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Sempre puro by Keyra
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nota dell'autore:
Non ridestare la serpe, potrebbe non sapere in quale direzione allontanarsi. (P.B. Shelley)  

Ho conosciuto Regulus nell’ombra e nella polvere.

Il suo viso era smunto e la corporatura, seppur agile, era magra e poco virile, di un fuscello poco fortificato dal sole, in balia dei soffi di vento e dei lamenti delle acque. La chioma di corvo incorniciava quel viso austero, dalla bocca sottile e gli occhi di pece, cacciatori di movimenti, veloci, abili a scrutare lontano.

Ciò che Regulus Arcturus Black aveva sempre cercato nella sua vita, muovendosi con fierezza ed eleganza, era il bagliore e l’ebbrezza dell’alto.

Nella sua giovane età, quando la pelle delle mani era ancora morbida e la voce mai roca, strinse forte quella scopa che rapida fendeva l’aria, lo faceva sfrecciare con tanta velocità da bruciargli il viso, traballare in un precario equilibrio a metà fra la terra e il cielo, e cadere più volte sulla terra pungente, bagnata di pianti di gioia e sudore.

Fu Cercatore dei Serpeverde a Hogwarts, il ruolo del falco e della decisione: la vittoria d’oro gli danzava attorno e lo scherniva, e lui incantato dalla gloria e dalla fama partiva al suo inseguimento, senza riflessione né gemiti, un braccio teso all’infinito, le vene del collo tirate, i denti digrignati.

Quante volte il pensiero della vittoria lo deformò.

Il secondo bagliore invece fu la purezza della scaglia e della stella: il suo cammino era sempre diretto verso la nobiltà del nome e l’orgoglio della dinastia; mai si curava dei rovi di superbia che fuoriuscivano dal suolo, dello sporco disprezzo che lo contaminava, dell’astio verso la mediocrità che lo succhiava dall’interno dell’animo.

Così come striscia il serpente, senza mai guardarsi indietro, così Regulus procedeva sibilando, lo sguardo vispo e iniettato d’alterigia, memore della brillantezza di Regolo, la più visibile della costellazione leonina.

Così, giacché l’accecamento incupisce la strada, egli si trovò all’ingenua e mal vissuta età di sedici anni nello schieramento dei Mangiamorte, coloro che assicuravano sangue sempre puro, diritti dei nati liberi, difesa della grande, potente, nera magia.

Quel che so di lui, in quel periodo di nebbia, è poco.

Posso solo immaginare cosa subirono quelle iridi viziate al bell’aspetto, quel cuore tanto custodito nella grande casa, quella voce che tanto mutò fino a spegnersi, sempre più fioca, sempre più debole.

A lui furono spezzate le stagioni, fu strappata via quella bieca vista d’amore che soffiava sul mondo: egli era con gli altri, e si sentiva solo; egli era in silenzio, e ne provava terrore; egli tremava, e si straziava la vita.

Io posso ricordare solo il terzo bagliore, quello delle sue pupille imbevute di follia. Egli bevve e si bagnò il mento dell’acqua verde e avvelenata, si spinse fin dentro la gola arida l’umiliazione e il pentimento. Scambiando i due medaglioni luccicanti, fu come se scambiò tutta la sua passata vita per un momento migliore.

Le ultime parole le rivolse all’elfo che salvò, un ultima domanda di perdono.

Regulus, inerte, si lasciò trasportare giù nell’abisso nero da Inferi e mani morte, con tanta paura ma troppa stanchezza per provarla.

Io ricordo Regulus Black perché in punto di morte ha saputo brillare.