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Arancia, limone, un po' di menta e una maledizione! by TomteNadia
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7. Osteria numero sette...



E' la mattina del 1 Novembre.

Il post Halloween.

Scendo nella sala comune sfoggiando il mio bellissimo pigiama composto da pantaloni corti e maglietta di tre taglie più grossa, i capelli che sembrano un nido di un cuculo sul quale qualcuno ha appena volato, e due borse sotto gli occhi che farebbero invidia a quelle di papà Fenrir.

Sulle poltrone e per terra innanzi al fuoco noto i corpi di quei derelitti dei miei compagni di casa. Tra i cadaveri alcolici noto anche Draco. E' disteso a pancia in su e un rivolo di bava gli pende da un lato della bocca.


Che ho fatto di male per vedermi certe scene di prima mattina?


Estraggo la bacchetta dal retro dei miei pantaloni e la punto sulla fronte di mio cugino.


Oh, DuBals, degna figlia di tua madre e tuo padre...


Un fascio di luce si sprigiona dalla mia bacchetta e qualche istante dopo sono imbambolata a fissare il mio malefico operato, trattenendomi dallo scoppiare a ridere.

Sulla fronte di Draco, a chiare lettere è apparsa la seguente scritta: I kissed Pottah and I liked it. Inoltre, siccome sono maledettamente sadica, faccio apparire una corda e lego quel fesso di Malfoy tra Crabbe e Goyle in una posizione alquanto compromettente.

Faccio per svignarmela per andarmi a godere la mia meritata colazione, quando sento qualcuno provenire dai dormitori maschili.


Brava DuBals. Hai voluto strafare e ora ti sei fatta scoprire. Un vero genio del crimine.


Mi lancio sulla poltrona libera nello stesso modo in cui un giocatore di rugby si getta oltre la linea di meta, afferro un libro e assumo un'aria innocente da io non ne so nulla e se c'ero dormivo, nella speranza che l'intruso sia ancora sotto i fumi dell'alcol selvaggio e dell'erba pipa rubata a Dumbledore.


“Sei pessima.”


Alzo lo sguardo e noto che l'intruso è Blaise. Lo vedo avvicinarsi con circospezione al trio legato stile salamelle, per poi voltarsi verso di me.


Maledetto. Così non vale.


Mi basta incrociare i suoi cangianti occhi che riflettono la luce del lago che timidamente penetra dalle finestre, per perdermi in quelle polle di meraviglia marina, e sulla mia faccia si legge chiaramente a caratteri cubitali con tanto di grassetto e sottolineatura: sì sono stata io e me ne vanto.


“Lo sai che se si sveglia e scopre che sei stata tu a fargli questo scherzetto, hai finito di vivere?”

“Che vuoi che mi faccia? Lo va a dire a paparino?”

“Vinci un biglietto di sola andata per casa Chioma fluente e zazzera dorata.


Come se non passassi già abbastanza tempo a casa Malfoy.


“Comunque...”
Mi osserva in silenzio e con la grazia di un felino con l'atrosi, si lascia cadere seduto sulla poltrona accanto alla mia.

“Comunque sei un genio!”

“Parli con me?”

“No, col fantasma di Salazar! Certo, che sto parlando con te. Non vedo l'ora di vedere le loro facce. Ti sono rimasti ancora dei pop corn?”


Alzo il braccio con una pigrizia degna di un bradipo e gli indico la ciotola sul tavolo al centro della sala, contenente dei rimasugli del festino di ieri sera.

Zab si alza e va a procacciarsi il cibo.


“Abbiamo un problema da affrontare, se ti ricordi.”

“Veramente stavo facendo finta di nulla.”

“Sei una donnetta.”

“No, si chiama solo amare alla follia la propria pellaccia e non avere voglia di metterla a rishio per andare a caccia di un pupazzo con folli rivendicazioni sindacali.”


Gli rubo un paio di pop corn e glieli tiro addosso come punizione, quando sento uno strano rumore fuori dalla sala comune.

“L'hai sentito anche tu?”

“Era il mio stomaco.”

“Donnetta.”


