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Una brezza lieve by ferao
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nota dell'autore:
Era - credo - il 2007 quando pubblicai per la prima volta questa storia su Fun Fiction. Postai una decina di capitoli e contemporaneamente iniziai a pubblicarla altrove, poi passai un periodo lontana da HPQuiz e dalle fanfiction in generale. Nel 2009 ripresi questa storia, la cancellai e iniziai una seconda stesura riveduta e vagamente migliorata; eseguii però questa operazione solo nell'altro sito in cui pubblicavo. Riscrissi i primi nove capitoli, e poi un altro lungo stop.
Nel 2011 finalmente l'ho ripresa in mano, e nel febbraio 2012 l'ho terminata. Ora, finalmente, la ripropongo anche qui, nel mio archivio d'origine dove tutto è iniziato.

Molte persone tengono a questa storia, io in primis. Tuttavia sono ben cosciente dei suoi limiti e dei suoi difetti; i primi capitoli, ad esempio, sono molto diversi per stile e contenuto dagli ultimi, perché nel frattempo avevo acquisito esperienza e migliorato il mio modo di scrivere. Ad ogni modo, spero che troverete comunque godibile l'intera storia - che, vi avviso, sarà lunghetta.

Buona lettura!

Solo



"FALLITO." 
Uff... il solito biglietto anonimo.
Pochi caratteri in stampatello maiuscolo, scritti con una calligrafia che voleva essere anonima e sembrava invece infantile.
Bah.
Prese il pezzo di pergamena, lo tenne tra le dita guardandolo ancora un momento, poi lo appallottolò e lo gettò nella stufa accanto alla scrivania.
Mentre guardava la carta contorcersi nel vano tentativo di sottrarsi alla fiammella, una risata senza allegria salì alle sue labbra.
Chi, guardando il suo ufficio, il suo posto di lavoro nel Ministero, gli sguardi delle segretarie, avrebbe potuto considerare Percy Weasley un fallito?
Doveva essere uno dei soliti scherzi dei gemelli. E dire che era stato molto attento a non avere più rapporti con nessuno della sua famiglia; le innumerevoli lettere che riceveva venivano cestinate non appena vi intravedeva la calligrafia della madre o di uno dei suoi fratelli. Non desiderava sentirsi accusato, o peggio compatito. Non ne aveva bisogno.
Comunque, non ci voleva pensare ora. Guardò la pila di scartoffie sulla sua scrivania: ormai, chiunque avesse un problema da qualunque reparto del Ministero gli mandava un gufo chiedendogli un parere o una mano. Che noia…
Si tolse gli occhiali, concedendo a se stesso un minuto di riposo. E fa' che nessuno rompa proprio adesso…
- Mi scusi, signor Weasley...
Come non detto.
- Signore...
- Dimmi pure, Minnie.
La piccola segretaria coi capelli biondi stava sulla porta; ormai non aveva nemmeno più bisogno di bussare. Percy la fissò un momento, cercando di ricordare il motivo per cui, più di due mesi prima, si era ritrovato nel suo letto. Semplice noia, forse.
Forse aveva solo voglia di fare qualcosa che non fosse tornare a casa da Penelope.
Doveva essere qualcosa del genere, perché non gli riuscì proprio di ritrovare, nella strega minuta, timida e priva di curve che aveva davanti, nemmeno un grammo della donna con cui aveva tradito la sua compagna di allora.
Ancora con questa storia, Perce… Lascia perdere…
- Ci sarebbero quei curricula da visionare, se ha tempo...
Ottimo. Scartoffie da cestinare. Sicuramente molto più interessanti del dibattito sulla liceità della sperimentazione di pozioni guaritrici sui nani da giardino.
- Va bene. Portameli pure adesso.
Percy osservò con quanta costanza la piccola segretaria bionda cercasse di far compiere nuovamente il miracolo di quell'unica notte. Era piena di attenzioni per lui, si dava sempre da fare per mettersi in mostra, e arrossiva quando le diceva "Ben fatto, Minnie". Percy, però, era sempre pronto a spegnere le sue speranze con un'occhiata gelida o un gesto secco.

