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Penna e calamaio di Burton Mcnroy by Nevil longbottoM
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Erano da poco passate le quindici quando, entrando di corsa nella sala comune, Harry mi urlò “Lo so, sono in ritardo, prendo la divisa e arrivo”. 
Io stavo seduto sulla poltrona rossiccia che dava sulla finestra, con il borsone dell’allenamento appoggiato sul tappeto, aspettando Harry. Quando finalmente questo scese dal dormitorio eravamo già in ritardo di dieci minuti e dovevamo attraversare ancora tutto il castello, scendere alla rimessa delle scope e poi schizzare al campo. Nel tragitto ci scambiammo pareri sul nuovo metodo di allenamento di Baston, quattro allenamenti a settimana da quarantacinque minuti l’uno.
"Ciao Baston!" gli dissi con entusiasmo.
"Ciao Burton, sei in ritardo,come al solito” fece il ragazzo con tono deciso.
“Scusa, è colpa mia” intervenne Harry, con ancora il fiatone per la corsa. “Dai, iniziamo. I gemelli ci stanno già aspettando in campo e Angelina è già abbastanza infuriata per i compiti assegnati dalla McGranitt”.
Arrivammo in campo con il sole ancora caldo e alto verso l’orizzonte, provammo molti schemi e giocate veloci insieme ai gemelli che battevano i Bolidi come se fossero palline da tennis. Quando finimmo, il cielo si era fatto più roseo e la temperatura cominciò a scendere. Ritornammo nello spogliatoio tutti sudati ma fieri del nostro allenamento; i gemelli erano riusciti a battere sedici Bolidi in un minuto sulla scopa e Angelina era così stanca che sembrava non pensare più alle duemila parole che avrebbe dovuto presentare il giorno dopo sulla scrivania della McGranitt. Harry era steso sul lettino e fissava il soffitto con sguardo perso. “Andiamo" gli dissi.
“Sì, certo” sussurrò, “prima portiamo le scope alla rimessa, non voglio portarle domani mattina”.
Finalmente in camera, gettai il borsone e mi buttai sotto la doccia. Scesi nella sala e trovai Ron disteso sul divano. “E’ pronto?”, gli chiesi.
“Sta arrivando, sta sempre leggendo qualche libro alla ricerca di questo Nicolas Flamel” rispose Ron.
“Ah già, è vero, adesso è fissato con i libri della sezione proibita”. “Eccolo, sta arrivando” ci avvertì Neville che era seduto poco più in là sulla poltrona accanto alla finestra.
Ron fissò Harry con sguardo storto. “Sono quindici minuti che ti aspettiamo, sarei potuto morire di fame “ affermò il ragazzo.
“Andiamo allora, visto che siamo tutti affamati” rispose prontamente Neville. Passammo dalla porta dietro il ritratto, poi salimmo le scale che ci portarono prima al terzo piano poi, finalmente, alla Sala Grande. Era quasi piena e trovammo fortunatamente un piccolo posto dove accomodarci.
Al nostro arrivo Hermione, che aveva la testa immersa in un libro talmente grande che  riusciva a malapena a tenerlo in mano, sorrise e mentre voltava pagina bofonchiò “Come al solito la combriccola è in ritardo, non è vero?”. Non appena finimmo di ridere, nei piatti apparve la tanto attesa cena e, non pensando più alla battuta della Granger, ci buttammo a capofitto sul cibo.