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Arancia, limone, un po' di menta e una maledizione! by TomteNadia
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3.  Smistamento aromatizzato al limone

 

 

 

La sala grande era affollata.

Alla mia destra c'è un tavolo di Grifondoro che mi fissa, mentre alla mia sinistra ci sono i Tassorosso. Al centro dell'enorme gruppo di mezze tacche del primo anno, ci sono io.

Follemente prego che il caro Salazaar abbia abbastanza potere da convincere il cappello a mettermi tra i Serpeverde. Lo può anche corrompere se vuole, non mi faccio chissaà quali problemi morali. Ma io devo finire nella casa verde-argento.

O altrimenti quella a finire sono io. Per mano di una Bellatrix molto, molto contrariata.

 

Una volta che tutti i marmocchi urlanti sono nella Sala Grande, la McGonagall, per gli amici Mac, si incammina verso il tavolo degli insegnanti, premurandosi di svegliare un Dumbledore che era prematuramente andato a fare visita a Morfeo.

“Eh, cosa...” salta in piedi di scatto “Prugna, cetrioli, un pizzico di origano e tre etti di bresaola.”

Gli studenti e l'intero corpo docenti lo fissano straniti.

“No, credo che quella sia la mia lista della spesa.” e torna a sedersi come se nulla fosse accaduto.

Potrebbe fare compagnia allo svitato che mi ha venduto la bacchetta.

Sto per addormentarmi su due piedi, quando la Mac decide finalmente che è ora di procedere con le formalità. Posa il cappello parlante sullo sgabello e si prepara alla nostra esecuzione.

Sfiga vuole che il mio cognome inizi per B e che sia tra le prime a raggiungere il patibolo. Se rinasco faccio domanda di avere un nome che inizia per Z.

Sì, lo ammetto. Sto ingigantendo la cosa più del dovuto e la sto facendo apparire tragica. È solo uno smistamento continua a ripetere una parte di me.

Crucio, continua a ripetere la voce di mia madre dall'altra parte.

Ora capite il mio tormento interno?

No?

Beccatevi qualche crucio da mia madre e poi vedrete che capirete in un baleno.

 

“Asdrubala Black.”

Addio mondo. È stato bello conoscerti.

Cammino verso il cappello e cerco di pensare a tutte le cose più cattive che mi passano per la testa. Provo ad essere una Black fino al midollo.

Mi siedo sullo sgabello della morte e per un attimo mi scordo completamente di respirare.

 

“Bene... bene...” blatera il cappello, non appena la Mac lo appoggia sulla mia testa.

Muoviti pezzo di tela pulcioso!

“Ha fretta la ragazzina...”

Vedrai che fretta avrai tu di scappare se ti azzardi anche solo a mettermi nella casa sbagliata.

“Hm, carattere interessante. Grifondoro potrebbe essere la tua strada.”

Provaci, stupido straccio parlante e ti do fuoco!

“La signorina è di malumore...”

Ho un accendino babbano a portata di mano e non ho paura di usarlo.

“Ok, va bene. Che Serpeverde sia la tua casa.”

Ci voleva così tanto?

 

Scendo dallo sgabello e raggiungo i miei compagni di casata, contenta del fatto che ho appena guadagnato sette anni di vita.

Sempre che mia madre non cambi idea...

 

Poco dopo tocca ad Herman che, con mio grande sollievo, viene spedita tra i Grifondoro. Confesso che l'idea di condividere la stanza con lei mi inquietava non poco.

Seguo lo smistamento passivamente, fino a quando non tocca a Draco che viene spedito direttamente tra noi Serpi senza nemmeno passare dal via.

Immaginate la faccia del caro Lucius che viene a sapere che il suo caro figlioletto è appena stato spedito tra i Tassorosso o ancor peggio i Grifondoro.

Credo che per la disperazione si sarebbe tinto i capelli nero corvino.

 

E poi eccolo, il momento più temuto da tutta la scuola.

“Harry Potter.”

La voce della Mac risuona nella Sala Grande che, all'improvviso, è piombata nel più profondo dei silenzi. Un silenzio tombale, se mi consentite la battuta. Mentre la gente compie tutti i riti scaramantici che conosce. Toccatina di gioielli di famiglia inclusa. Giusto per andare sul sicuro.

Ogni singola casa inizia a pregare i propri fondatori affinchè li salvino dalla tragedia imminente.

Salazaar, Godric, Rowena, Mastro Tasso... ehm... no volevo dire Helga.

I tassorosso sono visibilmente i più terrorizzati. Già vengono considerati una casa di serie B, mandargli Pottah potrebbe portarli all'estinzione. Personalmente mi auguro dal più recondito anfratto del mio cuoricino che questa sorte tocchi ai Grifondoro.

 

Ma torniamo a noi...

Lo sfregio che cammina avanza verso lo sgabello con la sua classica espressione da pescelesso dipinta in viso. Si siede e il cappello sussulta al contatto con la sua testa.

Probabilmente per un attimo ha avuto paura di essere risucchiato dal vuoto cosmico che vi regnava.

“Harry Potter...”

Dumbledore all'improvviso sembra riavere acquistato interesse per la cerimonia. O forse ha solo cambiato posizione sulla sedia.

“Dove ti colloco?”

 

Non qui...

Non qui...

 

“Serpeverde potrebbe condurti sulla strada del successo...”

L'accendino, brutto straccio animato! Ricordati l'accendino.

 

Mi volto verso i miei compagni di casa e vedo che, come me, sono sbiancati a quell'affermazione del cappello e sui loro volti appare un'espressione che significa una sola cosa: atroce vendetta.

“Non a Serpeverde, eh?”

“Se è così che vuoi... allora... Grifondoro!!”