Lascio Zabini al suo appuntamento galante con la colazione e da brava donna intrepida mi lancio all'avventura. Esco dalla sala comune e, solo a metà strada, mi rendo conto che sono ancora in pigiama.

Oh beh, mal che vada penseranno che sono ancora travestita per Halloween. Del resto avevo detto o no che mi sarei vestita da me stessa in pigiama? Ecco, ho solo prolungato i festeggiamenti.

Io non dico mai bugie. Papà Fenrir mi ha insegnato a dire sempre la verità.


Chissà se Fen ha passato un Halloween orripilante, raccapricciante, molto rosa e molto fluffoso.


Raggiungo il corridoio principale e trovo solo Peeves intento a cantare canzoni sconce come al suo solito. Questa volta sta dando sfoggio della serie dell'Osteria. Riesco solo a percepire alcuni pezzi del capolavoro canoro.


Osteria numero venti. Paraponziponzipò. La MacGonagall non ha i denti...


Quel fantasma è un genio incompreso.

Proseguo ridacchiando, quando ad un tratto noto una classe con la porta semi aperta e la cosa mi insospettisce. Le porte sono sempre chiuse. Dumbledore soffre di cervicale cronica, fulminante, lampante e ruspante, quindi ogni sera, prima di andare a dormire, si fa una paseggiata per il castello per controllare che non ci sia nemmeno un filo d'aria selvaggia che abbia il coraggio di entrare ad Hogwarts senza permesso.

La Mac ci ha provato a fargli capire che un castello di mille anni, su una collina, nel mezzo di una Glen scozzese, dove il vento tira... eccome se tira... è impossibile. Così gira voce che il Natale precedente, la professoressa Sprout si sia messa a fare a maglia tanti piccoli serpenti imbottiti da mettere attorno alle porte.

Hogwarts adesso ospita anche un favoloso reparto di geriatria. Non ve l'avevo detto?


La porta!

La porta aperta!

Quale mistero si nasconde?

Sarà un caso per la signora Fletcher?


Con passo felino e destrezza di un elefante sulle pattine, mi avvicino alla porta e infilo la testa nella stanza.

Quando ad un tratto sento una mano sulla mia spalla.


Merda!

Al diavolo i francesismi! Se è la Mac sono nei casini. Se è Gnappo, posso anche recuperare il mio testamento dal notaio. Per la gioia di Bella.


“Blaise!!!”

Gli mollo un pugno sulla spalla. No, non sono fine.

“Ti ho spaventata?”

“No, guarda ho perso dieci anni di vita per sport!”


***


“Gnappo, non mi importa. Lo stipendio non te lo posso aumetare. C'è la crisi, i bond tedeschi non vanno d'accordo con il Bond britannico. Litigano tutto il tempo e alla fine vai a fare la spesa e scopri che la tua marca preferita di bacon è aumentata di ben cinquanta centesimi, il Ministero non ci fornisce più nemmeno le penne per scrivere e le devo andare a rubare alla Gringott con la scusa di fare un versamento.”

Gnappo estrae una cartella voluminosa dall quale recupera alcuni fogli.

“Questo è il contratto dell MacGonagall. Risulta che l'anno scorso le hai aumentato lo stipendio mensile di ben duecento sterline. E perchè Snape può avere il suo set deluxe del piccolo chimico? E per quale motivo è Hogwarts a pagare le multe per eccesso di velocità a Madame Hooch? Inoltre, Dumbledore, il permesso di soggiorno di Hagrid è scaduto da ben vent'anni ed è nel paese illegalmente.”

Dumbledore afferra le scartoffie con un gesto di stizza.

“Che cosa vuoi?”

E sul volto di Gnappo si staglia un sorriso di vittoria.

“Il mio aumento, un contratto permanente, malattia e ferie pagate e il permesso di mangiare un bambino al mese. Sai, ho una reputazione da mantenere. E siccome sono buono, potrei anche dirti che fine ha fatto la figurina...”

“Affare fatto. E per i bambini, cerca di mangiare solo i Tasso... Tasso... Tassomatto. No, Tassozero.”

“Tassorosso?”

