FunFiction

Arancia, limone, un po' di menta e una maledizione! by TomteNadia
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nota dell'autore:
Prima di passare al postaggio selvaggio di questa FF urge una spiegazione sull'origine della storia, del personaggio e del genere demenziale da me scelto.

L'idea è nata dopo aver letto "La Bestia e la Bestia" di thedarklady (che vi consiglio di leggere se ancora non lo avete fatto!). Quasi per gioco ci siamo messe a scherzare su cosa potesse essere accaduto dopo quella storia.
E da lì nacque l'idea di Asdrubala. Figlia per sbaglio di Fenrir e Bellatrix, dai poteri assurdi che sbeffeggiano le super potenti MarySue, dal nome improbabile e dall'aspetto totalmente folle.
Sempre per gioco ho iniziato a delineare il carattere di questo personaggio. Una parola tira l'altra e Puck ha iniziato a produrre.
E questo è il risultato di una serata di follia.

I personaggi sono ovviamente tutti volutamente OOC, la storia è volutamente demenziale e gli aspetti Marysueschi e fyccynari sono del tutto intenzionali.

Bene, ora che ho cercato di giustificare il mio delirio, potete anche chiamare il San Mungo.

Buona lettura!!

***

Il mio nome è Asdrubala, ma in famiglia e tra amici sono conosciuta con l’infelice soprannome di DuBals.

La vera motivazione di questo soprannome è che, secondo i sopracitati individui, io sia di una pesantezza estenuante frantumando i gioielli di famiglia a tutti, con i miei insulsi discorsi sui massimi sistemi, sulla situazione dell’economia mondiale e sulla pace nel mondo.

Papà invece ha sempre avuto una sua teoria particolare sull’origine del mio peculiare soprannome. DuBals faceva in realtà riferimento ai miei enormi occhi bicolore che rassomigliano cosi tanto, a suo dire, alle palle colorate di un gioco babbano chiamato biliardo.

E mi faceva sentire speciale.

Del resto non capita tutti i giorni di nascere con un occhio verde pistacchio e l’altro arancione come un’arancia appena caduta dall’albero in una calda giornata estiva dove i ramoscelli degli alberi danzano lieti al tocco del vento ubriaco…

Ehm, stavamo dicendo?

Ah sì, i miei occhi.

E quello arancione, non è solo arancione. Ha anche un super potere: mi permette di vedere nel passato. Papà dice sempre che prima o poi mi verrà utile.

Sono nata undici anni fa durante una folle nottata di sesso e qualche erba stupefacente magica di troppo, tra la temibile Bellatrix Lestrange, terrore dei sette mari, colei che metterebbe paura all’uomo nero in persona, e Fenrir Greyback, un ex attore babbano che dopo una carriera fallita come bestia nel musical “Beauty and the Beast” si è rifugiato nel mondo magico ed è diventato eroe nazionale tra i mannari, liberandoli per sempre da una tribù di pecore spelacchiate che si aggirava tra i boschi a salvare pulzelle umane necrofile.

Come risultato di questo inusuale e chimico accoppiamento abbiamo un altro peculiare dettaglio del mio aspetto fisico: i miei capelli.

Viola, violetta alpina delle montagne del Kilimangiaro (con tanto di profumo), con striature bionde come il grano in agosto o come i capelli di Lucius dopo che si è fatto la tinta biondo nordico. E infine, il tocco d’arte: delle chiazze blu puffo che si illuminano di notte e funzionano meglio di qualsiasi torcia babbana. Provare per credere.

 

Io e la mia mamma non andiamo molto d’accordo. In undici anni non ha fatto altro che farmi pesare il fatto che per colpa mia ha dovuto abbandonare una promettente carriera come mangiamorte e segretaria personale del Signor Voldemort, per trasformarsi in una casalinga disperata e dover così essere costretta a trascorrere le sue giornate con una mocciosetta e un marito peloso, ingombrante e con degli squilibri ormonali mensili che potrebbero fare a gara solo con una donna in piena sindrome pre-mestruale.

Con mio padre, invece, i rapporti sono a dir poco idilliaci e sono ufficialmente la cocca di papà. Andiamo spesso a caccia insieme o per lo meno io mi autoinvito sempre nella vana speranza di convincerlo a convertirsi a una più salutare dieta interamente vegetariana. Ogni volta finisce che mi ritrovo appesa a testa in giù al ramo di un albero per tutto il tempo della battuta di caccia. Ma io non mi arrendo. La testardaggine l’ho presa tutta da mia madre.

