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Arancia, limone, un po' di menta e una maledizione! by TomteNadia
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nota dell'autore:
Ed eccomi qua!
Finalmente il quarto capitolo ha visto la luce. Voi non avete idea di che parto sia stato. Puck era entrato in sciopero e non ne voleva sapere di scrivere.
Ma alla fine ci sono riuscita.
Spero che sia di vostro gradimento.
Altrimenti mi accontento dei pomodori :)

Un grazie immmmmenso a tutti coloro che hanno recensito fino ad adesso.
Spero davvero di non deludervi.

Ed ora vi lascio alla mia nuova follia

Na

 

 

****

 

 

 

Ed eccomi qua.
Il mio primo giorno di scuola.
Eccitata all'idea della mia prima lezione con la Mac?
Se devo essere sincera, no.
La lezione che attendo con ansia è quella di Difesa contro le Arti Oscure.
Già, perchè per me la difesa dalle Arti Oscure significa una sola cosa, anzi, un solo nome: Bellatrix.

Cammino per i corridoi nella vana speranza di non perdermi e giungere a lezione in tempo.
Ad un tratto in lontananza sento due voci purtroppo a me famigliari: la Carota e lo Sfregio.
Impreco sottovoce e metto in moto il cervello per cercare un modo di raggiungere lezione senza dover essere costretta a vederli.
Passano pochi secondi e la risposta al mio dilemma si presenta innanzi ai miei occhi: Peeves.
Il Poltergeist fluttua allegramente poco più avanti, cantando canzoni sconce e combinando disastri come al suo solito.
“Peeves!”
“DuBals, la strana. DuBals la Babbana...”
“Peeves, piantala o chiamo il Bloody Baron.”
“La mocciosa minacciosa.”
“Se non mi dai retta, sarà il Barone a minacciarti!”
Lo osservo per un attimo in silenzio e capisco di aver fatto centro.
“Peeves, infondo al corridoio ci sono Potter e Weasley. Ho bisogno che me li mandi in giro per il castello. Puoi far loro tutti i dispetti che vuoi.”
Il volto del Poltergeist si illumina di un ghigno malefico che, per un attimo, mi ricorda mio zio Lucius quando sta per partire con uno dei suoi comizi anti-Babbani.
“E non dirai nulla al Barone?”
“Lo giuro su Salazaar.”
E su quelle parole lo vedo fluttuare via come un razzo cantando allegramente melodie decisamente non adatte a un pubblico di ragazzini.

Arrivo alla lezione della Mac e mi scapicollo verso uno dei pochi banchi ancora liberi e mi preparo psicologicamente ad un'ora di noia mortale.
Ed è proprio mentre sto estraendo il mio manuale di Trasfigurazione che Herman mi si para davanti sorridendo allegramente.
“Ti va se mi siedo con te?”

Avete sentito quel tonfo? Era la mia mandibola che è caduta a terra.
“Non dovresti stare con i tuoi amici Grifi?”
“Harry e Ron non sono ancora arrivati e loro sono le uniche due persone che conosco oltre a te.”
Sbuffo sonoramente, afferro la mia borsa appoggiata sulla sedia libera e lascio che il Cespuglio vivente diventi la mia compagna di banco.
Che ho fatto di male? È per il taxi, vero?
Herman inizia a parlare a raffica e io prontamente spengo le orecchie.
Posso anche provare a sopportare il fatto di sedere accanto a una Grifondoro. Ma una Grifondoro Enciclopedia è troppo.

La lezione di Trasfigurazione è iniziata da pochi minuti, quando il portone dell'aula si spalanca di colpo. Indovinate chi ha appena fatto il suo ingresso?
Bravi, avete vinto una bambolina a forma di Fenrir.

“Siamo arrivati in tempo. La McGonagall non è ancora arrivata.”
“Signor Potter. Signor Weasley!” il gatto che era sulla scrivania è scomparso all'improvviso e al suo posto appare la Mac in tutta la sua regale austerità e con un'aria tendente al minaccioso omicida.
“Per le palle di Godric!” sbotta Ron difronte alla MCGonagall.
“Signor Weasley, sarebbe il caso di moderare il linguaggio. Inoltre lei e il Signor Potter siete in ritardo. Sentiamo la vostra patetica scusa e poi filate ai vostri posti. Io starei facendo lezione.”
“E' stato Peeves!” questa volta è Sfregiato a rispondere.
Io dal canto mio devo trattenermi dal ridere e in silenzio gongolo del mio malefico operato.
La Mac toglie cinque punti a ciascuno e li manda bruscamente a sedere per poi tornare a fare lezione come se nulla fosse accaduto.