“Ecco! Loro. Nessuno si accorgerà della loro mancanza. Sai, i Corvonero potrebbero iniziare a fare domande e alla fine ti convincerebbero che è sbagliato. Coi Serpeverde dovresti parlare prima coi loro avvocati e i Grifondoro mi servono per regalare punti inaspettati e immeritati alla fine dell' anno.”

“Va bene... va bene...”

“Ora la mia figurina.”

“Ovviamente non è in mio possesso. Ma ti posso dire che c'è qualcuno del tuo staff che ha una folle passione per i giocatori di Quidditch.”

“Dammi almeno un indizio.”

“Te l'ho appena dato.”

E Gnappo abbandona la stanza gongolante e fiero del suo operato. Ha ottenuto il suo contratto e il suo lauto pasto mensile.

Il mondo improvvisamente è di nuovo un bel posto dove vivere.



***


“Muoviti.”
“Ehi, piano con le gomitate!”

“Muovi il culo, Zabini! Gnappo sta arrivando!”

Afferro Blaise per il braccio e lo trascino velocemente lontano dalla stanza.

“Hai sentito?”

“Chi pensi che sia?”

E mentre i nostri cervelli si mettono in moto nel vano tentativo di capire chi possa avere rubato la misteriosa figurina, le nostre gambe e i nostri stomaci ci conducono, contro la nostra volontà, verso la Sala Grande, dove, molti dei cadaveri post Halloween hanno iniziato a fare le loro apparizioni.

Draco incluso.


“Questa me la paghi!”

A passo di marcia avanza verso di me, seguito da Pansy, Crabbe Goyle e...

Voi non ci crederete...

Trattenetevi, perchè questa potrebbe essere la notizia del secolo.

Pottah.

Sì, proprio lui. La Sfiga in persona insieme a Draco.

“Bel tatuaggio che hai in fronte.”

“Oh, ma guarda, anche il tuo amichetto ne ha uno identico. Siete così teneri.”


Lo so a cosa state pensando, ma non sono stata io. Sfogarmi su mio cugino è divertente. Ma su Pottah non c'è gusto. Insomma è uno scherzo della natura su due gambe dalla nascita, perchè infierire?


“Immagino che tu non ne sappia nulla, vero?”

“Lo sai che papà Fen mi ha insegnato a dire sempe la verità. Ergo, se ti dico che non sono stata io, significa che a Hogwarts c'è qualcuno con un favoloso senso dell'umorismo.”


Mi volto leggermente e noto Blaise che se la ride sotto i baffi.

E mi nasce un pensiero malsano.

Non può essere stato lui a scrivere la frase a Pottah. Non ha mai lasciato la stanza.

Eppure quel ghigno...


Sposami!

DUBALS!! Contegno!!


“Io ve lo dico sempre che il Risiko magico alcolico fa male...”

E Zab scoppia a ridere sonoramente, piegandosi in due, senza nemmeno la decenza di mostrare un po' di contegno o supporto morale per l'amico così brutalmente sfregiato.


Sfregiato!

L'avete capita la battuta?

Draco è sfregiato.


“Dove eravate voi due ieri sera? Non siete venuti alla festa e non vi si è visti per tutta la serata da nessuna parte nella scuola.”

E sulla faccia da schiaffi della Parkinson si staglia un perverso sorriso.

Pansy, spera solo che non confessi a Fenrir che ami vestirti da fatina rosa, perchè potrebbe essere la tua fine. Lui ama le fatine. Se sono rosa ancora meglio.

Ad un tratto noto che i vari componenti del gruppo estraggono le loro bacchette all'unisono.

E la spiacevole sensazione di sentirmi come una Babbana in trappola inizia a farsi strada in me.

“DuBals...”

Zabini mi strattona il braccio, nella speranza di farmi capire che è ora di battere la ritirata.

Ma che ci volete fare, sono anche figlia di Bellatrix, e la follia l'ho ereditata tutta da lei.

Ho provato a esporre un reclamo al dipartimento dei figli scontenti del proprio patrimonio genetico, ma la mia domanda è stata respinta.


“Non avete scampo!”

“Oh, Sfreggy, mi hai fatto morire di paura.”