 

Ma ora basta con il racconto della mia vita e tuffiamoci nel magico e meraviglioso racconto del mio spettacolare, e non del tutto privo di avvenimenti, primo anno ad Hogwarts.

Eggià! Perché essere la figlia di un Lestrange e avere un Malfoy come zio mi è servito per corrompere il sindacato dei gufi e farmi avere la mia lettera d’ammissione a Hogwarts.

Il povero gufetto che mi ha recapitato la missiva, è stato usato come frugale merenda pre-pranzo da parte di mio padre. La sua scusa è che non si fida dei gufi del ministero e teme che funga da spia per quelle piattole degli auror, per guidarli alla nostra residenza e mettere così in atto la pratica più temuta in assoluto da Fenrir: il controllo fiscale.

“DuBals, domani a Diagon Alley ci vai con tua zia Narcissa e tuo cugino Draco. E non fare storie.”

Ho sbuffato, mi sono impuntata, ho minacciato i miei di iscriverli di nascosto al sindacato, ma invano. Del resto fare impaurire Bellatrix e Fenrir non è mica un gioco da ragazzini.

 

***

 

La giornata a Diagon Alley sembra iniziare meglio di quanto io avessi preventivato. In mattinata compro tutto l’occorrente: un bellissimo calderone nero come la notte di inverno in cui un viaggiatore si è trovato per strada e ha visto l’aurora boreale. Fiale e altri oggetti per pozioni, e il mio animale: un rospo, anche lui nero, con delle ali azzurre da fa invidia a un pegaso che, secondo la commessa del negozio era dotato di un super potere segreto che si sarebbe attivato solo nell’istante in cui il mondo magico fosse stato ad un passo dalla distruzione.

Perfetto, mi dissi, tutta baldanzosa. Quello era il mio animale.

Ma ovviamente il rospo magico non era nulla paragonato alla scelta della bacchetta.

Mi reco da Ollivander da sola. Non voglio mia zia e mio cugino tra i piedi. Quel momento deve essere solo mio. Il mio tessssoro.

Entro nel negozio e il profumo di chiuso mi colpisce all’istante. C’è magia intorno a me. Forte, potente, inebriante. C’è potere… mi bastava solo allungare una mano e…

Scuoto violentemente la testa e mi ridesto di colpo da quei cupi pensieri. Per un attimo mi sono sentita mia madre. E rabbrividisco al solo pensiero.

Una volta tornata in me, mi metto ad accarezzare il mio super rospo e raggiungo l’anziano proprietario del negozio che mi attende da dietro al bancone.

“Ah, signorina DuBals… la stavo attendendo.”

“Davvero?”

Non mi risponde nemmeno. Il vecchio rintronato inizia a camminare da uno scaffale all’altro gridando “Una scatola di Kleenex. Il mio regno per una scatola di Kleenex.”

Alla fine lo vedo aggrapparsi ad una tenda nel retro del negozio e soffiarsi sonoramente il naso. Infine, come se niente fosse ritorna baldanzoso e gongolante dietro al bancone e inizia a frugare nei cassetti alla ricerca di chissà quale chincaglieria.

“Io sarei qui per la mia bacchetta!”

“Ah, sì. Le bacchette. Oggetti strepitosi non trovi? Sono loro a scegliere il mago, bada bene. Sono dotate di un’intelligenza potentissima. Ah! Le bacchette! Ricordo ogni singola bacchetta che io abbia mai venduto, prodotto, contrabbandato… Il contrabbando… bei tempi.”

Sto per fargli notare che sono anche di fretta e che non me ne importa una beneamata delle sue pippe mentali, ma il vecchio non mi da tregua. Viene verso di me, mi afferra una mano e inizia ad ammirare le mie unghie.

“Unghie verdi, mangiucchiate. Cuticole selvagge.”

Scribacchia qualcosa su un foglio sul bancone e torna da me e inizia a girami intorno limitandosi solo a bofonchiare “Curioso…”

Inizio a sbuffare. Mi sta facendo perdere tempo. Faccio per sedermi su una sedia polverosa quando il vecchio si risveglia dalla sua catarsi gridando Eureka e facendomi prendere un mezzo infarto.

Lo vedo correre verso il bancone e afferrare quello che sembra un quaderno consunto e scribacchiare tutto contento.

“Finalmente ti ho trovato, cinque orizzontale!”

“Io sarei qui per la mia bacchetta!”

“Ah sì, le bacchette. Creature interessanti. Ti ho mai raccontato di quando contrabbandavo bacchette magiche in Tazmania?”

Ora lo uccido. Ora gli salto al collo e lo ammazzo e al diavolo tutti i miei propositi pacifisti.

