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Arancia, limone, un po' di menta e una maledizione! by TomteNadia
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Nota: Ed eccomi qui con il secondo capitolo delle disavventure della nostra DuBals!
Come potete notare non sono una grande fan del trio e di Sfregiato in generale. Non me ne vogliano i Grifondoro accaniti. Sono Serpeverde fino al midollo... è nella mia natura essere intollerante ai rosso-oro.
Come non me ne vogliano i Tassorosso per il fatto che la McGonagall si scorda il nome della loro casa. La cosa è ovviamente fatta in modo scherzoso, anche un po' per sottolineare che spesso ci si dimentica dei poveri Tassi. Se vi può consolare, tra le mie preferenze delle case, siete davanti ai Grifoni :)
Riguardo ai nomi dei personaggi, non odiatemi, ma ho letto i libri in inglese e ho dei seri problemi a ricordarmi quelli in italiano!
Bene, dopo questa tiritera posso anche congedarmi e lasciarvi al capitolo!

Buona lettura (spero)

Na'
***


Finalmente il grande giorno è arrivato.
Sono le nove del mattino e io sono in piedi da un’ora abbondante.
Ho fatto colazione, ho finito di preparare la mia valigia e ora sono in salotto che attendo scalpitante il momento della partenza.
Seduta sul divano fisso nervosamente il centro della sala dove, da un momento all’altro, dovrebbe materializzarsi l’intera famiglia Malfoy.
Ah, non ve l’ho detto.
Mia madre non mi accompagnerà in stazione. A quanto pare ha uno strano impegno irrevocabile che l’ha costretta a recarsi fuori città.
Ovviamente io ho accolto la notizia con estremo gaudio.
Mio padre invece non è mai tornato dalla sua audizione. Il che sta a significare solo una cosa: non ha ottenuto la parte nemmeno questa volta.
Quindi ora, conoscendolo, sta vagando ubriaco per qualche bosco della campagna inglese alla ricerca di qualche ammasso di carne a quattro zampe da azzannare.
E poi come al mio solito mio zio Lucius manderà qualcuno dei suoi scagnozzi mangiamorte a cercarlo, lamentandosi che qualcuno deve pur fare qualcosa per evitare rovinare la reputazione delle poche famiglie purosangue rimaste.
E poi chi ci va di mezzo è sempre la sottoscritta.
Io ho anche provato a spiegare che sono perfettamente in grado di usare la metro polvere, arrivare a Diagon Alley e poi raggiungere King’s Cross da sola o eventualmente usare un taxi babbano.
Ecco, ora immaginate l’orrore dipinto sui volti dei miei zii Narcissa e Lucius quando ho accennato la mia idea.
“Sei una Black!” ha iniziato a sbraitare mio zio “E i Black non usano aggeggi babbani!”
E mentre lui ha iniziato uno dei suoi soliti comizi sui babbani io me l’ero svignata da Malfoy Manor in tutto silenzio.

Ed ora eccomi qui, intrappolata. Ho ancora dieci minuti.
E all’improvviso la ribelle che c’è in me corre su in camera, afferra tutti i suoi bagagli e schizza fuori di casa prima che l’invasione bionda dei Malfoy mi possa catturare.
Cammino tutta spedita lungo il vialone alberato con la valigia e la gabbia con dentro il mio rospo che mi rallentano notevolmente la marcia.
E alla fine eccola. La salvezza!
La piazza del paese e un paio di macchine parcheggiate in fila davanti alla stazione dei bus.
Raggiungo una vettura e, ansimante, domando al conducente se mi può portare a King’s Cross. Lo vedo annuire e con enorme gioia mi fiondo sul sedile posteriore. L’auto parte e in viso mi si dipinge un ghigno malefico.
Se mi vedesse mia madre in questo momento, le prenderebbe un colpo.
Sono tra i babbani. Sono una Black e sono tra dei babbani.
Mi sento molto born to be wild.
Abbasso il finestrino e lascio che i miei lunghi capelli viola danzino selvaggi al tocco della brezza del mattino che soffia dalle desolate brughiere della silenziosa campagna inglese che…

Stavamo dicendo?
Ah sì.

Il taxi. Un’esperienza mistica. Ma, dopo una lunga e travagliata ora bloccati nelle strade londinesi, arrivo a destinazione.
E mi sento sempre più selvaggia.
Col cappuccio della felpa mi copro la mia chioma vistosa. Il mio piano è di passare inosservata fino a quando non sono sul treno.
Cammino verso i binari nove e dieci e mi fermo di colpo. Lui è là. Ad intralciare la linea retta tra me e il muro della salvezza c’è lui: l’essere che non deve essere nominato.
No, non è Voldie.
Mi riferisco ad un’altra persona: Harry Freakin’ Potter.
Ecco, ho pensato il suo nome. Mi attende un viaggio orribile adesso. Le peggio calamità si abbatteranno sul treno, Hogwarts verrà inghiottita dal buco dell’ozono e tutto perché ho pensato quel nome.

