ripetere invano quella malinconica filastrocca abbandonata.
"Giuro solennemente di non avere buone intenzioni".
Disclaimer: All publicly recognizable characters, settings, etc. are the property of their respective owners. The original characters and plot are the property of the author. The author is in no way associated with the owners, creators, or producers of any media franchise. No copyright infringement is intended.