La lezione di Trasfigurazione termina un'ora più tardi.
“Che bello, abbiamo già un sacco di cose da studiare!”
Herman è l'unica persona della classe realmente eccitata davanti alla mole di compiti che la Mac ci ha rifilato. Ed è solo la prima lezione.
Ignoro Herman, il mio sarcasmo è momentaneamente in sciopero.
Afferro la mia borsa e mi avvio verso la prossima tappa di questo tour del sadismo accademico: Incantesimi insieme ai Tassorosso.

E la noia mi coglie.
Flitwick sta praticamente passando l'intera lezione a spiegare come impugnare una bacchetta e agitarla in aria correttamente.
Mi appiattisco sul banco e mi metto ad agitare pigramente la bacchetta mentre i miei compagni di classe mi osservano come un Dio, essendo io l'unica che è riuscita a compiere esattamente al primo tentativo, l'esercizio che Flitwick ci ha affibiato.
Che volete farci...
Sono cresciuta in mezzo ai Mangiamorte e, con loro, impari ad usare la bacchetta ancora prima di camminare.
Faccio vincere qualche punto a Serpeverde, e mi sento per un attimo il genio della classe. Ho battuto persino mio cugino Draco e voi non avete idea di quale goduria sia.


E' pomeriggio inoltrato quando le lezioni finalmente giungono alla fine e decido che, per concludere al meglio la giornata, mi ci vuole un giretto in biblioteca.
Faccio per imboccare il corridoio, quando sento una mano afferrarmi il braccio.
Mi volto di colpo per vedere chi ha osato tanto, quando il mio sguardo si incrocia con quello di Lui.
“Dove stai scappando?”
“Ehm... io... biblioteca...”
Qualcuno salvi il mio cervello dall'orda di ormoni impazziti.
Lo sento ridere caldamente e sorrido.
“Dopo un'intera giornata di lezioni, non sei stufa di studiare?”
“Veramente non andavo per studiare ma per leggere in tranquillità.”
“Stavo andando in cortile a godermi le ultime ore di luce. Perchè non vieni con me? Prometto che ti lascio leggere in santa pace.”
Sto per ribattere, ma lui non me ne da il tempo.
Mi prende per mano e inizia a camminare speditamente lungo il corridoio, infilando una rampa di scale a caso, fino a quando non si blocca di colpo.
“Che succede?” domando, staccando lentamente la mia mano dalla sua.
Abbiate pietà, non ce la posso fare.
“Le scale stanno cambiando, dobbiamo aspettare.”

A quanto pare l'unica scalinata che è pronta per il pensionamento, ce la siamo beccata noi.
“Beh, io mi siedo.” e mi accampo annoiata su un gradino, mentre Zabini mi guarda e scoppia a ridere.
“Ti siedi come le vecchiette?”
“Se hai dei ferri e dei gomitoli di lana potrei mettermi a fare a maglia.”
E in quel momento mi guarda stranito.
“Sono delle cose Babbane. Lascia perdere.”
“E da quando sei un'esperta di cose Babbane?” chiede, mentre si siede accanto a me.
“Sono curiosa e leggo molto.”
Taglio corto.
Vedo che sta per ribattere quando uno scossone mi fa finire di colpo addosso a lui.
Mi è concesso sciogliermi?

“Mi sa che siamo arrivati.”
Si alza in piedi e mi porge la mano come un perfetto cavaliere, ma io, da perfetta donna indipendente e femminista convinta, rifiuto testardamente e mi avvio verso il corridoio, lasciandolo da solo sulle scale.
“Muoviti, Zabini!” lo incito, per poi fermarmi di colpo e lasciarmi andare in un'imprecazione che non si confà alla bocca di una gentile donzella.
“Che succede?”
“Questa scala, oltre che ad essere lenta, ci ha anche portato nel posto sbagliato. Non siamo scesi al piano inferiore, ma siamo saliti al terzo piano.”
“Hai il testamento pronto?”
“Certo, ne ho preparato uno non appena ho imparato a scrivere. Sai, nel caso le minacce di morte di Bella diventassero improvvisamente reali.”
“Quindi che facciamo, Super Donna?” domanda appoggiandosi con la schiena al muro e incrociando le braccia al petto.
“Tira fuori la bacchetta e vediamo di trovare un modo per tornare giù.”
Niente doppi sensi... niente doppi sensi...
Troppo tardi...

Lo vedo osservarmi con una finta aria innocente e capisco benissimo che si sta trattenendo dal fare una battuta a sfondo sessuale.
“Non provarci, o potrei sperimentare uno dei tanti incantesimi che ho imparato dai Mangiamorte.”
Alza le mani in segno di resa e si avvia per il buio corridoio canticchiando.
Stiamo per morire e lui canticchia.

