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Death, my old friend by TomteNadia
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Death, my old friend

Death, my old friend

 

 

 

Sometimes I arrive too early,

I rush,

and some people cling longer

to life than expected.

[The book thief — Markus Zusak]

 

 

Dovete sapere  che esistono diversi tipi di anime.

Nel corso dei secoli ne ho viste di svariati generi ma vi confesso che le mie preferite sono quelle dei disperati.

Proprio come quella della protagonista della storia che sto per narrarvi.

Un’anima disperata, irrequieta.

 

La sua strada ha incrociato il mio cammino qualche mese addietro e fin dal primo istante ho capito che lei sarebbe stata uno dei miei trofei più preziosi.

Oh, badate bene non è stato facile ottenere la sua anima.

Con quelle irrequiete non lo è mai ma non mi tiro indietro davanti ad una sfida così interessante.

Non ho fretta.

Ho tutto il tempo che desidero.

L’eternità intera.

 

Il suo nome era Merope Gaunt.

Mi chiamò per la prima volta in estate.

La giornata era calda e afosa e la mia meta era una casetta dispersa nella campagna inglese.

Al mio arrivo venni accolto da delle urla.

Una discussione famigliare.

Entrai nella casa e raggiunsi il salotto.

 

“Mi hai ingannato, piccola sgualdrina che non sei altro!”

L’uomo urlava contro un’esile figura accovacciata in un angolo contro il muro.

La donna tremava. Avrebbe potuto difendersi. Era una strega. Sarebbe bastato un semplice incantesimo e avrebbe potuto vendicarsi.

Ma Merope quel giorno non mosse un dito.

“…fallo per tuo figlio…” furono le uniche parole che riuscì a pronunciare.

“Per quanto mi riguarda, tu e l’abominio che ti porti in corpo, siete morti e sepolti.”

E abbandonò la stanza.

Per non tornare mai più.

 

E quello fu anche il giorno in cui Merope disse addio alla magia.

Niente più incantesimi.

Nemmeno se a rischio ci fosse stata la sua vita o quella di suo figlio.

 

In quel istante la sua anima andò in pezzi. Divenne incostante, tormentata.

Divenne mia.

Tuttavia decisi che non era ancora tempo di accoglierla tra le mie spire.

No, si stava arrendendo troppo facilmente.

Così attesi, mi godetti lo spettacolo attendendo con ansia il momento in cui Merope avrebbe raggiunto il punto di non ritorno.

L’abisso.

Perché ci sarebbe arrivata.

Dovevo solo attendere.

 

E fu così che diventammo amici, se così ci si può definire.

 

I mesi passarono, l’inverno era oramai alle porte e la gravidanza della ragazza era entrata nella fase finale.

Si trascinava per le strade di Londra, visibilmente stanca e provata. Un fantasma tra i vivi, in attesa della fine.

Per qualche mese riuscì a procurarsi qualche pasto decente aiutando un’anziana signora che gestiva una drogheria  in uno dei tanti quartieri poveri di Londra.

 

“Merope,” l’anziana signora l’aveva chiamata al bancone “questa è la tua paga per tutto il mese. Non è molto, ma gli affari non vanno bene. Ho deciso di chiudere e riposare finalmente le mie stanche ossa.”

La ragazza afferrò i pochi spicci mormorando un timido grazie e uscì dal negozio.

Si avvolse più che poté nel mantello e si incamminò per le strade innevate senza meta.

Non aveva dove andare.

Raggiunse un parco a fatica e si lasciò cadere seduta su una panchina.

 

E quella sera sentii nuovamente il suo richiamo.

E fui tentato.

Ma tutte le volte che provavo ad avvicinarmi, a farmi più certa, mi pregava sempre di aspettare.

“Ancora un paio di mesi. Solo un paio di mesi.”

Implorava me, Morte, di attendere.

 

 

E infine giunse il Natale.

Quella sera nevicava incessantemente e Merope vagava per le strade avvolta solo in miseri stracci che ben poco la riparavano dalle intemperie.

Era allo stremo delle forze.

Ma non ci stava ad arrendersi.

 

Le anime irrequiete sono sempre le più difficili da ottenere.

Ma prima o poi crollano anche loro.

 

Era entrata in un tetro negozio, decisa a giocarsi l’ultima carta per la sopravvivenza.

Estrasse un medaglione dalla tasca del mantello ormai consunto. Il medaglione di Salzaar Slytherin che aveva rubato dalla sua casa paterna prima di scappare.

Il vecchio padrone del negozio osservò l’oggetto con circospezione “Ti posso dare dieci galeoni.” Affermò, ben conscio che il medaglione che teneva tra le mani aveva un valore incommensurabile.

Ma Merope non sembrò curarsene.

Aveva solo disperatamente bisogno di qualche spiccio.

 

I giorni passarono e presto fu la vigilia del nuovo anno.

Era seduta su una panchina dentro ad un cimitero quando mi rivolse la parola.

“Promettimi di prendere solo me. Non mio figlio. Non lui.”

 

Mi avvicinai.

Sentii la sua anima fremere al mio tocco, quasi volesse sfuggirmi.

Era mia.

 

E in quel istante Merope si piegò in due urlando di dolore.

Lentamente si trascinò per le strade deserte sfidando la bufera di neve che si stava abbattendo sulla città da ore.

Raggiunse il portone di un orfanotrofio e, con le poche energie che le erano rimaste, bussò.

 

Non mio figlio, ti prego.

 

In un angolo della stanza osservavo al miracolo della nascita.

La Morte spiava di nascosto la sua nemesi: la vita.

 

“Mi aiuti, la prego…”

Merope si appoggiò allo stipite esausta, avvolgendo il pancione con una mano.

“Santo cielo!” urlò la donna rendendosi improvvisamente conto della situazione. Lasciò che la giovane ragazza si appoggiasse a lei e la condusse verso l’infermeria.

“Tu e il tuo bambino siete al sicuro qui.”

 

Era passata quasi un’ora da quando Merope era arrivata all’orfanotrofio.

Mancava poco ormai.

“Ancora qualche spinta ed è fatta.” continuavano a ripeterle le due donne che si prendevano cura di lei.

Ma Merope era stanca.

E infine il vagito del bimbo si propagò per tutto il palazzo.

E per un momento fu felice.

Per un breve e fugace istante, osservando suo figlio, pregò quasi che la Morte non fosse lì ad attenderla.

 

Sto arrivando. Ho mantenuto la mia promessa.

 

“Spero che assomigli a suo padre.” sospirò Merope, lasciandosi cadere distesa sul letto ormai completamente drenata dalle forze.

“Tom…” riuscì ad aggiungere “Voglio che si chiami Tom, come suo padre e Marvolo come il nonno.” il respiro ormai rallentato “Riddle. Il cognome è Riddle.”

 

Non sbaglio mai sulle anime tormentate.

E in quella fredda notte di Dicembre, Merope divenne il mio trofeo più prezioso.

 

 

 

 

 

And the he greeted Death as an old friend.