 

Un boato di gioia esplode tra le fila dei Serpeverde mentre i Grifondoro sono piombati nella depressione più nera. Tante belle facce da funerale.

Mi trattengo dallo scoppiare in una risata fragorosa. Papà mi ha insegnato che non sta bene ridere delle disgrazie altrui. Per lo meno davanti a loro.

Hogwarts non poteva iniziare nel modo migliore.

 

Vengono chiamati altri studenti e noto lui, ve lo ricordate? Il gemello della mia bacchetta.

Lui è ancora là tra le file di coloro in attesa di giudizio.

Lo studio di nascosto e cerco di immaginare a quale casa potesse appartenere.

Fino a quando non mi accorgo che è il suo momento.

 

“Blaise Zabini.”

 

Il mondo attorno a me si ferma di colpo. E mentre lo osservo raggiungere lo sgabello con incedere quasi austero, ecco che all'improvviso sento nuovamente quel meraviglioso profumo di limone aromatizzato alla menta. Delicatamente mi pizzica le narici mischiandosi leggiadramente con il mio profumo di arancia. Una danza di essenze aromatiche che mi riscalda i sensi e...

 

Il mondo attorno a me si ferma di colpo. E mentre lo osservo raggiungere lo sgabello con incedere quasi austero, ecco che all'improvviso sento nuovamente quel meraviglioso profumo di limone aromatizzato alla menta. Delicatamente mi pizzica le narici mischiandosi leggiadramente con il mio profumo di arancia. Una danza di essenze aromatiche che mi riscalda i sensi e...

“Serpeverde!” grida il cappello.

 

Mi riprendo di colpo al suono di quella parola e, involontariamente mi scappa un gridolino di gioia. Noto un considerevole numero di teste voltarsi verso di me. Faccio finta di nulla e torno alle mie fantasie su agrumi e spezie profumate.

 

“Siccome è già tardi e ammetto di avere una fame cosmica, lascio perdere gli annunci di inizio anno. Se capitate per sbaglio nel corridoio del terzo piano, pregate di avere fatto testamento perchè potreste non fare più ritorno. Per tutte le altre informazioni, pettegolezzi, annunci d'amore o di morte, metterò tutto in bacheca non appena avrò imparato ad usare la stampante babbana che Minerva mi ha regalato a Natale. E ora mangiate e poi sparite!”

 

E con questo bizzarro annuncio di silente, ha inizio il banchetto.

Faccio per afferrare la ciotola di insalata, contenta di poter finalmente chiudere il buco nero che mi si è formato nello stomaco, quando sento una presenza accanto a me.

“Ciao.”

E' lui.

DuBals respira. Stai calma o vai in iperventilazione.

Ok, quello che sto per dire sono ben cosciente che non è da me, ma voi non avete idea di quale creatura meravigliosa si sia appena seduta al mio fianco.

“Piacere, Blaise.”

“Piacere, io sonoAsdrubala, ma tu puoi chiamarmi DuBals.”

Ma sentitemi!

Vi prego, che qualcuno mi sopprima. Cervello! Parlo con te! Vedi di riprendere il comando in fretta perchè c'è in corso un ammutinamento da parte degli ormoni!

“Che soprannome originale.”

Mi sta sorridendo. Oddio ho perso il controllo. Abbandonare la nave. Ripeto, abbandonare la nave.

 

Zia Cissy me l'aveva detto che prima o poi sarebbe accaduto. Alla fine sarei capitolata anche io come ogni donna. Non importa quanto cercassi di essere diversa. I miei ormoni avrebbero, prima o poi, avuto la meglio sul mio cervello.

La mia Waterloo mi attendeva, seduta accanto a me, sotto le mentite spoglie di un meravigliso ragazzino di unici anni dai capelli neri come la notte e gli occhi azzurri come il mare.

 

“Profumi di limone...”

Sotterratemi.

“...e di menta...”

Molto, molto in profondità.

“Oh, è la mia bacchetta. La vuoi vedere?”

Abbiate pietà vi prego. Con tutto questo ben di dio davanti, la mia mente ha appena partorito una serie di doppi sensi tutt'altro che casti. E sì, lo so. Ho solo undici anni. Lamentatevi con Fenrir.

Lo vedo che mi sorride. Starà sicuramente pensando di avere a che fare con un idiota. La mia reputazione è definitivamente compromessa.

Mi sorride e i suoi bellissimi occhi azzurri si illuminano come tanti cristalli sfiorati dai raggi del sole.

Le ginocchia mi si sciolgono. Per mia fortuna sono seduta.

“Il tizio che me l'ha venduta era un po' strambo. Ha blaterato tutto il tempo di un cinque verticale e poi di una gemella. Secondo me aveva beuto un po' troppo idromele, ma fa nulla. La mia bacchetta per lo meno è speciale.”

 

“DuBals!”

Salvata in zona cesarini, prima che il mio cervello potesse rendermi partecipe dell'ennesimo film porno, gentilmente concesso dai miei ormoni ammutinati.

Mio cugino Draco arriva a interrompere la mia piacevole conversazione con il mio principe al limone.

Ricordatemi di metterlo sulla lista delle persone da dare a Fenrir come spuntino.

 

“Per un attimo ho pensato che il cappello ti mettesse a Tassorosso.”

“Per un attimo ho sperato che ti mettesse a Grifondoro, Draco. La faccia di Lucius sarebbe stata impagabile.”

 

Sento Blaise ridere al mio fianco. Lo seguo a ruota e Draco ci abbandona in silenzio per tornare dai suoi due amanti: Crabbe e Goyle.

 

“Succo di zucca?”

“Grazie.”

 

Ci mancava solo il sorriso paresi.

Cervello, appena arriviamo in stanza io e te dobbiamo fare un discorsetto...