Con perfetta nonchalance mi dirigo verso la mia meta, quando ad un tratto mi sento i suoi occhi addosso.
“Scusa, sai per caso dove posso trovare il binario nove e tre quarti?”
Il primo impeto è quello di spedirlo dalla parte opposta della stazione e fargli perdere il treno.
Ma questo implica che io gli debba rivolgere la parola. E l’idea mi fa impazzire tanto quanto trascorrere un’intera giornata insieme a mia madre.
Faccio finta di essere straniera e di non aver capito cosa mi ha detto.
Funziona, l’idiota se la beve e va a tampinare una signora dai capelli rossi con appresso una marea di figli dai capelli dello stesso colore.

Piu’ spedita di un mangiamorte inseguito dagli auror, mi fiondo contro il muro, attraverso la barriera magica ed eccolo là. Il binario dei miei sogni.
La libertà.
Mi ritrovo a sognare ad occhi aperti e non mi accorgo che innanzi a me c’è una ragazzina con un cespuglio al posto dei capelli che mi fissa. E io che pensavo di avere dei capelli strani.
“Tutto bene?” mi domanda, con l’aria di chi la sa lunga “Piacere, io sono Hermione Granger, ma tutti mi chiamano Herman.”
Sto per scoppiare a ridere.
Ora le rido in faccia.
Non ce la faccio a trattenermi.
Scappo via correndo mentre una risata selvaggia mi esplode dal profondo del petto.
E per la prima volta in tutta la mia vita sono circondata da gente più sfigata di me.

Salgo in coda al treno e l’ultimo scompartimento dell’ultimo vagone è totalmente libero.
Abbandono la mia roba e marco il territorio nella speranza che a nessuno venga l’idea di sedersi con me.
Mi svacco sul sedile, mi metto comoda e pronta a godermi il viaggio, quando, con mio enorme terrore, vedo che la porta dello scompartimento si apre.
E appaiono loro: Herman, l’innominabile e la carota ambulante.
Questa è la mia punizione per non essere venuta in stazione con i miei zii. E’ il karma negativo che mia madre e Lucius stanno scagliando contro di me per farmela pagare.

Estraggo il librone di Kant dalla mia borsa e provo a nascondermi dietro ad esso.
“Possiamo sederci qui con te? E’ tutto pieno in giro.”
Sbuffo, impreco sottovoce ma alla fine mi arrendo. Lascio che quel infausto trio rovini il mio viaggio verso Hogwarts.
“Hey, ma io ti ho visto prima sul binario! Ti ho chiesto indicazioni ma non mi hai risposto!”
Oddio, mi ha rivolto la parola.
Ma che ho fatto di male?
“Non ti avevo sentito.”
“Comunque io sono Harry Potter.”
La fine è vicina, lo sento.
“Asdrubala Black.”

E il terrore si dipinge sul volto di pel di carota che ho scoperto chiamarsi Ron Weasley. Proprio nel momento che stava per scoppiare a ridere per il mio nome, la paura lo coglie all’udire il mio cognome “Mia madre è Bellatrix Black e mio padre è Fenrir Greyback e, prima che iniziate a fare domande: sì, ho preso il cognome di mia madre per portare avanti il nome della casata Black.”
Per mia fortuna tornano ad ignorarmi e Herman inizia a blaterare tutto lo scibile su Sfregiato. Già, a quanto pare quel genio di Silente l’ha spedito a casa dei suoi zii babbani senza dirgli nulla, nella speranza che non scoprisse la sua vera identità e allontanasse una volta per tutte la sua infinita sfiga dal mondo magico.
Per sfortuna di Silente, di Hogwarts e del mondo magico, un gufo è scappato al suo controllo e ha recapitato la fatidica lettera a Potter. E’ inutile dire che il sopracitato gufo è stato licenziato senza nemmeno la liquidazione.
Ed ebbe così inizio la fine del mondo.

E dopo ben dieci minuti di lezione di storia perdo la pazienza.
Sfodero la mia bacchetta e, con totale nonchalance, scaglio su tutti e tre un incantesimo tacitante e li lego alle loro postazioni e torno a godermi Kant in assoluta tranquillità.

È solo quando la sera cala e il treno inizia a rallentare la sua corsa che decido di lasciare liberi i tre.
Con mio estremo gaudio hanno imparato la lezione e nessuno di loro osa fiatare fino a quando non siamo scesi dal treno.