Gli rido in faccia e, con un incantesimo non verbale degno di uno studente del settimo anno, trasformo le loro facce in un campo di battaglia colpito da un'orda di brufoli imbufaliti.


“E' sempre un piacere bacchettarvi.”

Mi esibisco in un inchino e corro via insieme a Blaise, prima che il gruppo di mummie abbia il tempo di inseguirci.


“Da quando sei in grado di fare incantesimi non verbali?” mi domanda Zab, una volta al sicuro in un angolo deserto della biblioteca.

“Le gioie di avere Bellatrix come madre. Impari ogni tipo di incantesimo difensivo ancora prima di camminare. E impari a farlo tenendo la bocca chiusa.”


Ancora quel sorriso.

E poi il signorino innanzi a me decide di fare qualcosa di molto inaspettato.

Avanza lentamente verso di me, fino a quando la mia schiena non è bloccata contro uno scaffale. Appoggia le mani contro i libri e infine mi bacia.

Blaise si è dato agli sport estremi e ha deciso di far fare alle sue labbra, bungee jumping contro le mie.


O, Salazar...


Infine ha pietà di me e si stacca, mentre il mio cervello manda un messaggio di emergenza al pronto soccorso ormonale. A quanto pare c'è stato un suicidio di massa. Poverini, non sono abituati a lavorare così tanto.


“E questo cos'era?” domando, cercando di suonare il più offesa possibile.

Peccato che sua maestà non mi stia nemmeno asocltando. Con l'espressione di una sogliola depressa fissa lo scaffale innanzi a sé.

“DuBals, guarda!”

Mi volto e osservo il titolo del libro che Zabini mi sta indicando: Raccolta di figurine del Quidditch: dalle origini ai giorni nostri.


Afferro il volume e inizio a sfogliarlo avidamente e noto che la maggior parte delle pagine sono complete.

“E' un indizio.”

“Shhh.”

Blaise mi fa segno di zittirmi e pochi istanti dopo ci ritroviamo nascosti sotto un tavolo ad una distanza fin troppo ravvicinata.


“Signora Pince!” urla una voce misteriosa di una persona a pochi passi da noi. Da sotto il tavolo non riusciamo a vederla in viso, ma è una donna. Peccato che nessuno di noi due riesca a collegare la voce ad un viso.

“Signora Pince! L'altro giorno ho lasciato per sbaglio un libro su questo scaffale. Ed ora è sparito.”

“Se è sparito è perchè quello non era il suo posto! Nessuno che ha più rispetto per i libri. Questa è una biblioteca, non un negozio per sbarazzarsi di cianfrusaglie.”

“Quel libro è importante.”

“Allora non doveva lasciarlo in giro! Ed ora fuori, la biblioteca è chiusa. E io rischio di fare tardi per la mia telenovela preferita.”


Attendiamo fino a quando i passi non sono del tutto svaniti per riemergere dal nostro nascondiglio.

“Hai capito chi fosse?”

“No, non sono riuscito a riconoscerla. Non è una voce famigliare...”


Getto nervosamente il libro sul tavolo e si apre in una pagina segnata da un orecchia nell'angolo in alto a destra. Chiaramente qualcuno ritiene quella pagina più importante delle altre.

Faccio per richiuderlo quando il mio occhio scappa su una casella in particolare. E sotto un nome circondato da un numero alquanto inquietante di cuoricini.

“Non so se è un indizio, ma questa figurina potrebbe essere un'ottima candidata per essere la ricercata...”


***



“Signor Gnappo...”

Una figura incappuciata si inginocchia innanzi al pupazzo che se ne sta bellamente svaccato davanti al caminetto sul divano della sua nuova stanza e si gusta un frappé alla fragola con tanto di ombrellino rosso.

“Hai recuperato il libro?”

“Mio Signore...” la figura fa un attimo di pausa “il libro è sparito.”

“FUORI!!” urla il pupazzo alzandosi di scatto.


La misteriosa figura abbandona la stanza in tutta fretta, mentre il gustoso frappé ha uno scontro ravvicinato con la porta.


“Ho pure sprecato il mio favoloso frappé!!”

Gnappo si fa cadere stancamente sul divano.

“Che faticaccia fare i cattivi...”