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Era stata lieve, la posa by Keyra
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Era stata leggera, la posa.

Un angolo delle labbra di Harry si piegò, mentre camminava.

Appena accennato, ma sicuro, il gesto.

Aveva restituito la vecchia gentilezza.

Le dita sottili si erano nascoste fra le pieghe del giubbotto nero.

Si aggiustò la sciarpa al collo, i brividi dei ricordi gli scivolavano via dalle tempie.

Su quel grosso braccio, un tocco sentito e ponderato.

La mano si riscaldava nella tasca, fugando gli ultimi freddi.

Erano occhi acquosi, grandi, di una vacua intensità. Sgranarono ancor di più, le ciglia quasi sfioravano sopracciglia cespugliose. Le labbra strette, del morbido incresparsi, pian piano si erano staccate, così indistintamente che la pelle inferiore ancora rimaneva ad accarezzare il labbro superiore, e si erano schiuse in un piccolo, imperfetto cerchio, da cui effluiva un’atterrita, inesperta meraviglia.

Il sorriso di Harry continuava a disegnarsi sul suo viso. Avrebbe scritto i prossimi auguri di Natale a una persona in più.

Sorpreso, inebetito, le guance di Dudley avevano allargato i pori e bruciavano, nel gelo d’inverno. L’ispida barba poco riusciva a nascondere il rossore, e la mano dalle unghie incarnite la pettinava e toccava in modo nervoso, meccanico, quasi a scatti, come a cercar di freddare quel calore fastidioso e improvviso; e ancora, ancora la grossa mano scivolava e grattava la guancia, e questa sempre s’abbandonava al purpureo imbarazzo, vittima indifesa di quel, si potrebbe dire, ibisco di stupore.

Era una piacevole emozione, il sollievo.

Ecco come si erano fermati, rallentando sempre più i loro passi; ecco come l’uno guardava e non guardava, abbassava gli occhi e li rialzava, cercando un certo appoggio, annuire, un consenso, un accordo; ecco come l’altro respirava piano, profondamente, ritto e immobile, come una quercia appena nata a cui è già stata insegnata la robustezza, ecco come fissava, suo malgrado, ubbidendo all’inconscio, a una volontà incompresa, carpendo ogni espressione di quel viso, barcollando per i ricordi, disposto a una nuova possibilità.

Avrebbe avuto una buona storia da raccontare.

Dudley era stato dolcemente invidioso di quell’immobilità. Si sforzò di imitarla, cacciando le mani dalle tasche e stringendole in un pugno, le braccia le unì ai fianchi, la gamba alla gamba, con forza, strette, rigide: così si sarebbe sostenuto. Poi si era schiarito la voce, e poche parole uscirono, poche e rauche, timide, turbate più che speranzose: “Ti ricordo.”

Harry incominciò di nuovo a sentire freddo. Sbuffò lieve nuvolette gelate.

Harry aveva abbassato il capo, allora, a quella frase. Quasi un inchino, grato. Non più poté incrociare lo sguardo. E sì, sorrise, avvicinandosi a lui, tendendo la mano un po’ così, cauto, appoggiandola al braccio intorpidito, premendo con le dita, prima di andar via.

Era stata leggera, la posa.