“Primo anno da questa parte!”
Seguo il gigante barbuto e mi trattengo dal commentare quando vedo che il nostro mezzo di trasporto fino al castello sono delle barche di origami, modificate magicamente per non affondare.
Salgo sulla mia barca, quando mi rendo conto che le uniche tre persone che ancora devono trovare posto, sono loro.
Perfetto, siamo su un lago profondo, di notte e fa freddo. E Pottah è seduto su questa bagnarola. Accanto a me.
Mi devo salvare.
Arriviamo al centro del lago e… puff!
Come per magia, la nostra barca si è improvvisamente liberata di un carico eccessivo.
Scoppio a ridere convulsamente mentre Potter si sbraccia in acqua per attirare l’attenzione, ma nessuno sembra volerlo aiutare. Tutti troppo terrorizzati dalla sua proverbiale sfiga.
Le barche scivolano via, mentre il malcapitato viene braccato da una sirena e trascinato via nell’oscurità della notte mentre noi altri raggiungiamo pian piano la spiaggia e la salvezza.

E il castello.
Imponente si staglia su di noi.
E una strana forza mi attrae.
Ed è mentre muovo i miei primi passi verso il castello che lo sento.
Il profumo di limone di Spagna aromatizzato alla menta.
La gemella della mia bacchetta è da qualche parte.
Mi guardo intorno ma non riesco ad individuarla.
Mi risveglio solo quando vedo innanzi a me un cespuglio parlante. Ci metto qualche secondo a capire che è Herman e che mi sta chiedendo se vogliamo essere compagne di stanza.
A quanto pare è convinta che io finisca a Grifondoro.
Mia madre chiederebbe la mia testa su un piatto d’argento e mio padre mi costringerebbe, per punizione, ad abbandonare le mie abitudini culinarie super sane, trascinandomi in un qualche fast food babbano e mi costringerebbe a leggere libri di bassa qualità che farebbero passare la voglia di leggere anche ad un analfabeta.
La morte piuttosto.
“Herman, non ho alcuna intenzione di finire tra i grifi. Ma grazie per l’invito.”

Entriamo nel castello e lassù, in cima alla scalinata che conduce alla Sala Grande, ci attende lei: Minerva “sguardo fatale “McGonagall. Avvolta in un lungo vestito di tweed risalente probabilmente al secolo scorso ci attende, pronta per il suo discorso intimidatorio.

“Benvenuti ad Hogwarts. Tra poco avrà inizio la cerimonia di smistamento. Ognuno di voi verrà assegnato ad una casa: Grifondoro, Serpeverde, Corvonero e…”
Si ferma un secondo pensierosa.
Estrae un pezzetto di carta da una tasca segreta del suo vestito “Tassofratto, no Tassomatto… Mannaggia a Dumbledore, non riesco mai a decifrare la sua calligrafia.”
Si sistema gli occhiali “Tassorosso! Ci fosse una volta che mi ricordo il nome!”
Alza lo sguardo dal foglietto e ci fissa per un istante “Che stavo dicendo? Ah, sì. Una volta smistati, quella diventerà la vostra casa…”

La spiegazione delle nostre sorti viene però interrotta dal rumore di suole bagnate che si trascinano stancamente sul pavimento.
“Signor Potter, le sembra questa l’ora di arrivare? E perché non ha preso la barca come tutti gli altri studenti? Vada immediatamente dal signor Filch per la sua punizione!”
“Ma io… mi hanno buttato in mare! Io sono il prescelto! Sono il salvatore del mondo magico! Colui che è sopravvissuto!”

E va avanti per altri dieci minuti a elencare mille mila motivi per i quali lui non andrebbe punito. Io sto per suggerire che il solo fatto di essere al mondo sarebbe motivo più che valido per essere punito a vita, ma la McGonagall mi precede. Lo schianta. Uno schiantesimo bello potente diritto in mezzo agli occhi.
“E ora muoviamoci che la cena si fredda e rischio anche di fare tardi per la mia soap opera delle nove.”

Faccio per incamminarmi all’interno della Sala Grande quando sento nuovamente quel profumo.
E il proprietario della bacchetta gemella mi passa accanto.

Lo osservo mentre sfila via insieme agli altri studenti.
Imbambolata guardo il misterioso studente che, secondo la profezia, mi aiuterà a salvare Hogwarts.
Sento Herman tirarmi per la manica della mia felpa e mi rimetto in marcia.

Raggiungo il resto del gruppo e mi fermo nel centro della sala.
In attesa di essere smistata.
In attesa della mia sorte.

E con lo sguardo cerco il mio misterioso compagno di future disavventure.

***

PS: E se siete fans di AVPM e AVPS avrete notato che Potta ed Hermione sono rispettivamente Harry Freakin' Potter ed Herman (Harry e Ron la chiamano così in AVPS quando la incontrano sul treno e cercano di pronunciare il suo nome.)