Da quando Penelope se n'era andata, tutto era diventato come un limbo denso e nebbioso, dove le donne erano il suo ultimo problema.
Per due settimane stette male, come non era mai stato in vita sua. Male nel corpo e nell’anima; una specie di abbattimento, unito al presentimento di non potersi più rialzare. Fu il momento in cui sentì più forte che mai la tentazione di cercare i suoi; rimase però solo una tentazione.
Per la prima volta non era riuscito a concentrarsi completamente sul suo lavoro. Era distratto, irascibile, intrattabile. 
Andò in ufficio con la barba lunga, le vesti messe alla bell’e meglio, tanto non devo piacere a nessuno, chi se ne frega…

Il limbo durò quattordici giorni.
All’alba del quindicesimo giorno, si risvegliò accorgendosi di non aver pensato a Penelope nemmeno per una volta, quella notte.
Si alzò da letto guardando la sua stanza, e pensò che doveva metterla in ordine. Si prese tutto il tempo del mondo; senza usare la magia, ripiegò con cura gli abiti che aveva accumulato sulla sedia vicino al letto, poi si fece la doccia e tagliò via la barba.
Si pettinò, e riuscì di nuovo a guardarsi nello specchio senza sentirsi colpevole.
Tutto tornò normale, tranne una cosa.
Non voleva più toccare una donna.

Sbuffò, mentre la ragazza, senza smettere di fissarlo, appoggiava la pila di curricula sul suo tavolo ed usciva lentamente dalla porta, come se sperasse di essere richiamata da un momento all'altro.
Il pensiero di andare di nuovo con lei gli ispirava solo un sentimento: tristezza. Non lo avrebbe mai creduto possibile, eppure era così.
Costrinse se stesso a non pensarci, tuffandosi nella montagna di fogli davanti a sé.
"È incredibile come tanta gente dia importanza a un lavoro pesante e totalmente privo di utilità come l'archivista. Non posso credere che la comunità magica sia arrivata a un livello tale in cui ci si possa ridurre a cercare un lavoro qualsiasi, anche pessimo, pur di avere un posto sicuro. Non si dovrebbe vivere così, alla bell'e meglio, non è giusto..."
Intanto i fogli volavano sul lato sinistro della scrivania. Perché, anche se non c'era bisogno di un M.A.G.O. particolare per controllare e archiviare i fascicoli del Ministero, non si poteva nemmeno essere totalmente privi di una qualsiasi istruzione o esperienza, o peggio, averne in altri campi.
Mentre la sua segretaria fingeva di lavorare, Percy respinse: tre specialisti di Erbologia (confonderebbero un documento con una mandragola), un ex giocatore di Quidditch (vista l'ortografia, non sa nemmeno il significato del verbo scrivere), una giovane che aveva studiato per fare la veterinaria (bau bau), un magonò (Come farebbe ad arrivare in ufficio tutti i giorni? Abita in Irlanda!) e un ragazzo che non aveva completato gli studi ad Hogwarts (no comment).
Scartati tutti questi, gli rimanevano davanti quattro curricula. I posti erano solo due, quindi pensò che avrebbe dovuto fare un colloquio con questi che gli erano rimasti. Chiamò Minnie, le fece mandare un gufo a tutti e quattro i candidati, poi guardò l'orologio e capì che la sua giornata era finalmente finita.
In teoria.

In pratica sarebbe rimasto in ufficio, come al solito.
Non avrebbe sopportato di tornarsene nel suo appartamento a cenare. Da solo.
Non voleva annoiarsi a casa. Da solo.
Non voleva ripiegare su un buon libro. Da solo.
Non voleva chiudere gli occhi e ritrovare Penelope, la sua Penelope in sogno, inseguire il suo profumo e perderlo, e ritrovarlo e stringerla e guardarla, risvegliandosi subito dopo e ritrovandosi sulla sua, sulla loro poltrona.
Da solo.
Si risvegliò solo quando sentì Minnie radunare le sue cose per andarsene. E tutt'ad un tratto, l'idea di andare di nuovo con lei non gli faceva più molta tristezza.