“Secondo te esiste davvero questo fantomatico pericolo di cui parla Dumbledore?”
Alzo le spalle.
“Non saprei, probabilmente è una delle sue stramberie.”
Camminiamo per un po' in silenzio, fino a quando non arriviamo all'unica porta, oltre a quella da cui siamo arrivati, presente sul piano.
“E se fosse il portone dietro il quale si cela il pericolo di cui parlava il vecchio?”
Blaise si volta e mi guarda con aria di sfida.
“Voglia di avventura?”
“Se volevo morire giovane e regalare al mondo magico le mie eroiche gesta, mi sarei fatta smistare a Grifondoro. I pazzi sconsiderati e desiderosi di attenzione sono loro.”
“Saresti una perfetta, noiosa Tassorosso.”
Touchè.

“Ok, O, uomo con folli manie suicide, vediamo che c'è dietro questa porta.”
Con molta nonchalance provo ad aprila, ma ovviamente è chiusa. Estraggo la mia bacchetta e sussurro un Alohomora che fa scattare all'istante la serratura.

La porta si apre lentamente emettendo uno scricchiolio inquietante come ogni vecchia porta che si rispetti, e che celi dietro di sé un tremendo segreto. Come nel più classico dei film Horror.

E il mostro è lì innanzi a noi.

Un enorme pagliaccio con le sembianze di una MacGonagall furiosa e dal ghigno sadico si staglia davanti a noi. Nella mano destra tiene un palloncino che gocciola sangue.
I suoi capelli sono rossi, i contorni degli occhi cerchiati di blu e le labbra sono ricoperte da uno spesso strato di rossetto fucsia.

“Lo volete il palloncino?”

Blaise mi afferra la mano e insieme corriamo a perdifiato lungo tutto il corridoio tornando alla porta da dove siamo arrivati, fregandocene altamente di dove ci stesse conducendo.
Ci sediamo entrambi sui gradini per prendere fiato.

“E quello cosa era?” mi domanda Blaise, con la voce rotta dal fiatone.
“Era il pagliaccio Gnappo. E' il protagonista di una storia del terrore che mi raccontava sempre mio padre quando ero piccola. Pagliaccio Gnappo veniva chiamato alle feste compleanno dei bambini, ma invece di farli ridere, venivano colpiti da sfighe tremende e da morte prematura. E lui poi si cibava delle loro torte di compleanno. Inoltre ha sempre con sé il suo palloncino sanguinante, ma la storia non spiega quale sia il suo vero utilizzo.”

“Ma è solo una fiaba... e lasciatelo dire, tuo padre ha un pessimo gusto per le storie.”
“Che ci vuoi fare, lui va pazzo per qualsiasi cosa che sia sanguinolenta e trucida.” spiego tranquilalmente “E lo so che è solo una favola, ma quello che abbiamo visto dietro quella porta a me è sembrato piuttosto reale. Inoltre...”
Ripenso per un attimo alla profezia. Che sia tutto vero?
“Ti ricordi cosa ha detto Ollivander? Sta andando tutto come previsto. Ho trovato la tua bacchetta, la gemella della mia e ora questo. E io pensavo che fosse solo il blaterare di un vecchio pazzo...”

Blaise rimane in silenzio per qualche istante.
Sto per aggiungere qualcosa ma la scala si ferma di colpo.
Scendiamo e ci rendiamo conto di essere finalmente al piano giusto.
Si volta verso di me e mi afferra una mano.
“Non pensiamoci, almeno per adesso. Abbiamo ancora un paio di ore di luce. Mi avevi promesso di venire con me al parco.”
Sbuffo sonoramente e libero la mia mano dalla sua stretta.
“Se proprio devo...”

Mi mette un braccio sulla spalla e insieme ci dirigiamo verso il cortile.
E nella mia testa risuonano alcune parole della storia del Pagliaccio Gnappo.


“Ed uno ad uno i bambini iniziarono a cadere dalle sedie. A morire soffocati con pezzi di giocattoli ingoiati maldestramente, ingoiati dal forno che improvvisamente aveva preso vita. Rapiti dall'uomo nero...
E in cucina, in solitudine, in Pagliaccio Gnappo, in compagnia del suo palloncino, si cibava della torta di compleanno, fiero del suo malefico operato...”


***

Note finali:

Sì, devo darvi una spiegazione per la follia che è il mostro dietro la porta misteriosa.
Stavo cercando qualcosa che fosse un misto tra il terrificante, ma tendente all'idiozia (giusto per continuare con lo stile parodico della storia)
Così mi è venuto in mente il pagliaccio di IT. Lo vidi in tv da piccola e ne rimasi traumatizzata.
E poi, per una strana connessione mentale che non ho ancora capito bene, mi è venuto in mente il Pupazzo Gnappo di Mai Dire Gol. (Forse le generazioni più vecchie, come la sottoscritta se lo ricorderanno). Se non lo conoscete vi lascio la sua pagina su Nonciclopedia: http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Pupazzo_Gnappo
Lo so, è folle, ma io non centro. E' tutta colpa di Puck ;)

Na