“VOGLIO.LA.MIA.STRAMALEDETTA.BACCHETTA!!”

“I giovani d’oggi non hanno più rispetto e non sono più interessati ad ascoltare le storie dei loro avi.”

DuBals respira… profondamente…

“Oh beh..”

E lo vedo camminare tutto mogio verso lo scaffale e afferrare una scatolina lunga di colore arancione.

Come i miei occhi.

“Provi questa!”

Afferro il bastoncino arancione e lo agito innanzi a me. E l’intera stanza inizia a profumare di arance di Sicilia appena spremute. Vedo il vecchio sorridermi.

“Curioso…”

Ci risiamo.

“12 pollici, arancione, legno di baobab albino delle colline dell’Aspromonte. Cuore con capello di valchiria furiosa per essere stata licenziata dal Valhalla. Flessibile, deodorata, pagamento alla consegna, chiavi incluse.”

“Cosa ci sarebbe di curioso?”

“Trova la sua gemella. Segui il limone di Spagna aromatizzato alla menta e avrai la chiave per la salvezza di Hogwarts…”

Lo guardo stranita e alla fine mi limito a fare spallucce. Gli do trenta galeoni dicendogli di tenere il resto e me ne esco dal negozio.

“Certa gente non dovrebbe essere a piede libero.”

 

Il resto della giornata ad Hogsmeade l’ho passata in perfetto idillio. Ho preso parte ad una manifestazione davanti alla sede del ministero della magia contro lo sfruttamento degli elfi domestici.

Ho fatto scorta di prelibatezze vegetariane, macrobiotiche ed organiche, e alla fine mi sono premiata con un super cono gelato alla cannella variegato alla menta sbarazzina da Florian “macho man” Fortescue.

Tutto stava andando alla perfezione, fino a quando non sono scoccate le cinque del pomeriggio e mi è toccato tornare da mia zia e mio cugino Draco.

“Allora, hai fatto spese?”

No, in realtà questi pacchi che mi scarrozzo in giro da stamattina sono delle bombe che devo consegnare al terrorista dietro l’angolo.

“Sì, zia.”

“Bene.”

“Come è andata dallo svitato? Che bacchetta ti sei beccata?”

Mi rendo conto che mio cugino mi ha rivolto la parola. Miracolo.

“12 pollici, arancione, legno di baobab albino delle colline dell’Aspromonte. Cuore con capello di valchiria furiosa per essere stata licenziata dal Valhalla. Flessibile, deodorata, pagamento alla consegna, chiavi incluse.”

“Io mi sono ritrovato con un 13 pollici, cristalli liquidi, legno di salice depresso delle steppe russe, autopulente, rigida e con cuore di pelo di sedere di moffetta.”

Estrae la sua bacchetta e inizia ad agitarla innanzi a me.

“Ha anche blaterato qualcosa riguardo ad un limone e a della menta. Poi ha iniziato a dare di matto con un certo cinque orizzontale.”

“Probabilmente è un  tipo di bacchetta nuovo modello.”

 

Sono le sei passate quando riesco finalmente a posare le mie austere natiche sul mio comodo letto. Ho scampato l’interrogatorio di mia madre. Era troppo occupata a preparare la cena a mio padre per notare la mia presenza. Con mia enorme gioia, devo ammettere.

Mio padre invece sarebbe rientrato tardi quella sera. Era andato all’ennesima audizione per la parte di Bestia in un musical organizzato dal gruppo teatrale dei mangiamorte del paese vicino a dove abitiamo noi.

 

Mi siedo sul letto e inizio, con calma, a preparare l’occorrente per il mio primo anno ad Hogwarts.

Riempio la mia valigia con tutto l’occorrente per poter portare avanti le mie proteste sindacali anche da scuola. La imballo di libri di dimensioni immonde e dai temi ancora più immondi e, a detta del resto del mondo, noiosi. Ripongo via gli acquisti del giorno e deposito con cura la bacchetta tra un paio di maglioni per evitare che si rompa durante il viaggio.

E proprio mentre la sfioro un’ultima volta prima di metterla via, mi tornano alla mente le parole del vecchio folle di Ollivander:

 

“Trova la sua gemella. Segui il limone di Spagna aromatizzato alla menta e avrai la chiave per la salvezza di Hogwarts…”

 

Provo a scervellarmi un po’ per capirne il significato. Alla fine mi arrendo.

Mi butto sul letto e lascio che il signor Kant e la sua “Critica della ragion pura” mi accompagnino nel mondo dei sogni.